Maggio 30, 2020

INSIDE | Fiorentina - Milan: Pioli la gioca, Iachini no, ma poi la cambia

Un pareggio che ha fatto discutere, per molte cose, che premia da una parte la preparazione alla partita di Stefano Pioli, tecnico spesso sottovalutato, e dall’altra la reazione della squadra di Iachini, in dieci uomini, con il tecnico bravo a farsi e dare coraggio, forse un po’ tardi rispetto a quanto ci aspettavamo.

Fiorentina contro Milan è senza dubbio la partita più interessante della giornata, per questioni storiche e per esigenze di classifica, con i rossoneri che devono necessariamente continuare a marciare forte per poter coltivare il sogno europeo.

Iachini presenta i suoi con l’ormai consueto 3-5-2, davanti a Dragowski c’è Pezzella centrale, con Milenkovic a destra e Caceres a sinistra, sugli esterni di centrocampo, ma in realtà più che altro di difesa, ci sono Lirola da una parte e Dalbert dall’altra, con Pulgar in protezione davanti alla difesa e Castrovilli e Duncan ai lati. In avanti Chiesa in appoggio a Vlahovic, preferito a Cutrone come terminale offensivo.

Il Milan risponde con un 4-2-3-1 con Donnarumma in porta, in difesa Conti e Hernandez sono gli esterni con la coppia Romagnoli – Gabbia al centro, Bennacer e Kessie sono i centrali davanti alla difesa con Castillejo, Calhanoglu e Rebic alle spalle di Ibra.

 

PRIMO TEMPO PERFETTO DEL MILAN, E NON E' UNA NOVITA'

Fin da subito è chiaro il copione del match, il Milan fa la partita, la Fiorentina aspetta, forse anche troppo. I rossoneri partono forte, pressano alto con Rebic, Ibra e Castillejo in costante pressing sui tre centrali viola, la Fiorentina fatica infatti ad uscire palla al piede dalla difesa e quando lo fa, imbeccando gli avanti, il Milan è bravissimo e concentrato a stringere le marcature difendendo in avanti e non concedendo quasi nulla ai padroni di casa. Pioli, in questo, è un maestro, come dimostrano anche le splendide partite, soprattutto nei primi tempi, con Juve e Inter, finchè i suoi sono concentrati e sul pezzo il Milan riesce a non far giocare nessuno.

Iachini, dall’altra parte, prepara il match in maniera decisamente troppo guardinga. E’ vero che rispetto a Montella il suo credo, applicato a questa squadra, è più attendista e volto a sfruttare le ripartenze di Chiesa e Vlahovic, ma in una gara del genere era lecito attendersi qualcosina in più. Lo slavo, in fase di non possesso, si francobolla a Bennacer ma il Milan è bravo a giocare ed eludere il pressing viola anche perché, quest’ultimo, quasi mai è cosi organizzato da non lasciar spazio di manovra. Dopo una prima mezzora in cui la Fiorentina fatica, Iachini decide anche di invertire le posizioni di Castrovilli e Duncan vicino a Pulgar, ma la mossa non porta i risultati sperati. Dalla parte opposta il Milan, perfetto in fase di non possesso, lamenta ancora qualche carenza quando il gioco lo deve costruire.

Castillejo e Rebic, infatti, non trovano sempre lo spazio libero per fare male, la Fiorentina difende praticamente sempre a cinque dietro, e manca quel giocatore in grado di inventare un copione diverso. Il trequartista, alla fine, lo fa Ibra che però quando viene fuori dall’area è decisamente meno pericoloso, oltre che poco preciso. Il gol che mette a segno meriterebbe, per la bellezza, di essere convalidato, ma al di là della rete che si costruisce da solo, fa poco e niente. Il Milan si affida spesso al lancio lungo a cercare la sponda dello svedese in area ma la Fiorentina è brava e l’ha preparata bene, limitando al massimo la sua pericolosità.

Nella ripresa la sale di tono almeno dal punto di vista dello spettacolo, il Milan ha il merito, perché in fondo ci ha sempre creduto, di sbloccarla con l’ormai solito Rebic, gli spazi si aprono ed al 62’ l’espulsione di Dalbert per fallo su Ibra sembra spianare la strada ai rossoneri. Qui, però, la partita cambia.  

LA FIORENTINA INIZIA A GIOCARSELA

Quella che prima era una gara dove il Milan pressava alto, compatto e attento, ora deve necessariamente diventare una partita con i rossoneri che gestiscono, amministrano e sfruttano gli spazi che, inevitabilmente, i viola devono lasciare. Ed invece no. I rossoneri perdono Donnarumma per infortunio, ma poco male perché Begovic non lo farà certo rimpiangere, Iachini di contro decide di tentare il tutto per tutto. In dieci opta per un 3-4-2 altamente offensivo, con Chiesa e il neo entrato Igor sugli esterni di centrocampo e la coppia Vlahovic e Cutrone in avanti.

Il Milan, fino a quel momento praticamente perfetto, evidenzia tutti i suoi limiti di tenuta, soprattutto mentale. La squadra fatica a gestire la palla, non aiutata anche dagli avanti con lo stesso Ibra che difficilmente riesce a farsi dare palla addosso per proteggere e far respirare. La squadra inizia a perdere fiducia e le prime occasioni viola non fanno altro che far tornare alla mente i secondi tempi spesso deficitari dei rossoneri.

Il gol, è vero, arriva su calcio di rigore inesistente, ma è altrettanto vero che prima di quello e anche dopo il Milan rischia e concede davvero troppo, per una squadra che è in superiorità numerica.

La formazione di Pioli, paradossalmente, subisce poi le più pericolose iniziative avversarie in fase di ripartenza, concedendo davvero troppo mostrando scarso equilibrio. La squadra si allunga, quando attacca non riesce più a essere poi concentrata e attenta in fase di riconquista, la Fiorentina riesce quasi sempre a questo punto a trovare giocatori liberi tra le linee ed in velocità Chiesa e Vlahovic hanno davvero pochi rivali.

Il pareggio, alla fine, ci può stare. Iachini, da parte sua, ha mostrato forse un po’ troppo timore reverenziale nei confronti di una squadra che poteva anche essere attaccata, come ha dimostrato l’ultima parte di gara. Dalla parte opposta Pioli può essere contento della crescita generale della sua squadra, ora sicuramente più attenta e ordinata, ma i limiti di una formazione così giovane e con poche certezze rimangono, come dimostra il secondo tempo quando, in superiorità numerica ed in vantaggio, il Milan perde la bussola.  

Fiorentina – Milan finisce uno a uno e, Var a parte, è un risultato che rispecchia quanto visto in campo.

Alessandro Grandoni

 

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di CalcioNazionale.it, fondato nel 2013. Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso l'Università "La Sapienza" di Roma, iscritto all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti del Lazio dal 2005, ha collaborato con varie testate ed emittenti tra cui Radio Incontro, Italia Sera, Infopress, Corriere dello Sport, Gold Tv. 

Direttore anche del portale di Calcio Giovanile e Dilettante della Regione Lazio www.fuoriareaweb.it

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