Ottobre 17, 2021

Robert Prosinecki. Chi ha iniziato a seguire il calcio tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha ben chiaro nella mente chi era. Il centrocampista modello, classe, talento, tecnica, visione di gioco, leadership. Stella internazionale, capacità di abbinare qualità e quantità.

Prosinecki nasce in Germania, da madre croata e padre serbo, giocherà nella Dinamo Zagabria e nella Stella Rossa, nel Real Madrid e nel Barcellona, è l’unico giocatore ad aver segnato in due Mondiali diversi con due nazionali diverse, nel 1990 con la Jugoslavia e nel 1998 con la Croazia. Giocherà ancora, in Inghilterra e in Belgio, e a fine carriera dichiarò: “Se non fosse per lo spritzer ì sarei stato il più grande calciatore del mondo. So benissimo che fumare non è certo il massimo per un atleta, ma in fondo è l’unico vero vizio che ho. … e poi nessuno vive più di cent’anni …”.

 

La carriera di Robert Prosinecki

 

La filosofia di Robert è semplice, difficile dargli torto. Inizia a giocare in Germania, allo Stoccarda, ma poi va in Jugoslavia, nella Dinamo Zagabria, il suo primo club. Blazevic, il Ct che porterà poi la Croazia al terzo posto nel mondiale ’98 con Prosinecki in campo, non era convinto. Il padre e lo zio si, lo fanno vedere ad un certo Dragan Dzajic, probabilmente il più forte giocatore jugoslavo di tutti i tempi. Lavora alla Stella Rossa e se lo porta via perché lo vede fare cose che, con i piedi, solo i campioni sanno fare. Nell’87, con la Jugoslavia, vince il Mondiale Under 20 in Cile, viene eletto miglior giocatore del torneo, ed il mondo inizia a conoscerlo.

 

Numeri e Gol di Robert Prosinecki in carriera

E’ giovane ma la Stella Rossa inizia ad affidarsi a lui. Dopo l’esordio in A con la Dinamo, con la Stella si prende il calcio jugoslavo e diventa uno dei protagonisti, nel 1989 fa il suo esordio in Nazionale e nel 1990 partecipa al Mondiale, anche se non nel ruolo da protagonista. Gli basta poco, però, perché riesce a mettere la sua firma sulla vittoria della nazionale contro gli Emirati Arabi (4-1 e un gol), anche se non scenderà in campo nella sfida con l’Argentina dei Quarti, con gli slavi fatti fuori ai calci di rigore.

Prosinecki e Stojkovic disegnano calcio, ma nel 1990 le loro strade si dividono, e sarà la stagione più importante della carriera del biondo centrocampista. E’ la grande stagione della Stella Rossa, della squadra di Savicevic e Pandev, di Robert in mezzo al campo con Jugovic e Mihajlovic. I biancorossi giocano un gran calcio, hanno talento da vendere, e Prosinecki è il faro di questa squadra. In Champions è un cammino perfetto, con il biondo centrocampista che sigla una doppietta con il Grasshoppers nel primo turno ed una rete ai Rangers nel secondo. Guida la squadra fino alla finale di Bari, dove c’è di fronte l’Olympique Marsiglia. Zero a zero con Prosinecki che si incarica del primo rigore dei cinque della lotteria finale, segna, e come lui fanno tutti gli altri per un titolo che rimarrà nella storia come l’ultimo conquistato da una squadra jugoslava e l’ultima Champions di un club dell’Est Europa.

 

Robert Prosinecki con la maglia della Croazia
Robert Prosinecki con la maglia della Croazia

 

Da lì a un mese oltre i Balcani scoppierà un conflitto interno durissimo, tanti se ne andranno ed anche per Robert è giunto il momento di confrontarsi con un grande club. Su di lui piomba il Real Madrid, non certo l’ultima arrivata. Non è un grande momento per le merengues, Robert sposa la causa e rimane nella capitale iberica per tre stagioni dove mette a segno 10 reti in 55 gare.

 

Robert Prosinecki con la maglia del Real Madrid

 

Tre anni condizionati dagli infortuni, il Prosinecki di Belgrado è un lontano parente, e cosi decide di rigenerarsi con una stagione al Real Oviedo dove fa bene, su di lui decide di puntare l’Atletico Madrid di Gil ma arriva prima il Barcellona, che lo strappa alla concorrenza. Una stagione, 1995-96, in maglia blaugrana, ma anche qui, pur disputando 19 gare con 2 reti, non sembra godere della stima dell’ambiente.

 

Robert Prosinecki con la maglia del Barcellona

 

Dopo un anno al Siviglia decide di far ritorno in patria. Nel 1997 sposa la causa della Dinamo Zagabria, in Croazia. Saranno tre anni di successi, Prosinecki torna ad essere il centrocampista totale che tutti ricordano, vince e si guadagna la maglia per i Mondiali di Francia 1998, dove la Croazia entra nella storia con il terzo posto e dove segna due reti, alla Giamaica nella prima gara ed all’Olanda nella finalina. Il suo nome, però, viene ricordato anche per la semifinale con la Francia, dove Prosinecki parte dalla panchina ed entra al posto di Boban nella ripresa, con il Ct Blazevic che tempo dopo dichiarerà di aver sbagliato ad effettuare quel cambio.

Prosinecki continua a giocare, divertire e fare calcio, lo fa ancora in terra croata, poi passa allo Standard Liegi in Belgio ed al Portsmouth in Inghilterra, in Prima Divisione, dove fa in tempo a farsi apprezzare ed inserire nell’undici più forte di tutti i tempi della squadra. Gli ultimi scampoli di carriera li gioca in patria, prima di appendere gli scarpini al chiodo e prepararsi per il nuovo ruolo di allenatore.

 

Robert Prosinecki con la maglia del Portsmouth

 

Sul suo talento nessuno ha mai avuto nessun dubbio, certo è che visto il Prosinecki dei primi anni, era lecito attendersi una consacrazione da parte sua anche nei maggiori club europei, luoghi dove invece non ha conosciuto la gloria di Belgrado. Ha raccolto meno di quanto poteva, ma è stato certamente un modello per tutti i centrocampisti che tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta hanno iniziato a muovere i loro primi passi nel mondo del calcio.

Alessandro Grandoni

Tra le squadre più sorprendenti della storia c’è sicuramente la Croazia del 1998. Dopo il Portogallo del ’66, infatti, quella biancorossa diventa la migliore debuttante ai Mondiali, con il terzo posto conquistato alla sua prima partecipazione (nel ’90 la Jugoslavia era ancora unita).

Formazione: la Croazia del 1998

Una squadra tutta talento, classe e forza, che ruppe gli schemi classici degli slavi, abituati a cercare il gioco e non la concretezza. Non quella Croazia, quella che in realtà inizia a costruirsi nel Mondiale Under 20 del 1987, quando i vari Boban, Prosinecki e Jarni battono la Germania di Berti Vogts e di un giovanissimo Sammer. Undici anni più tardi ci sono ancora loro, insieme ad una batteria di giocatori di indubbio spessore.

La stella, e lo sarà di tutto il Mondiale, risponde al nome di Davor Suker, centravanti del Real Madrid che in avanti fa coppia con Vlaovic. Manca un altro big, Alen Boksic, che nel 1997-98 gioca la sua migliore stagione della carriera con la Lazio ma che deve guardare la contesa francese dalla tribuna per un infortunio al menisco.

A centrocampo, oltre a Boban e Prosinecki, ci sono Mario Stanic, ammirato in Italia al Parma, e Soldo, mentre in difesa sulla sinistra corre come un treno Robert Jarni con Simic a destra. In porta Ladic, che disputerà un grandissimo mondiale, con Asanovic, Bilic e Stimac a completare il quadro (in rosa c’è anche Igor Tudor, futuro centrale della Juventus).

 

Davor Suker e Zvonimir Boban ai Mondiali del 1998
Davor Suker e Zvonimir Boban ai Mondiali del 1998

 

Croazia 1998: il cammino ai Mondiali in Francia

La squadra che si presenta a quel mondiale, allenata da Miroslav Blazevic, ha tutto per fare bene, ma nessuno ci crede fino in fondo. Inserita nel gruppo con Argentina, Giappone e Giamaica, passa agevolmente il turno battendo le ultime due e arrendendosi ai biancocelesti. Con la Giamaica, all’esordio, vanno in gol Stanic, Prosinecki e Suker per il 3-1, con i nipponici è più dura ma i biancorossi la spuntano per uno a zero con il gol, neanche a dirlo, di Suker.

Mondiali 1998: Croazia - Giamaica 3-1

Mondiali 1998: Croazia - Giappone 1-0

Con l’Argentina ci si gioca il primo posto, la decide Pineda, con la Croazia costretta cosi a vedersela con la Romania di George Hagi negli Ottavi. La formazione di Blazevic può contare non solo su un attacco di livello, ma soprattutto su un’organizzazione difensiva importante. Porta inviolata e qualificazione ai Quarti firmata nel finale del primo tempo da Davor Suker.

Mondiali 1998: Argentina - Croazia 1-0

Ottavi di Finale Mondiali 1998: Croazia - Romania 1-0

E’ proprio qui che torna il confronto con quella Germania di undici anni prima. La Croazia non parte certo da favorita, ai Mondiali, si sa, la Germania arriva sempre, anche se quattro anni prima aveva steccato in Usa complice la Bulgaria di Stoichkov. I tedeschi sono forti, ma consumati nell’età. Ci sono ancora Kohler, Matthaus, Hassler e Klinsmann nell’undici titolare, già presenti ai Mondiali di otto anni prima in Italia, oltre ai veterani Reuter e Moller. Kopke, Worns, Heinrich e Bierhoff provano a dare linfa a una squadra che sembra aver dato tutto.  

Quarti di Finale Mondiali 1998: Croazia - Germania 3-0

La Croazia gioca ma ci mette un po’ a piegare le resistenze tedesche. La partita la sblocca Jarni a fine primo tempo, i tedeschi ci provano ma nel finale la maggiore qualità tecnica e brillantezza dei croati ha la meglio. All’80’  Vlaovic sigla il raddoppio, cinque minuti più tardi Suker scrive la parola fine alla gara e a quella dinastia germanica, che di lì a poco sarà costretta a riorganizzarsi.

Il sogno croato arriva fino in semifinale, un risultato impensabile fino a poche settimane prima. La gara con la Francia è la più difficile che ci possa essere, non tanto sul piano delle qualità delle squadre, ma dal punto di vista ambientale, con i francesi padroni di casa. La squadra di Blazevic non ha nessun timore reverenziale, passa anche in vantaggio con il solito Suker, che diventerà capocannoniere del torneo, ma poi subisce, nel giro di 22 minuti, la doppietta, e questa è una notizia, di Lilian Thuram, che ribalta il risultato a porta i suoi alla finale con il Brasile.

Semifinale Mondiali 1998: Croazia - Francia 1-2

Per i biancorossi è un duro colpo, ma non tanto da stenderli, perché di lì a pochi giorni avranno la forza di battere l’Olanda (2-1 con gol di Prosinecki e Suker), forse la squadra più bella ammirata al Mondiale, per prendersi il bronzo ed il maggior risultato mai conseguito fino a quel momento.

Finale 3° e 4° Posto Mondiali 1998: Croazia - Olanda 2-1

La storia poteva essere diversa, quella Croazia, con il Brasile visto in finale, avrebbe potuto anche spuntarla costruendo un’impresa simile a quella della Danimarca agli Europei del 1992.

Così non è stato ma poco importa perché negli occhi di tutti, al termine di quella contesa, è rimasta la bellezza di una nazionale concreta, tecnica e capace di battere le grandi d’Europa. Da qui in avanti, la Croazia, non sarà più una cenerentola.

Alessandro Grandoni

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