Luglio 28, 2021

Alessandro Grandoni

L'Inter batte l'Empoli per due a zero e conquista tre punti importanti per il Campionato Primavera. La formazione di Armando Madonna trova il vantaggio nel finale del primo tempo grazie a Fonseca che deposita in rete alle spalle di Pratelli. Nella ripresa la squadra di casa prova a rientrare nel match ma all'89' è Casadei, di testa, a mettere dentro la palla del definitivo due a zero. 

 

PRIMAVERA 1: EMPOLI - INTER 0-2

 

Empoli: Pratelli, Donati, Rizza, Asllani, Siniega, Pezzola, Sidibe (dal 74' Fazzini), Degli Innocenti, Lipari (dal 74' Martini), Baldanzi, Klimavicius (dal 87' Ekong). A disp: Biagini, Morelli, Indragoli, Rossi, Simic, Martini, Bozhanaj, Ekong, Belardinelli, Fazzini, Lombardi, Brkic. All. Buscè

Inter: Rovida, Tonioli, Dimarco, Youte Kinkoue, Moretti, Sangalli, Squizzato (dal 72' Lindkvist) Casadei, Fonseca (dal 72' Bonfanti), Mirarchi (dal 55' Boscolo), Satriano Costa. A disp: Botis, Vezzoni, Sottini, Boscolo, Lindkvist, Peschetola, Goffi, Bonfanti, Lliev, Basti, Akhalaia. All: Armando

Marcatori: 44' Fonseca, 89' Casadei

Il Milan di Federico Giunti supera l'Ascoli nel Campionato Primavera grazie ad un buon primo tempo. Sblocca l'incontro El Hilali all'8' su calcio di rigore, poi è lo stesso giocatore rossonero a siglare il raddoppio al 21' per il due a zero. L'Ascoli non molla e prova a rientrare in partita al 35' con la rete del difensore Alagna ma la rimonta bianconera si ferma qui, con il Milan che può incamerare tre punti importanti in chiave campionato. 

 

PRIMAVERA 1: MILAN - ASCOLI 2-1

 

Milan: Moleri, Tahar (46' Fili'), Michelis, Obaretin, Bright, Brambilla, Frigerio, Kerkez (62' Oddi), Tonin (78' Di Gesù), Nasti (62' Olzer), El Hilali. A disp. Pseftis, Desplanches, Pobi, Grassi, Mionic, Robotti, Saco. All. Giunti

Ascoli: Bolletta, Pulsoni (71' Marucci), Gurini, Ceccarelli (78' Re), Markovic, Alagna, Colistra, Lisi, Olivieri, D'Agostino, Intinacelli (78' Cudjoe). A disp. Raffaelli, DAinzara, Suliani, Rosolino, Silvestri, Riccardi, Palazzino, Luongo. All. Seccardini

Marcatori: 8' Rig. El Hilali, 21' El Hilali (M); 35' Alagna (A)

La Juventus di Bonatti liquida la pratica Fiorentina con un perentorio 3-0. Tutto facile per i bianconeri che trovano il vantaggio all'8' con Da Graca, poi nella ripresa prima il raddoppio di Ntenda e poi la rete del definitivo 3-0 dello stesso Da Graca. 

 

PRIMAVERA 1: JUVENTUS - FIORENTINA  3-0

 

JUVENTUS (4-3-1-2): Garofani; Turicchia (84′ Fiumanò), De Winter, Riccio (76′ Nzouango) Ntenda; Pisapia (70′ Iling-Junior), Omic, Miretti; Soule (84′ Maressa); Sekulov (76′ Cerri), Da Graca. A disp. Senko, Daffara, Verduci, Sekularac, Bonetti, Cotter, Galante. All. Bonatti. 

FIORENTINA (5-3-2): Ricco; Gentile (86′ Sene), Chiti, Fiorini, Frison, Ponsi; Bianco, Corradini, Neri (46′ Tirelli); Munteanu, Spalluto (46′ Di Stefano). A disp. Luci, Fogli, Gabrieli, Giordani, Ghilardi, Biagetti, Toci, Saggioro. All. Quinto (Aquilani squalificato). 

Marcatori: 8' Da Graca (J), 60' Ntenda(J), 92' Da Graca (J)

Termina con una sorpresa la gara tra Atalanta e Spal nel Campionato Primavera. Al 7' del secondo tempo decide infatti il match la rete di Moro su calcio di rigore che consegna i tre punti alla formazione ospite. 

 

PRIMAVERA 1: ATALANTA - SPAL 0-1

Atalanta: Gelmi, Scanagatta (66' Rosa), Ceresoli (46' Cortinovis), Sidibe, Cittadini, Scalvini, Grassi, Gyabuaa, Italeng, Vorlicky, Kobacki (76' De Nipoti). A disp.: Dajcar, Berto, Hecko, Bonfanti, Giovane, Mehic. All.: Brambilla

Spal: Galeotti, Iskra, Yabre, Peda, Raitanen, Zanchetta (81' Mamas), Attys (67' Colyn), Ellertsson, Moro, Campagna (56' Carrà), Cuellar. A disp.: Rigon, Csinger, Borsoi, Savona, Alcides, Semprini, Simonetta, Piht, Pinotti. All.: Scurto.

Marcatori: 52' rig. Moro (S)

 

Il Cagliari batte la Lazio in trasferta nella prima gara della dodicesima giornata del Campionato Primavera. Sfortunata la formazione di Menichini che va in svantaggio già al 7' con l'autorete di Czyz che devia di testa nella propria porta dopo un'uscita sbagliata di Furlanetto. La formazione biancoceleste prova a rialzarsi e trova il pari con Cerbara al 14', con il numero sette laziale bravo a mettere il pallone nel sette da pochi passi.

La Lazio spinge ma prima della chiusura del primo tempo arriva un'altra autorete, Desogus scappa via, salta Armini e crossa al centro, tocco sfortunato di Pica per il due a uno sardo. Nella ripresa la squadra di Menichini le prova tutte ma il Cagliari tiene il campo portando a casa una vittoria importantissima. 

 

PRIMAVERA 1: LAZIO - CAGLIARI 1-2

 

LAZIO: Furlanetto; Floriani Mussolini, Armini, Pica (89' Migliorati), Ndrecka; D. Anderson (776 Cesaroni), Bertini, Czyz (76' Guerini); Shehu (63' Nasri); Tare, Cerbara. A disp.: Pereira, Peruzzi, Zaghini, T. Marino, Ferrante, Campagna. All.: Menichini

CAGLIARI: Ciocci; Boccia, Cusumano (56' Zallu), Carboni, Michelotti; Conti (72' Schirru), Kourfalidis; Desogus (86' Cavuoti), Delpupo (72' Kouda), Tramoni (54' Luvumbo); Contini. A disp.: D’Aniello, Iovu, Piga, Sulis, Sangowski, Guadagnoli. All.: Agostini

Marcatori: 7' aut. Czyz (C), 14' Cerbara (L), 45+2' aut. Pica (C)

Domenica 28 Febbraio torna il Campionato Under 18 A e B, con le gare della 3° Giornata di andata. Sarà il primo vero e proprio rientro in campo per il settore giovanile, in attesa anche della ripresa degli altri campionati.

Ecco, di seguito, le cinque sfide in programma per il girone unico ed i due recuperi in programma il prossimo 10 marzo.

 

UNDER 18 A  e B – 3° Giornata di andata

 

Ore 15: MILAN – ATALANTA

Ore 11: MONZA – LAZIO

Ore 15.30: PARMA – GENOA

Ore 15: SASSUOLO – FIORENTINA

Mercoledì 3 Marzo, ore 15: TORINO – INTER

 

Recuperi Gare Under 18:

 

Mercoledì 10 Marzo, ore 15: INTER – PARMA

Mercoledì 10 Marzo, ore 11: ROMA - TORINO

Il Campionato Primavera torna in campo da oggi per la 12° giornata di Andata 2020-21. Un programma interessante che vedrà le gare distribuite tra il venerdì (26 Febbraio), sabato, domenica e lunedì 1 marzo, quando si concluderà il turno.

Ecco, di seguito, il programma dettagliato delle gare in programma che saranno tutte trasmesse in diretta da Sportitalia (Canale 60 DTT), canale tematico che ha i diritti del torneo.

 

CAMPIONATO PRIMAVERA 1 2020-21: PROGRAMMA 12° GIORNATA

 

Venerdì 26 febbraio, ore 12: LAZIO – CAGLIARI

Venerdì 26 Febbraio, ore 15: ATALANTA – SPAL

Venerdì 26 Febbraio, ore 17: JUVENTUS – FIORENTINA

Sabato 27 Febbraio, ore 11: MILAN – ASCOLI

Sabato 27 Febbraio, ore 13: EMPOLI – INTER

Domenica 28 Febbraio, ore 10: SAMPDORIA – ROMA

Domenica 28 Febbraio, ore 12.30: SASSUOLO – GENOA

Lunedì 1 Marzo, ore 15: BOLOGNA - TORINO

E’ una delle figure mitologiche più discusse del calcio. Tra chi lo definisce un “bidone” e chi lo porta in trionfo, tra la sua presenza, flebile, discussa, in Italia, e quella brasiliana, dove il talento di Porto Alegre ha saputo ricostruirsi e regalarsi un posto nella storia. Cadere e poi rialzarsi, una specialità per questo giocatore capace di diventare grande in terra carioca, fallire, clamorosamente, in Italia, e poi riprendere la sua strada ancora in Brasile, prima da calciatore e poi da allenatore, dimostrando che c’è sempre tempo per rialzare la testa, se lo vuoi davvero, come dimostra il fatto che sia ancora l’unico brasiliano ad aver vinto, sia da giocatore che da allenatore, la Coppa Libertadores.

 

RENATO GAUCHO PORTALUPPI: LE RETI, I DRIBBLING

 

Renato Portaluppi, come è noto in Italia, detto in Brasile Renato Gaucho, nasce il 9 settembre 1962 a Guaporè, ultimo di dodici figli. Il suo talento nel calcio è subito noto, si fa apprezzare ed inizia a giocare con il Gremio di Porto Alegre, una delle squadre più importanti del Brasile. L’avvio è subito dirompente, nella stagione 1982-83 il Gremio si aggiudica la Coppa Libertadores battendo in finale il Penarol per due a uno, ma è qualche mese dopo, l’11 dicembre del 1983, che Renato entra prepotentemente nel calcio mondiale. Si gioca la Coppa Intercontinentale, si sfidano il Gremio e l’Amburgo, che qualche mese prima ha superato la Juventus nella finale di Coppa dei Campioni. Nei tempi regolamentari finisce uno a uno, segna Renato per i brasiliani e Schroeder per i tedeschi, si va ai supplementari ed è ancora lui, Gaucho, a mettere la firma sulla rete che vale il due a uno finale, quello del trionfo.

 

Finale Coppa Intercontinentale 1983: Gremio - Amburgo 2-1 - VIDEO

Viene nominato, chiaramente, miglior giocatore della competizione, e da quel momento diviene uno dei giocatori più ambiti di tutto il Brasile. Nelle stagioni seguenti gioca con continuità e segna alcune reti importanti, sono  65 le gare in totale con il Gremio con 15 gol all’attivo in quattro stagioni, prima del passaggio nel 1987 al Flamengo, altra squadra storica. Qui non si smentisce, e trova una continuità speciale in zona gol. Nove reti in 37 gare, Renato diventa ufficialmente l’oggetto del desiderio di molte squadre del vecchio continente, tra cui la Roma di Dino Viola, desiderosa di tornare ai fasti dello scudetto. Nell’estate del 1988 la Roma si assicura, per la cifra di 3 miliardi di lire, le prestazioni di Renato Gaucho, mettendo a segno quello che da molti viene definito il colpo dell’estate.

E’ una Roma giovane e forte, affidata di nuovo alle cure di Niels Liedholm, con Giannini in mezzo al campo, Voeller in attacco, ed un giovane Massaro in prestito dal Milan. Renato Portaluppi deve essere la stella, il talento capace di brillare e dare spettacolo, ma la sua presenza in Italia, purtroppo, sarà davvero breve e poco ricca di gloria.

Le cronache parlano più delle sue uscite serali che delle prestazioni in campo, praticamente impalpabili. Lui ci prova, ma sembra davvero il fratello scarso di quello ammirato in Brasile, iniziano ad arrivare anche i problemi interni, non va d’accordo con la squadra ed alla fine anche con la società, accusando il presidente Viola di non stargli abbastanza vicino. Lo score di quella stagione italiana è imbarazzante: 23 gare giocate e nessuna rete all’attivo.

 

RENATO CON LA ROMA: 1988-89

 

La sua esperienza in Europa finisce cosi, e per rigenerarsi torna al Flamengo, dove si torna a vedere un altro giocatore. Nel 1990 con i rossoneri vince la Coppa del Brasile, segna la bellezza di 22 reti in 64 gare ufficiali, torna ad essere lo straordinario giocatore che avevamo ammirato prima, e si guadagna addirittura la convocazione per i Mondiali del 1990 in Italia. Il Brasile non giocherà una grandissima competizione, uscendo con l’Argentina agli Ottavi di Finale, e Renato disputerà solo sei minuti proprio contro i rivali di sempre, nel finale di partita.  Girovaga un po’, tra Botafogo, Cruzeiro e Atletico Mineiro, prima di approdare al Fluminense, con cui scrive una pagina importante della sua carriera e di quella della squadra. Nel 1995, in un Fla-Flu passato alla storia, contro il Flamengo, realizza il gol della vittoria di pancia, mettendo a segno una rete che consegna alla sua squadra il Campionato Carioca, quello giocato tra le formazioni di Rio de Janeiro.

 

FLAMENGO - FLUMINENSE 2-3, 1995

 

Dopo due anni decide di passare dall’altra parte, nel Flamengo, dove segna 5 reti in dodici gare in una stagione, prima di chiudere la sua esperienza nel Bangu nel 1999.

Tutto si poteva ipotizzare di lui, tranne che divenisse un allenatore importante, ed invece dal 2000 in poi Renato si siede in panchina, e lo fa nelle formazioni più importanti della sua nazione. Girovaga e alla Fluminense, nel 2007, vince la Coppa del Brasile, guidando quella squadra poi fino alla finale della Coppa Libertadores, persa contro il Quito. Gira ancora, e lo fa tanto, passando dal Vasco da Gama, il Bahia, il Gremio e l’Atletico Parananense, prima di tornare ancora al Gremio, dove il 29 novembre 2017 scrive la storia. E’ in panchina nella finalissima con li argentini del Lanus, si aggiudica la coppa e diventa il primo brasiliano a trionfare in questa manifestazione sia da giocatore che da allenatore.

Una carriera quasi strabiliante, per chi se lo ricorda in Italia. Un fallimento, quello nel bel paese, che non ha però spento l’ardore e il talento di un giocatore che è stato capace di ricostruirsi e di tornare a brillare, come solo chi ha qualcosa di magico dentro può fare.

Alessandro Grandoni

Carletto Mazzone è uno degli allenatori più amati di sempre del calcio italiano. Un personaggio che si sa far volere bene, che ha condotto squadre cosiddette provinciali alla gloria, ma che ha anche riscoperto e rigenerato talenti spesso dati per finiti.

Carlo Mazzone si è raccontato dopo aver lasciato la panchina, ecco le dieci cose che forse non sai, che rendono questo allenatore cosi unico nella storia del calcio italiano.

 

1 – L’ESORDIO IN SERIE A DI CARLO MAZZONE

 

Il 2 Giugno del 1959 Carlo Mazzone fa il suo esordio da giocatore in Serie A, con la maglia della Roma. Si gioca a Firenze, e l’allenatore dei giallorossi è Nordhal, lo svedese che insieme a Gren e  Liedholm ha formato il trio di campioni della sua Nazionale. La particolarità di quell’evento è che, a casa Mazzone, nessuno sa del suo esordio. Il padre di Carlo, infatti, lo scoprì solo il lunedì mattina, presentandosi al solito bar. Arrivano i complimenti degli amici di sempre, lui rimane stupito, poi gli spiegano che il giorno prima Carlo aveva giocato con la Roma. La gara finì 1-1 con la rete di Tasso per i giallorossi, e per Mazzone fu la prima gara in Serie A.

 

2 – L’INFORTUNIO e la FINE DELLA CARRIERA DA CALCIATORE DI MAZZONE

 

Il 3 Marzo del 1968 segna la fine della carriera da calciatore del giovane Carlo Mazzone. Si gioca il derby tra l’Ascoli (dove gioca) e la Sambenedettese. Carletto rincorre un avversario, Urban, e colpisce il suo ginocchio con la tibia destra. La gamba fa crack, lui prova a rientrare in campo, il dolore è lancinante, ma non può lasciare il terreno di gioco in un derby dove non erano ancora permesse le sostituzioni. Alla fine si fa buttare fuori per la disperazione. Una brutta frattura, calcificazione ossea difficile, convalescenza lunga. Quando riprese, non era più quello di prima, ma per fortuna arrivò Costantino.

 

2 – L’INCONTRO CON COSTANTINO ROZZI DI CARLO MAZZONE

 

C’è un personaggio chiave nella storia calcistica di Mazzone, come allenatore. Carletto guida il settore giovanile dell’Ascoli, la prima squadra non va bene e Rozzi si affida a lui: “Carletto, fammi il piacere, vai in panchina e vedi che puoi fare”. Una storia che si ripete per tre volte, Mazzone va in panchina al posto del tecnico esonerato, risolleva la squadra e torna ai giovani lasciando al nuovo arrivato il compito di terminare il campionato. Nel 1969/70, però, le cose vanno diversamente. Mazzone si siede in panchina ma stavolta Rozzi vede in lui il futuro. “Ho deciso che resti in panchina fino alla fine del campionato, e non solo. Il prossimo anno parti tu come allenatore”. Mazzone, soddisfatto, ha però una richiesta, strana per il calcio di oggi. Il problema infatti non sono i soldi, ma la certezza del suo futuro. Mazzone accetta ma con una promessa, che se le cose vanno male lui torna al settore giovanile, perché ha già due figli a una famiglia da mantenere. Rozzi non fa una piega: “Qualunque cosa dovesse accadere non ti preoccupare, quel posto sarà tuo. E se lascio l’Ascoli tranquillo che ti prendo nella mia azienda, ho capito che sei una persona perbene”. Storie e parole che, al giorno d’oggi, sembrano lontane anni luce.

 

4 –  IL 4-3-3- DI MAZZONE E DEL SUO ASCOLI

 

C’è chi per anni gli ha dato del difensivista, ma forse non conosce la storia. Le squadre di Carletto Mazzone, infatti, facevano scuola per come giocavano. Dopo il 1974 sulla panchina della Nazionale c’è Fulvio Bernardini, un’istituzione. Lui, nell’Aula Magna di Coverciano, pronuncia queste parole: “Si parla tanto di zona e calcio totale, di imitare gli olandesi con Crujff, Krol, Haan, Neskens ma per capire come si fa non c’è bisogno di andare in Olanda. Io vi dico di andare a vedere come gioca l’Ascoli di Mazzone”. L’innovatore Carletto, infatti, aveva portato l’Ascoli dalla Serie C alla Serie A, giocava a zona e faceva il 4-3-3 con Colombini – Bertarelli e Campanini nel tridente d’attacco. Smarcamento senza palla, due uomini sempre vicini a ogni uomo in possesso del pallone, una squadra che ha un gioco e che sfrutta alla perfezione le caratteristiche dei suoi uomini. E arriverà un giorno, nel 1994, in cui Mazzone riuscì a disintegrare lo stratega moderno del 4-3-3, ma lo vedremo più avanti.

 

5 – SAPER CAPIRE GLI UOMINI, LA STRATEGIA DI MAZZONE

 

C’è una caratteristica che definisce l’allenatore Carlo Mazzone. Come uno dei suoi predecessori, Nereo Rocco, Mazzone ha sempre allenato prima l’uomo, e poi il calciatore. Ha sempre osservato tutti i più piccoli dettagli che gli potevano far capire come stava un suo giocatore. Li scrutava a tavola, con la coda dell’occhio, vedeva chi scherzava e chi no, chi mangiava e chi no, se uno di loro era triste o meno. Perché solo un uomo sereno, in campo, è pronto a dare tutto. Lo schema, senza l’attenzione per l’uomo, non arriva da nessuna parte.

 

6 – MAZZONE SCOPRE FRANCESCO TOTTI

 

Molti non sanno che è stato proprio Carlo Mazzone a far scoprire, al grande calcio, Francesco Totti. Solitamente il tecnico chiamava sempre qualche ragazzino della Primavera il giovedì per fare le partitelle con la prima squadra ed arrivare cosi a undici contro undici. Un giorno nei tre-quattro giocatori c’è Totti. Mazzone si confida subito con il suo vice Menichini: “Senti  una cosa, hai visto quel ragazzino a centrocampo? Che impressione t’ha fatto, come si chiama?

Mazzone non sapeva neanche il nome, ma lo volle con i grandi fino al sabato, tenendo anche gli altri per camuffare la promozione ai giornalisti. Quel ragazzino aveva 16 anni ed era Francesco Totti, che il 27 febbraio del 1994 Mazzone fece giocare da titolare contro la Sampdoria in Coppa Italia.

 

7 – IL RUOLO DI ANDREA PIRLO nel BRESCIA di MAZZONE

 

E’ stato Carlo Mazzone a dare una nuova vita calcistica ad Andrea Pirlo. Talento nell’Inter, poi nella Reggina e nell’Under 21, Pirlo era un gran bel fantasista, che però faticava a spiccare anche nel calcio dei grandi. Mazzone lo studia, sa che può dare tanto e un giorno lo prende da parte e gli dice: “Io voglio accrescere la qualità del nostro gioco, tu mi puoi aiutare perché, come si dice, c’hai i piedi buoni. Hai senso tattico, sai come ti devi muovere. Finora hai fatto la mezza punta, adesso ti chiedo di cambiare posizione, farai il playmaker davanti alla difesa, il nostro regista arretrato”.

Pirlo passa poi al Milan, dopo aver ringraziato Mazzone, e Ancelotti lo promuove titolare nello stesso ruolo che gli aveva disegnato Mazzone, davanti alla difesa con Seedorf e Gattuso ai fianchi. Ancelotti gli chiese: “Come ti sei trovato a Brescia? “Benissimo”, rispose Pirlo. “E allora continuiamo a coltivare l’idea che ha avuto il mio amico Carletto Mazzone…”. Da quel momento è nato il Pirlo che tutti oggi conosciamo.

 

8 – 27  NOVEMBRE 1994: LAZIO – ROMA 0-3

 

Questa data rimane scolpita nella carriera di Carlo Mazzone. Guida la Roma, la squadra del suo cuore, ed è in programma il derby contro la prima Lazio di Zeman, quella di Signori, Casiraghi e Boksic. Il Corriere dello Sport nella settimana che precede la gara fa i confronti tra i giocatori, e la Lazio vince 10 a 1, solo Aldair risulta essere superiore a un biancoceleste. Zeman appariva come il profeta, Mazzone come l’allenatore superato. Lui si fa venire un’idea, ogni giorno ritaglia quelle pagine e le attacca sulla porta dello spogliatoio, colpisce l’orgoglio dei suoi giocatori, che la domenica mattina attaccano loro l’articolo che dava, chiaramente, Zeman vincitore su di lui. Fu la gara perfetta, la Lazio andò subito sotto con la rete di Balbo, poi Cappioli e nella ripresa Fonseca. I biancocelesti mai in partita, la Roma che sfiorò in più occasioni la goleada. Finì 3-0, con Carlo Mazzone acclamato sotto la Curva Sud, una delle sue più grandi soddisfazioni.

 

9 – CARLO MAZZONE E ROBERTO BAGGIO

 

Un incontro magico quello tra Carlo Mazzone e Roberto Baggio. E’ l’estate del 2000, Baggio ha appena regalato all’Inter la qualificazione in Champions con due reti nello spareggio con il Parma, ma si ritrova senza squadra. Si allena da solo, Mazzone ogni mattina legge i giornali e scopre che il fantasista è vicino a firmare per la Reggina di Lillo Foti, e ci prova. Si fa dare il suo numero, lo chiama. “Pronto, sono Mazzone. Ho letto che vai alla Reggina, ma è vero? Scusa, io non vojo sapè se ce vai o nun ce vai a Reggio Calabria, però te vojo di’ ‘na cosa: ma perché non vieni a Brescia? Sta pure vicino a casa tua..”

Il magari di risposta di Baggio fa scattare Mazzone, che chiama Corioni, gli propone l’affare e lo convince, anche se il Divin Codino fa aggiungere una postilla al contratto. Baggio rimane a Brescia solo e soltanto se l’allenatore è Carlo Mazzone.

 

10 – ATALANTA – BRESCIA E QUELLA CORSA SOTTO LA CURVA di CARLO MAZZONE

 

E’ una delle immagini più genuine ma anche una di quelle che Mazzone vorrebbe cancellare dalla sua carriera. Quella corsa sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta dopo il 3-3 del suo Brescia. Sul 3-1 per i bergamaschi arrivano i cori contro di lui, indicandolo come romano di m… e figlio di p…. In pochi hanno provato a spiegare la sua reazione, che Mazzone spiega ricorrendo ad un episodio molto intimo, familiare. Carlo Mazzone ha perso la madre giovanissima, quando questa aveva 51 anni. Le teneva la mano negli ultimi momenti, l’aiutò a girarsi nel letto, ed in quel momento lei esalò l’ultimo respiro. Ecco spiegato perché quegli insulti lo fecero montare. Offensivi, inspiegabili, lo avevano colpito al cuore, e per questo reagì. Poi se ne pentì, ma chi ama e ha amato Carlo Mazzone non potrà mai rappresentarlo con quel gesto, ma con tutto quello che di buono ha fatto nel calcio e per il calcio.

Alessandro Grandoni

 

C'era una volta la Nazionale Under 21 capace di dominare il proprio Europeo di categoria, per ben 12 anni. Cinque successi, a cavallo del 1992 e il 2004, con tre Commissari Tecnici diversi, da Cesare Maldini a Claudio Gentile, passando per Marco Tardelli. Quello che vogliamo raccontare è esattamente l'Europeo Under 21 del 2000, disputato in Slovacchia, con la coppia Andrea Pirlo - Roberto Baronio, prossima all'avventura alla guida della Juventus Under 23, in grande spolvero e lanciata, insieme a Gennaro GattusoNicola Ventola e Simone Perrotta nel breve periodo a prendersi le redini della Nazionale azzurra e del calcio italiano, con fortune che poi come abbiamo visto si sono divise.

Europei Under 21 - la Rosa dell'Italia di Tardelli

Dei quattro alfieri abbiamo già detto, ma è ben notare come i due portieri fossero Abbiati (l'anno prima aveva vinto lo Scudetto con il Milan) e Morgan De Sanctis. Difesa composta da Grandoni, Zanchi, Bruno Cirillo e Francesco Coco, con Rivalta, Mezzano e Matteo Ferrari in alternativa. Era il centrocampo a brillare davvero, ovviamente Pirlo, che giocava ancora trequartista, Baronio e Gattuso le mezzali, con Cristiano Zanetti vertice basso del rombo. In alternativa Vannucchi, Firmani, Marco Rossi e Simone Perrotta. Infine l'attacco, con Nicola Ventola e Gianni Comandini (in grande spolvero in quegli anni al Milan), più Gionatha Spinesi. Allenatore ovviamente Marco Tardelli.

Europeo Under 21 - il cammino degli azzurri

Quello del 2000 disputato in Slovacchia, è il primo Europeo di categoria Under 21 disposto sui due classici gironi all'italiana. Prima di allora la formula era sempre con otto squadre qualificate, ma con tabellone tennistico ad eliminazione diretta, dai Quarti di Finale fino alla Finale per il titolo Europeo, che ogni due anni da come adesso anche diritto alle migliori quattro, di qualificarsi per il successo torneo Olimpico. Nel Girone A all'epoca erano presenti la Repubblica Ceca di Jankulovski e Milan Baros, la Spagna da sempre una delle squadre da battere ed è cosi ancora oggi, ovviamente l'Olanda allora con Van Bommel e la Croazia con un giovane Igor Tudor. Fù la Repubblica Ceca a qualificarsi in Finale con gara decisiva vinta per 4-3 sulla Croazia, con Spagna che andò allo spareggio per l'Olimpiade di Sidney. Dal lato dell'Italia di Tardelli, inserita nel Girone B si presentarono la Slovacchia padrona di casa, l'Inghilterra di Frank Lampard e la Turchia, fanalino di coda del raggruppamento, chiuso con 0 punti e 3 sconfitte. L'esordio degli azzurri avvenne il 27 Maggio con Comandini e Pirlo a decidere il match con gli inglesi, mentre il pari con la Slovacchia (a segno Baronio e Bubnic), costrinse gli azzurri al successo con la Turchia, che arrivò il 1° Giugno, con i gol di Spinesi, ancora Baronio stavolta su rigore e Nicola Ventola.

Europeo Under 21 - il trionfo di Andrea Pirlo

La Finale si disputò a Bratislava e la Repubblica Ceca di Bruckner, allora Ct dell'Under 21 che di li a poco prese le redini della Nazionale maggiore (lo ricordiamo nel Mondiale tedesco del 2006). In porta c'era Chvalovsky, difesa a quattro con Tyce, Petrous, Lengyel e Ujfalusi (in Italia giocò nella Fiorentina). Centrocampo con Heinz, Jarolim, Dosek e ovviamente Jankulovski. Attacco composto infine da Dosek e Sionko, con Grygera e Baros subentranti nella ripresa. Tardelli dispose la sua Italia con un 4-4-2 con centrocampo a rombo, come andava all'epoca. Pirlo come detto sulla trequarti, con Baronio e Gattuso ai lati, Zanetti vertice basso. Difesa a quattro con Grandoni, Zanchi, Cirillo e Coco. Attacco con Spinesi e Comandini, mentre nel secondo tempo entrarono Vannucchi, Firmani e Ventola. La consacrazione della stella del Maestro arrivò al 41', con il gol del vantaggio su calcio di rigore. Pari di Dosek ad inizio ripresa e il calcio di punizione, che ovviamente sempre Andrea Pirlo (nominato Man of the Match e capocannoniere dell'Europeo con 3 reti), mise direttamente all'incrocio dei pali. Il resto è ormai storia.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Fabrizio Consalvi

I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Ok