Ottobre 18, 2021

STORIE | Lothar Matthaus, il Campione totale

Lothar Matthaus con la maglia della Germania a Italia 90 Lothar Matthaus con la maglia della Germania a Italia 90

Leader fin dalla nascita, capace di passare per ben due decenni di grande calcio e di lasciare il segno come pochi altri interpreti di un ruolo, che nel calcio odierno probabilmente non esiste neanche più. Lothar Matthaus abbinava qualità tecnica e intelligenza tattica di primo livello, potenza e classe, con cui ha trascinato prima il suo Bayern Monaco, poi l'Inter di Trapattoni e la Nazionale tedesca, con cui ha disputato ben cinque Mondiali e che lascerà con diversi record alle spalle, di cui uno vinto proprio in Italia. Prima di tornare a casa e completare l'opera con il Bayern, con cui ha mancato solo l'alloro finale, in un match divenuto ormai storico per SheringhamSolskjaer e compagni in quel di Barcellona. Amato ancora oggi da tanti tifosi interisti, ripercorriamo la lunga carriera del numero 10 nerazzurro di Giovanni Trapattoni.

Lothar Matthaus - dal Borussia Monchengladbach al Bayern Monaco

Matthäus muove i primi passi da calciatore proprio nella squadra giovanile della sua città, l’FC Herzogenaurach. Nel 1979 viene acquistato dal Borussia Monchengladbach, dove Matthäus resterà fino al 1984, totalizzando 162 presenze e 36 gol complessivi. Mediano, regista, libero, praticamente tutti i ruoli del centrocampo dell'epoca, specialmente in una Germania cresciuta ovviamente con il mito del Kaiser, di cui in buona sostanza raccoglierà il testimone nel ruolo nevralgico della linea mediana. 6 le reti il primo anno in Bundesliga, con debutto in Nazionale già nel 1980, negli Europei disputati in Italia e vinti dalla Germania, mentre nel 1982 nel Mondiale spagnolo chiuso con la sconfitta in Finale contro gli azzurri di Bearzot gioca soltanto due gare, nel Girone 2 con Cile e Austria. Nel 1980/1081 aumenta il suo apporto in zona gol, dotato di tempi d'inserimento e conclusione dalla distanza, che sono le sue caratteristiche principali in zona offensiva, sigla 11 reti in stagione, mentre 10 sono le realizzazioni nell'anno post Mondiale, chiudendo l'avventura al Monchengladbach con 15 reti stagionali.

                                                                                             

La definitiva consacrazione avviene col passaggio al Bayern Monaco, club nel quale Matthäus mostrerà all’Europa intera le sue qualità e la sua immensa personalità in campo, affinando con il tempo la sua capacità di giocare su ogni zona del centrocampo, imponendosi per maestosità e brillantezza fisica. Grandi inserimenti offensivi, precisione nei lanci lunghi e ottima capacità balistica, che lo porterà a realizzare diverse reti da calcio da fermo o dalla lunga distanza. Ma la gloria per il panzer si estende anche a livello internazionale: ai Mondiali del 1986 in MessicoMatthäus è costantemente tra i migliori. Gioca come regista, mostrando tutto il suo repertorio fatto di corsa, visione di gioco ed esplosività. Agli annali del calcio passerà soprattutto la Finale dell'Azteca contro l'Argentina di Diego Armando Maradona. Purtroppo non basta alla sua Nazionale per vincere quel Mondiale: con Germania sotto 0-2 e capace di rimontare fino al 2-2, prima dell'invenzione di Maradona per Burruchaga e del 3-2 definitivo dell'albiceleste. Per Matthaus il tempo della rivincita arriverà quattro anni più tardi, intanto il riconoscimento di Maradona è un attestato di stima più che importante: "Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo".

Lothar Matthaus - l'ascesa al Bayern Monaco

Nella sua prima esperienza con il club bavarese, vince per tre anni consecutivi la Bundesliga, cui aggiunge una Coppa di Germania nella stagione 1985/1986. Ben 17 sono i gol nel suo primo anno al Bayern, con il tecnico Udo Lattek che lo schiera anche come centrocampista di destra. L’avvio è in sostanza devastante, con un giocatore capace di interpretare alla perfezione la tipica praticità teutonica, con la mentalità vincente sia del Bayern, che della Nazionale. La dimostrazione arriva nelle successive tre stagioni, in cui realizza 12 reti nel 1985/1986, dove chiude il double, campionato e Coppa di Germania, chiudendo la tripletta in Bundesliga l'anno successivo, dove alza notevolmente il suo apporto offensivo, ben 19 su 41 gare totali, Coppa dei Campioni inclusa, persa in Finale con ko per 2-1 con il Porto, dopo aver steso il Real Madrid del Buitre all'Olympia Stadion (4-1 con doppietta di Mattheus). L'ultima stagione della prima esperienza al Bayern è quella del 1987/1988 dove raggiunge il suo massimo di gol segnati, ben 21 su 35 gare disputate, ma dove deve piegarsi in campionato al Werder Brema di Otto Rehhagel.

Lothar Matthaus - L'Inter dei record

Lascia il Bayern nel 1988 e il centrocampista tedesco approda in una Serie A allora stellare e dove sostanzialmente giocavano davvero i migliori interpreti al mondo, dove si andava contrapponendo la nuova Inter di Trapattoni, al Milan di Sacchi e degli olandesi e al Napoli di Maradona. La passione dell'allora Presidente Ernesto Pellegrini per il calcio teutonico ha fatto il resto con il precedente arrivo di Rummenigge e con il contemporaneo approdo in nerazzurro di Andreas Brehme e successivamente di Jurgen Klinsmann (nell'estate successiva del 1989).

                                                                                                 Matthaus, Brehme, Berti, Bianchi, Ramon Diaz

Arrivato in nerazzurro, i numeri con cui era abituato a giocare Matthäus, vale a dire il sei e l’otto, erano già occupati da Gianfranco Matteoli e Nicola Berti. Ecco, dunque, per Lothar una nuova interpretazione del numero dieci, posizione perfettamente studiata per lui dal Trap. In maglia nerazzurra sarà uno dei maggiori artefici dello Scudetto dei Record, anno 1988/1989, che ancora oggi costituisce il punteggio più alto mai realizzato in un campionato a 18 squadre e con 2 punti a vittoria. Eclettico come non mai, trascina i compagni alla vittoria, riuscendo persino a migliorare la sua abilità offensiva con l’aiuto di Giovanni Trapattoni, che ne modifica la posizione in campo per sfruttarne al massimo le capacità balistiche. Sono 12 le sue realizzazioni stagionali, con 9 gol in Serie A, di cui il primo nel 4-1 interno sul Pisa e l'ultimo nel 4-2 sempre a San Siro sull'Atalanta. Sempre suo il sigillo tricolore alla 30° giornata nel 2-1 decisivo ai fini della matematica certezza contro il Napoli di Maradona.

 

 

Sono invece 13 le reti complessive nella stagione successiva 1989/1990, in cui Matthaus vince la Supercoppa Italiana con i nerazzurri (ma contro la Sampdoria non scese in campo) e approccia al Mondiale, che lo consacrerà definitivamente, dando l’impressione di essere ormai diventato un giocatore totale, micidiale e sempre a suo agio in qualsiasi zona dei due reparti, supportato da una condizione atletica eccellente. Con 4 reti e la fascia di Capitano al braccio, trascina la sua Germania fino in fondo ad Italia '90, di cui due alla Jugoslavia nel match d'esordio e una agli Emirati Arabi Uniti nella seconda gara del Girone D. Germania che agli Ottavi farà fuori l'Olanda per 2-1, nel match famoso per le espulsioni contemporanee di Rijkaard e Voeller. Matthaus è decisivo ai Quarti con la Cecoslovacchia (1-0), mentre la strada verso il terzo titolo Mondiale si chiude con la Semifinale vinta sull'Inghilterra ai rigori e con la Finale dell'Olimpico con l'1-0 di Brehme su penalty contro l'Argentina di Maradona. A fine stagione per Matthaus saranno Pallone d'Oro (primo giocatore dell'Inter a riceverlo), mentre nel 1991 si aggiudica la prima edizione del Fifa World Player.

 

Altre due sono le stagioni vissute in nerazzurro, prima di tornare nella sua baviera e nel suo Bayern Monaco. La prima quella post Mondiale, dove vince la prima Coppa Uefa dei nerazzurri, con ben 6 reti nella competizione, compreso il gol nella Finale d'andata contro la Roma (2-0 con sconfitta per 0-1 al ritorno all'Olimpico). 16 sono invece i gol messi a segno in Serie A, suo miglior score personale nel campionato italiano, con nerazzurri che chiusero al 3° posto, dopo aver battagliato per lo Scudetto con la Sampdoria di Vialli e Mancini (che vinse a San Siro per 2-0 chiudendo di fatto i giochi nello scontro diretto). In tono decisamente minore fù l'ultima stagione "italiana", con soli 5 gol all'attivo e un 1991/1992 vissuto tra la crisi della squadra, passata da Corrado Orrico a Luis Suárez, dopo il ritorno nell'estate del 1991 di Trapattoni alla Juventus. Il 12 aprile 1992, contro il Parma, Matthäus ebbe un grave infortunio: rottura dei legamenti del ginocchio, cosi di comune accordo con la società, venne torna al Bayern Monaco per 3 miliardi di lire.

Lothar Matthaus - l'eternità al Bayern e la delusione Finale

La seconda esperienza del tedesco tornato in patria, nel suo Bayern Monaco è un insieme trionfale, di quanto aveva raccolto nella sua intera carriera calcistica. Esperienza, personalità e capacità di trascinare i compagni, nella nuova e definitiva posizione di libero al centro della difesa, con cui in sostanza porta il calcio tedesco fino ai primi anni 2000, seguito poi dalla rifondazione di cui dal Mondiale del 2014 in poi ne vediamo i frutti. Sono 8 i gol nel 1992/1993, con titolo al Werder Brema. Il suo 4° Scudetto tedesco (5° in totale contando quello all'Inter) arriverà l'anno successivo, iniziato con Erich Ribbeck e concluso con Franz Beckenbauer, in cui Mattheus realizza 10 gol stagionali trionfando in Bundesliga all'ultima giornata, con un punto di vantaggio sul Kaiserslautern.
Nell'estate del 1994 partecipa ovviamente al Mondiale americano con fascia di Capitano al braccio, dove realizza un gol nel Quarto di Finale perso per 2-1 contro la Bulgaria. Nel frattempo al Bayern arriva Giovanni Trapattoni, con cui si ricongiunge dopo l'esperienza all'Inter. Stavolta il rapporto non è propriamente idilliaco come i tempi in nerazzurro, per via della sua stabilità tattica da libero, contro un Trap che vuole riportarlo alla sua vecchia posizione. In tre anni insieme il Bayern comunque vince una Bundesliga (nel 1996/1997, erano gli anni del grande Borussia Dortmund di Ottmar Hitzfeld, poi al Bayern) e due Coppe di Germania.

 

L'arrivo di Ottmar Hitzfeld sulla panchina dei bavaresi nel 1997/1998, porta al 2° posto e alla qualificazione in Champions League (campionato vinto dal Kaiserslautern), per quello che sarà l'unico vero ed effettivo rimpianto di una carriera ricca di successi, che lo porta prima a Francia '98, in quello che sarà il suo quinto e ultimo Mondiale, diventando di fatto il calciatore ad aver partecipato al maggior numero di edizioni (5 come i messicani Carbajal e Rafa Marquez), il calciatore ad aver il maggior numero di convocazioni (oltre ai sopracitati c'è anche Gianluigi Buffon) e soprattutto, il giocatore con il maggior numero di presenze in una fase finale di un Mondiale (25, in una particolare classifica in cui precede Miro Klose e Paolo Maldini).

Tornando alla Finale del Camp Nou con il Manchester United di Alex Ferguson, passata alla storia per la rimonta firmata Sheringham e Solskjaer, il vero rimpianto è la sostituzione ricevuta al 35° del secondo tempo con Thorsten Fink, dieci minuti prima dell'1-1 dei Red Devils, con ovazione del pubblico di Barcellona per una carriera straordinaria e che sembrava presagire l'unico alloro, che manca effettivamente alla sua lunga bacheca. Chiuderà effettivamente la carriera al Metrostars di New York e con l'Europeo in Olanda e Belgio, fermando il conto a 201 reti tra Moenchengladbach, Bayern, Inter e Nazionale su di un totale di 770 gare disputate tra il 1979 e il 2000, aggiungendo 60 assist e una sola espulsione ricevuta in carriera (per doppio giallo in Bundesliga).

 

Inizierà immediatamente la carriera di allenatore, che sarà però meno fortunata della precedente, che lo porta comunque a vincere due campionati, uno in Serbia alla guida del Partizan Belgrado nel 2002/2003 e uno come vice di Trapattoni al Salisburgo in Austria. Rapid Vienna, Athletico Paranaense, Maccabi Netanya, Racing Club di Avellaneda le altre squadre da lui allenate, con due esperienze come C.T., prima in Ungheria, poi l'ultimo incarico in ordine cronologico come Commissario Tecnico della Bulgaria nel 2010/2011. Oggi è uno degli ambasciatori scelti dall'Uefa per il prossimo Europeo, rinviato al 2021, inoltre è uno dei talent di Sky Sport in Germania.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di CalcioNazionale.it, fondato nel 2013. Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso l'Università "La Sapienza" di Roma, iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti del Lazio dal 2005, ha collaborato con varie testate ed emittenti tra cui Radio Incontro, Italia Sera, Infopress, Corriere dello Sport, Gold Tv. 

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