Aprile 01, 2020

VAR a chiamata: dalla NBA al calcio, limiti, possibilità e difficoltà di applicazione

"L’Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a sperimentare la tecnologia nel calcio. L’adozione del Var da parte dell’IFAB, infatti, è stata preceduta da un periodo di prova off line nel massimo campionato italiano che ha generato risultati eccezionali, contribuendo in maniera determinante all’implementazione del protocollo definitivo. Animata dallo stesso desiderio di innovare e con il medesimo spirito di servizio dell’epoca, la FIGC si è fatta interprete delle richieste pervenute nelle ultime settimane da numerose Società di Serie A ed ha anticipato informalmente alla FIFA la propria disponibilità a sperimentare l’utilizzo del challenge (la chiamata all’on field review da parte delle squadre), nei tempi e nei modi che l’Ifab eventualmente stabilirà. La Federcalcio è convinta che, continuando il percorso già intrapreso, si possa portare il calcio in una dimensione sempre più vicina ai milioni di appassionati, senza intaccare l’autorevolezza dell’arbitro bensì fornendogli strumenti concreti di ausilio."

Questo è quanto recitava il comunicato emesso dalla Figc lo scorso 13 Febbraio, aprendo di fatto la strada per la prima volta in assoluto al cosiddetto "Challenge", ossia la chiamata da parte delle due panchine, ristretto nello specifico calcistico agli allenatori, dell'on-field-review, vale a dire la revisione di un episodio dubbio da parte dell'arbitro al Var, per essere il più diretti possibile. Già conosciuto e regolamentato in altri sport di squadra con il Basket e la NBA soprattutto a fare da esempio migliore.

VIDEO, NBA - INSTANT REPLAY - CHALLENGE

 

Prontamente rispedita al mittente è stata la candidatura della FIGC a fare da apripista all'esperimento, cosi come successo con il Protocollo Var, ora adottato nei maggiori campionati europei, Champions League ed Europa League (a partire dai Sedicesimi di Finale che inizieranno questa sera). Sia l'IFAB (International Football Association Board, organo internazionale, composto di soli 8 membri, indipendente dalla FIFA e dalle quattro Federazioni britanniche che la compongono, inglese, scozzese, gallese e nord-irlandese) e che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica e innovazione delle regole del gioco del calcio a livello internazionale e nazionale, sia in maniera più diretta gli allenatori, hanno di fatto bocciato la richiesta, spenta praticamente sul nascere.

VIDEO, CALCIO - VAR (Video Assistant Referee)

 

Ma come viene applicato l'Instant Replay in NBA?

In quali casi?

Soprattutto come funziona il Challenge a disposizione delle due panchine?

Proviamo a dare delle risposte, partendo dal regolamento in atto a partire da questa stagione in USA, mostrando come abbiamo visto nel video su Portland - Dallas di NBA degli esempi in positivo, ossia quando è stata effettivamente cambiata le decisione degli arbitri dopo una chiamata da parte di un tecnico, sia in negativo con il caso più eclatante avuto in San Antonio Spurs - Houston Rockets. Poi sposteremo l'attenzione sul calcio, chiarendo dal Regolamento FIGC come viene usato il VAR e in quali casi, per arrivare alla possibile o meglio dire, futuribile applicazione del Challenge.

NBA - INSTANT REPLAY

REGOLAMENTO - METODI DI APPLICAZIONE

Sull’ultima azione di ogni quarto o supplementare

-Validità o meno di un canestro segnato sulla sirena di fine periodo

SE si è verificata (e QUANTO TEMPO resta sul cronometro dopo):

-Uscita dal campo del tiratore
-Infrazione di 24”
-Infrazione di 8”
-Un fallo prima dello scadere

Negli ultimi due minuti di gara e del supplementare

-Infrazione di 24” o meno sul tiro
-Se il tiro è arrivato prima o dopo un fallo fischiato
-Chi ha toccato per ultimo la palla

In ogni momento della gara

-Decidere se un canestro è da 2 o da 3 punti
-Ripristinare il tempo esatto sul cronometro di gara o dei 24” dopo un malfunzionamento
-Identificare il giocatore che deve tirare i tiri liberi
-Identificare i coinvolti in una rissa

Come si può evincere essendo il basket un gioco già di per se dal tempo effettivo e con situazioni quasi del tutto oggettive, l'applicabilità dell'Instant Replay è molto precisa che difficilmente lascia spazio ad interpretazioni. Ora vediamo come viene invece regolamentato il challenge a disposizione delle due allenatori/coach.

NBA - CHALLENGE

Gli allenatori hanno a disposizione una sola chiamata a partita, senza altri criteri di assegnazione o revoca.

La lega ha stabilito le circostanze ed i limiti della nuova regola: i coach devono avere ancora un time-out disponibile per chiamare il “challenge”, e possono chiedere la revisione di: falli personali, stoppate illegali e possesso sulla rimessa in gioco.
Dopo la richiesta, la panchina deve spendere un time out per permettere agli arbitri di verificare la chiamata, ed in caso di chiamata arbitrale corretta la squadra perderà il time-out.

In caso di “overrule”, la panchina richiedente ha invece indietro il time-out speso. Alla terna arbitrale è affidato il solo compito di revisionare le chiamate di fallo personale, mentre spetta agli ufficiali del NBA Replay Center rivedere le altre fattispecie, gli allenatori possono “contestare” solo le chiamate arbitrali, e non eventuali fischi mancati.

NBA INSTANT REPLAY/CHALLENGE - ERRORE e IMPOSSIBILITA' DI APPLICAZIONE (SAN ANTONIO - HOUSTON)

 

Partiamo da un presupposto semplice, il supporto video, Instant Replay o Var che sia non toglie del tutto l'errore, cosi come la soggettività dei direttori di gara nel rivedere o meno un determinato episodio. Come si può capire dal filmato sovrastante James Harden va a canestro in schiacciata, per i direttori di gara la palla "sembra essere rimbalzata fuori dalla retina". La fattispecie della giocata era soggetta a un possibile review, ma il regolamento concede 30 secondi all’allenatore per chiamare il challenge, 30 secondi trascorsi dalla panchina di Houston e dall'allenatore Mike D'Antoni a protestare, quindi nessuna revisione da parte dei direttori di gara in primis e nessuna possibilità di chiamata da parte del coach in seconda battuta.

CALCIO - PROTOCOLLO VAR - PRINCIPI REGOLAMENTO IFAB / AIA / FIGC 2019/2020

              

 

CLICCA QUI PER IL REGOLAMENTO COMPLETO AIA / FIGC con PROTOCOLLO VAR 2019/2020

Da qui in poi, entreremo nel campo delle "ipotesi". Ossia nel caso come detto in precedenza di un "futuro" in cui il Challenge venisse applicato anche nel calcio e quindi nel protocollo VAR. Innanzitutto dovrebbe essere modificato il punto numero 12 che dice: poiché il VAR controllerà automaticamente ogni situazione / decisione, non vi è necessità che gli allenatori o i calciatori richiedano una “revisione”.

Secondo assunto, qualora il Challenge venisse applicato anche nel calcio, dovrebbe venire richiesto una sola volta a partita ed esclusivamente su casi pienamente oggettivi, ossia: punto a. rete segnata / non segnata, punto d. scambio d’identità (quando l'arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato).

Di diversa natura invece sono i due punti centrali, i quali rientrano in ogni caso nell'ambito della soggettività del direttore di gara. Ossia: punto b. calcio di rigore / non calcio di rigore, punto c. espulsione diretta (non seconda ammonizione).

Il caso di un intervento scomposto in area di rigore, dove comunque l'entità del fallo è sempre soggetta ad interpretazioni che vanno da arbitro a arbitro, dalla nazionalità dello stesso (se è un arbitro inglese di norma sappiamo che tende a lasciar proseguire, se italiano o spagnolo meno) e dalla tendenza del direttore di gara a fischiare, sia in area che fuori contatti a limite o meno.

VIDEO ESEMPIO NEI CASI DI FALLO DI MANO 

 

C'è infine una specifica situazione, in cui il Challenge potrà essere applicato, ma qui andiamo di molto oltre con la fantasia, di un calcio visto sempre più futuro. Cosa dice il nuovo regolamento adottato da questa stagione ed il più delle volte soggetto ad intepretazione: 

FALLO DI MANO: Sarà considerato fallo di mano al verificarsi di una di queste condizioni : 1) Tocco volontario. 2) Posizione innaturale, anche se involontaria, quando il braccio è in linea con le spalle, o sopra le spalle, o lontano dal corpo. A prescindere dalla distanza tra chi tira e chi colpisce di mano. Unica eccezione avviene nel caso in cui chi calcia il pallone colpisca la sua stessa mano, in quel caso non è fallo.

FALLO DI MANO CON SCIVOLATA: E' stata infine chiarita la casistica relativa ai falli di mano avvenuti durante una scivolata: 1) se tocca la palla con il braccio in appoggio e questo è attaccato al corpo, non è fallo 2) se il braccio in appoggio è lontano dal corpo, è fallo 3) se tocca con l'altro braccio e questo è lontano dal corpo, è fallo.

In questo specifico caso, incrociando il tutto con il protocollo VAR e sempre restando nel pieno campo delle mere "ipotesi", il Challenge potrebbe venire applicato solo ed esclusivamente in caso di: calcio di rigore / non calcio di rigore (con un non ausilio della on-field-review, ossia la revisione in campo dell'arbitro).

 

 

Chiudiamo con le parole del tecnico dell'Inter Antonio Conte, il quale nella conferenza stampa pre Lazio - Inter, si era espresso in questa maniera sul Var a chiamata. Non l'unico allenatore ad esprimere dei dubbi in merito: "Non mi piace. Io non devo chiamare nessuno, se c'è una situazione sotto gli occhi di tutti che è chiara, che devo chiamare? La devono vedere loro. Parliamoci chiaro. Abbiamo già tanti pensieri durante la partita. La gente che sta lì che fa?. Quando vedo le partite in tv mi sembra che le immagini siano abbastanza chiare e nitide per prendere una decisione uniforme al 95%. Il Var a chiamata è una cosa non utile. Sei lì, hai le immagini, non puoi essere sempre sicuro al 100%, però...".

Come abbiamo visto, pur entrando nel semplice campo delle ipotesi, il Challenge può essere uno strumento adatto a supportare il VAR ma con dei limiti ben precisi. Non eliminerebbe di fatto la soggettività in molte situazioni, anche in caso di chiamata. Cosi come nel basket non toglie l'errore, anche di quelli chiari e clamorosi, cosi anche e soprattutto nel calcio (dove non esiste un tempo effettivo di gioco e dove la distanza tra allenatori e arbitri è molto più accentuata, date le dimensioni del campo) non eliminerebbe problemi ed episodi controversi. Aumentando invece le responsabilità di ogni allenatore.  

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

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