Maggio 09, 2021

STORIE | Chelsea Campione d'Europa 2012, l'apoteosi di Drogba

Drogba con la maglia del Chelsea nel 2012 Drogba con la maglia del Chelsea nel 2012

Una colonia italiana in Inghilterra. Questo si è rivelato nel tempo quando parliamo del Chelsea Football Club. Dall'arrivo di Gianluca Vialli e Roberto Di Matteo in poi, qualunque tecnico italiano con ambizione internazionale o quasi, ha vestito almeno per una stagione la casacca in blues. Da Ranieri ad Ancelotti, passando per Maurizio Sarri ed Antonio Conte, con questi ultimi due addirittura avvicendatisi sulla panchina dello Stamford Bridge. Una matrice tricolore che ha riguardato ovviamente anche il campo, con Gianfranco Zola come esempio migliore di una cultura tricolore in un club si inglese, ma evidentemente diverso dagli altri, per cultura maggiormente internazionale e una caratura europea ricercata a lungo, fin dall'arrivo di Roman Abramovich come plenipotenziario del club. Un punto di approdo che ha visto il suo culmine nella straordinaria e per certi versi irripetibile stagione 2011-2012.

Chelsea Campione d'Europa - la squadra

Due Premier League consecutive, dopo un digiuno lungo 50 anni, una Coppa di Lega, una Community Shield, un FA Cup. Tutto vinto nel primo ciclo di Jose Mourinho, quello dello "Special One" per intenderci e delle battaglie dialettiche con ogni suo avversario, da Wenger a Rafa Benitez. Quest'ultimo allora tecnico del Liverpool, con i reds rivelatisi bestia nera nella Champions League 2004-2005, con eliminazione dei blues in Semifinale, prima della super rimonta sul Milan ad Istanbul culminata con il trionfo ai calci di rigore. Da John Terry a Frank Lampard (attuale allenatore del Chelsea), da Petr Cech ad Ashley Cole. Eccolo il gruppo storico a cui manca all'appello l'eroe di Monaco, quel Didier Drogba che ovviamente rientra come il grande protagonista di questa storia. Champions sfuggita anche l'anno successivo, quel 2006 in cui il Chelsea venne eliminato dal Barcellona con Eto'o decisivo (lo stesso che qualche anno dopo avrebbe contribuito al triplete dell'Inter sempre di Mou). Erano stagioni in cui i blues arrivavano sempre vicini al grande passo finale, mai compiuto con il tecnico portoghese, con di nuovo il Liverpool di Benitez di mezzo nel 2007, stavolta ai calci di rigore dopo il doppio 1-1 arrivato in semifinale (Champions vinta dal Milan nella rivincita di Atene).

 

Chelsea Campione d'Europa - l'illusione del 2008

La grande occasione arrivò infine in quel di Mosca, Finale di Champions 2007-2008 tutta targata Inghilterra, con il Manchester United del primo CR7 come avversario (tra l'altro a segno per il momentaneo vantaggio dei Red Devils, pari di Lampard) e i calci di rigore fatali a Terry e compagni. Chelsea arricchito nel frattempo da Michael Ballack e un Andrij Shevchenko mai integrato con il meccanismo dei blues, allora allenati da Avraham Grant, subentrato nello stesso anno a Mourinho, dopo una stagione alquanto altalenante specialmente in Premier League.

 

E' in quel momento che nel gruppo storico dei blues, arriva però quella consapevolezza che li porterà tre anni dopo sul tetto d'Europa, culminando un lavoro lungo otto stagioni. Dopo Grant arriveranno Scolari prima (in una delle poche concessioni ad un club per il tecnico brasiliano) e l'interregno di Guus Hiddink (che porterà un FA Cup). Infine il biennio targato Carlo Ancelotti, che riporta si il Chelsea a trionfare in Premier League al primo anno (2009-2010 con double in FA Cup), ma con eliminazione in Champions prima per mano dell'Inter, poi dello United nel 2010-2011 (Manchester poi sconfitto dal Barca di Messi a Wembley). Si arriva cosi alla fatidica stagione d'oro, iniziata in realtà non nel migliore dei modi con Villas-Boas in panchina e stravolta da Roberto Di Matteo a Marzo 2012.

Ferme le colonne dei blues, fondamentali nell'ossatura della squadra erano certamente Michael Essien e Branislav Ivanovic, cosi come Ramires, Juan Mata (poi allo United) e Florent Malouda. Da Kalou a Sturridge, da Alex (poi al Milan) a Nicolas Anelka, per chiudere con Fernando Torres, fino ad allora lontano parente del grande attaccante visto sia all'Atletico Madrid che al Liverpool, ma che in quel di Barcellona scriverà un pezzo di storia del Chelsea Fc.

                                                                                                    


Chelsea Campione d'Europa - il cammino

Con un campionato che aveva rivelato più ombre che luci ai blues (chiuso poi al 6° posto), è stato il cammino nella coppa dalle grandi orecchie a dare sostanza all'intera stagione. Tre vittorie casalinghe senza subire gol, contro rispettivamente Bayer Leverkusen, Genk e Valencia, stesi sotto i colpi di Drogba e compagni. Due pareggi esterni fondamentali per la qualificazione agli Ottavi di Finale, con l'1-1 di Valencia e l'1-1 di Genk. Una sola sconfitta, ma ininfluente in quel di Leverkusen e il Chelsea approda alla fase ad eliminazione diretta, dove parte con Villas-Boas, con sonora sconfitta al San Paolo di Napoli, 3-1 con doppio Lavezzi e Cavani e chiude con l'arrivo di Di Matteo e il 4-1 sugli azzurri di Mazzarri allo Stamford Bridge. Drogba e Terry a segno per pareggiare i conti, Inler per il 2-1 momentaneo e il rigore di Lampard per portare il match ai supplementari, dove Ivanovic è l'uomo decisivo con il gol del 4-1.

 

Due linee da quattro, Cech in porta, Bosingwa e Ashley Cole ai lati di David Luiz e John Terry (più Cahill). Centrocampo comandato da Lampard con il supporto di Obi-Mikel, Kalou e Bertrand. Mata dietro Drogba, unico vero riferimento e anima di quella squadra. Cosi il Chelsea affronta i Quarti di Finale, dove il sorteggio a dire il vero è benevolo e porta in dote il Benfica, sconfitto all'andata al Da Luz con gol decisivo di Kalou ed eliminato al ritorno, con Lampard e Meireles a decidere il match, 2-1 con portoghesi a segno con Javi Garcia. Si arriva cosi in semifinale, dove al varco c'è il Barcellona di Guardiola (alla sua ultima versione blaugrana, due anni dopo sarebbe diventato tecnico del Bayern, prima di approdare al Manchester City).

 

 

Lampard lancia sull'esterno sinistro, trovando Ramires, il brasiliano controlla bene e mette il pallone in mezzo per Drogba che di interno sinistro batte Valdes. E' questa la descrizione esatta dell'azione dell'1-0, con cui il Chelsea si porta avanti, in vista dell'infuocato ritorno al Camp Nou, fino ad allora terra fatta soltanto o quasi di delusioni per i blues. Il 24 Aprile 2012 va in scena il secondo atto, con blaugrana in vantaggio per 2-0 (Busquets e Iniesta i marcatori) e il gol di Ramires al 46' a cambiare completamente le sorti di incontro e qualificazione. Con il Barca in perenne proiezione offensiva per tutta la ripresa, è la retroguardia blues a fare la differenza, fino al contropiede finale, 92° minuto in corso, in cui Fernando Torres stacca il pass per Monaco.

 

 

Chelsea Campione d'Europa - la Finale

"Scommetto che oggi avete visto tutti i video della finale di Champions League del 2012, quindi volevo raccontarvi cosa successe nei mesi precedenti. Villas-Boas era stato licenziato e noi giocatori ci riunimmo nello spogliatoio, riconoscendo di essere in parte responsabili del suo esonero. Presero la parola il capitano, John Terry, Frank Lampard, Petr Cech e gli altri senatori. Avevamo deciso di dare tutto per quella competizione, nonostante la sconfitta per 3-1 contro il Napoli nella gara d’andata. Inseguivamo la Champions da otto anni ed eravamo riusciti solo a raggiungere il secondo posto. Tutti abbiamo concordato di mettere da parte il nostro ego e di aiutarci a vicenda per lo stesso obiettivo. Dopo quell’incontro ho chiesto al giovane Juan Mata, che aveva 23 anni all’epoca: “Per favore, Maestro, aiutami a vincere la Champions League”. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Amico, tu sei pazzo. Sei Didier Drogba, sei tu che devi aiutare me a vincerla!".

"Io gli risposi che ci provavo da otto anni e che ero convinto fosse lui l’uomo giusto per aiutarci a conquistare il trofeo, e che gli avrei anche fatto un regalo se ci fossimo riusciti. Questo accadde alla fine di febbraio. Tre mesi dopo, eravamo a Monaco, in Finale, nel loro stadio, sommersi da un’onda rossa. Il Bayern riuscì a segnare a otto minuti dalla fine; mi avviai verso il centrocampo per battere il calcio d’inizio per gli ultimi otto minuti. Ero molto scoraggiato, ma Mata disse: “Credici Didì, tu devi crederci”. Io ero quasi in lacrime, e dopo aver guardato il tabellone con il minuto e il punteggio gli risposi: Credere in cosa? È quasi finita, piangerò come ho già fatto pochi mesi fa quando ho perso la finale con la Costa d’Avorio. Ultimo minuto, ultimo calcio d’angolo, o meglio il nostro primo calcio d’angolo contro i diciotto battuti da loro. Indovinate chi lo ha battuto? Juan Mata. Il resto è storia. La lezione è: crederci sempre! Buon ottavo compleanno a noi!".

 

Sono le parole scritte da Didier Drogba sul suo profilo twitter il 19 Maggio scorso, anniversario di Bayern Monaco - ChelseaFinale di Champions League 2012. Il match e gli attimi più importanti li ricordiamo per le gesta del campione ivoriano e per la telecronaca di Massimo Marianella, ormai divenuta un must e celebrata in più occasioni. Un Bayern Monaco troppo sicuro di se stesso, specialmente dopo l'1-0 di Thomas Muller e quando qualsiasi formazione tedesca che si rispetti, inizia ad abbassare la guardia, storicamente arrivano le sconfitte peggiori. Bayern capace di rifarsi l'anno successivo, vincendo sul Dortmund di Jurgen Klopp. Un calcio d'angolo e il colpo di testa dell'1-1. I calci di rigore e l'errore di Schweinsteiger, più il gol decisivo di Drogba. Il resto è ovviamente storia, con il Chelsea che per la prima volta, si laurea Campione d'Europa, diventando la 22° formazione diversa a vincere la competizione, la 5° inglese. La prima a scrivere il proprio nome sull'albo d'oro per la prima volta dai tempi del Borussia Dortmund, anno 1996-97.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di CalcioNazionale.it, fondato nel 2013. Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso l'Università "La Sapienza" di Roma, iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti del Lazio dal 2005, ha collaborato con varie testate ed emittenti tra cui Radio Incontro, Italia Sera, Infopress, Corriere dello Sport, Gold Tv. 

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