Marzo 29, 2020

STORIE | Amburgo Campione d'Europa 1983, il capolavoro di Happel

Ernst Happel - Allenatore Amburgo 1983 Ernst Happel - Allenatore Amburgo 1983

"Un giorno senza calcio, è un giorno inutile". Partiamo da una delle sue citazioni più famose, per iniziare il racconto di una delle Finali più sorprendenti dell'intera storia della Coppa dei Campioni, ora Champions League. Un capolavoro tattico, il secondo a dir la verità della carriera di Ernst Happel, allenatore austriaco che per primo è riuscito nell'impresa di vincere due trofei continentali con due squadre diverse, di due Nazioni diverse, cosi come primo in assoluto a disputare tre Finali di Coppa dei Campioni con tre squadre diverse, sempre di tre Nazioni diverse, Olanda, Belgio, Germania.

Perchè in fondo parte da li la storia del calcio moderno, senza Happel, non sarebbe esistita l'epopea del calcio olandese e quindi della filosofia che lega il Barcellona per come lo conosciamo oggi. Perchè a Happel, esempio perfetto di allenatore viandante, Mourinho si è ispirato in primis, dalle tecniche di allenamento ai rapporti quasi mai cordiali, con la stampa stessa. Scendendo si può dire che sia il calcio veloce di Guus Hiddink, che di Louis Van Gaal (altri due tecnici viaggiatori) sia stato chiaramente ispirato al suo.

         

 

ERNST HAPPEL E IL CAPOLAVORO AMBURGO

Ado den Haag, Feyenoord (con cui vinse la prima Coppa dei Campioni del calcio olandese nel 1969-70, contro il Celtic favorito alla vigilia), Bruges (condotto in Finale della massima competizione europea), quindi Amburgo. Ed è qui che ci fermiamo, perchè ad Atene nel lontano 1983 è andata in scena una Finale che è il capolavoro tattico di Happel e il punto a cui far riferimento, quando si parla di Juventus e dei "problemi" in Finale di Champions League. Bianconeri con sei Campioni del Mondo in campo (Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli, Rossi), più la fantasia di Michel Platini e Zibigniew Boniek. Contro un avversario sulla carta inferiore, la strada verso il primo titolo europeo per club sembrava in discesa, dieci anni dopo la sconfitta con l'Ajax di Crujiff a Belgrado.

Di contro un tecnico che con le italiane aveva sempre vinto, che aveva fin li conquistato un campionato olandese, tre campionati in Belgio e due trionfi di fila in Germania e che da "sfavorito" ha costruito tutte le sue fortune europee, non avendo mai allenato una grande per definizione, ma sempre una squadra contro, il Feyenoord (con l'Ajax di Michels dall'altro lato), il Bruges e non l'Anderlecht in Belgio, l'Amburgo (non il Bayern il Germania). Chiamato "il tiranno" dai suoi giocatori, costruì la compagine tedesca sui tre nazionali a disposizione, Kaltz, Felix Magath (poi a sua volta tecnico sia di Amburgo che in seguito di Werder Brema, Eintracht Francoforte, Stoccarda, Bayern Monaco e Schalke 04) e centravanti Horst Hrubesch. Con Hartwig squalificato, Happel modificò il suo integralismo tattico schierando in quell'occasione Rolff in marcatura fissa su Platini, con Bastrup e Milewski a sostegno dell'unica punta Hrubesch. Completarono l'undici Wehmeyer, Jakobs, Hieronymus e Groh, mentre tra i pali l'esperto Stein.

 

JUVENTUS - AMBURGO, LA PARTITA

La Juventus durò in pratica meno di dieci minuti, con un occasione in avvio per Platini e un colpo di testa di Bettega deviato da Stein. Ma il colpo da ko dell'Amburgo sarebbe arrivato poco dopo, al 9' quando Magath saltato Bettega ed evitato Tardelli, incrociò la conclusione sul palo opposto, Zoff impotente e 1-0. Da quel momento l'impianto tattico di Happel funzionò in pieno, con Platini praticamente annullato, tolto un taglio pericoloso nella ripresa che portò ad uno scontro in area tra Stein e Platini, con l’arbitro Rainea che lasciò correre. Tardelli fermo tra Wehmeyer e Milewski, gabbia preparata da Happel per togliere velocità. Trapattoni provò invece a cambiare le carte più volte, ma ne l'avanzamento di Platini, ne l'inserimento di Marocchino mutarono le sorti di un match, che era bloccato, fermo, ma nella sostanza perfettamente lineare.

 

L'Amburgo vinse la sua prima Coppa dei Campioni, per completare il ciclo, Trapattoni e la Juventus dovranno aspettare altri due anni (non la Finale dell'Heysel, ma l'Intercontinentale arrivata dopo, diede quella dimensione internazionale che al ciclo trapattoniano ancora mancava), più undici se si arriva alla Finale di Roma del '96 contro l'Ajax. Happel chiuse invece con un capolavoro il suo ciclo europeo, dando una lezione di pragmatismo a chi di solito ne ha fatto la regola. Per chiudere la carriera ci volle invece il ritorno in Austria (non al suo Rapid Vienna, ne tantomeno all'Austria Vienna, ma allo Swarovski Tirol, condotto ovviamente a due trionfi in campionato consecutivi). 

L'ultimo capitolo vero e proprio è la Nazionale austriaca del dopo Mondiali '90 e fino al match contro Israele, lascito immortale a questo straordinario sport.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Last modified on Giovedì, 26 Marzo 2020 16:42
Fabrizio Consalvi

Caporedattore - Giornalista Pubblicista dal 2015

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