Marzo 29, 2020

Fabrizio Consalvi

Pochi giocatori hanno alzato all'istante, sin dal loro arrivo il livello tecnico di una squadra, di per se già forte e ricca di campioni. Uno di questi è stato Wesley Sneijder, che dall'immediato approdo all'Inter è stato sin da subito protagonista, ossia dopo 24 ore e nel derby. Ma l'esempio perfetto riguarda Ricardo Izecson dos Santos Leite, conosciuto ai più con il suo pseudonimo, Kakà. Classe e potenza, con una progressione in grado di spaccare letteralmente in due le difese avversarie. Perfetto completamento di un reparto di centrocampo che nel Milan d'oro di Ancelotti poteva contare sulla geometria di Pirlo, sulla quantità di Gattuso e su di un Seedorf a tratti sublime. La scintilla di quel reparto che andava ad innescare all'occorrenza Shevchenko e Inzaghi arrivava dal numero 22, che nel suo primo periodo al Milan, era semplicemente imprendibile.

Nasce calcisticamente al San Paolo, dove chiude tutta la trafila delle giovanili e fà il suo esordio a 18 anni, nel Torneo Rio-San Paolo, siglando il suo primo gol in maglia tricolor tre giorni dopo, nel campionato Paulista (tra un campionato brasiliano e l'altro ci sono in terra verdeoro competizioni regionali) nella vittoria per 2-1 contro il Botafogo. Nel suo primo vero campionato nazionale chiude invece con un ragguardevole bottino a soli 18 anni di 12 gol in 27 partite, venendo inserito dalla rivista spagnola Don Balon nella lista dei migliori 100 giovani calciatori.

Figlio di un ingegnere è un brasiliano atipico, sfrutta si la sua classe, ma soprattutto una forza nelle gambe non comune, dotato di un accelerazione sui trenta metri a dir poco sublime. Giocatore completo, poteva usare entrambi i piedi e con ottimi risultati, oltre che nel ruolo a lui più congeniale di trequartista, veniva schierato all'occorrenza anche come seconda punta (nel famoso albero di Natale) o saltuariamente come esterno di centrocampo. Dotato di ottimo senso del gol, era anche un abile rigorista e ovviamente uomo-assist.
Particolare la sua esultanza, con braccia tese al cielo e occhi verso l'alto, dovuto ad un incidente di cui è stato vittima nel 2000, dov'è scampato alla paralisi. Da li, la sua forte fede cristiana. Noto anche per il suo impegno umanitario. Con la maglia del San Paolo ha vinto un Torneo Rio-San Paolo nel 2001 e un Supercampeonato Paulista nel 2002, venendo convocato dal Commissario Tecnico della Nazionale verdeoro Felipe Scolari per i Mondiali in Corea del Sud-Giappone dello stesso anno, dove con i suoi compagni diventa Campione del Mondo.

 

Kakà, il Milan e lo Scudetto

Il Milan grazie alla segnalazione e alla regia di Leonardo (all'epoca osservatore per i rossoneri) lo acquista per 8.5 Milioni di euro nell'estate del 2003, facendo il suo esordio in rossonero il 1° Settembre dello stesso anno in un Ancona - Milan 0-2, mentre il debutto in Champions League avveniva pochi giorni dopo contro l'Ajax a San Siro. Chiusura con il primo gol in Italia, nel derby contro l'Inter del 5 Ottobre 2003, siglando il gol del 2-0. Contribuisce in maniera decisiva alla vittoria dello Scudetto dei rossoneri di Ancelotti, con 10 reti in campionato e 4 in Champions League, dove il Milan viene eliminato dopo la straordinaria rimonta subita dal Deportivo La Coruna.

La stagione successiva firma 7 gol in campionato comprensivi di 9 assist, firmando la sua prima tripletta in Serie A contro il ChievoVerona, ma è in Champions League dove da il meglio di se, con doppietta allo Shakhtar Donetsk e assist nei Quarti di Finale di ritorno contro l'Inter, decisivo nella doppia Semifinale con il Psv Eindhoven dove firma all'andata i due assist per i gol di Sheva e Tomasson e soprattutto l'assist decisivo al ritorno, quando al 90' la rete di Ambrosini porta definitivamente il Milan nella Finale di Istanbul. Anche contro il Liverpool firma un assist e un gol nella lotteria dei rigori, con i rossoneri che subirono la famosa rimonta da 3-0 a 3-3, con ko ai penalty e Coppa ai reds. In crescita continua Kakà firmerà nella stagione 2005-2006 ben 14 reti in campionato e 18 sui 19 gol totali partendo da trequartista, ben 5 le reti in Champions League utili al Milan per raggiungere la semifinale persa, contro il Barcellona di Ronaldinho (un altro la cui stella si è eclissata fin troppo presto). E' però la stagione successiva, che Ricardo Leite trova la sua consacrazione.

Kakà, il Milan e la Champions League

Nel campionato 2006-2007 firma 8 gol e 6 assist, ma è nella competizione per club più importante al mondo che trascina i rossoneri verso quella che è stata definita come "la rivincita". Mette a segno ben 10 gol in 13 partite, con 3 assist a corredo. Va a segno in quattro delle prime sei gare del Girone H (dove sono inseriti i rossoneri), con gol all'Aek Atene, rete in Belgio contro l'Anderlecht e tripletta nel ritorno a San Siro (4-1). Gol negli ottavi contro il Celtic e a Monaco contro il Bayern nei quarti, fino alla doppia sfida con il Manchester United di un giovane Cristiano Ronaldo, dove trascina i rossoneri con due gol sublimi all'Old Trafford e da il la alla rimonta nel ritorno di San Siro (3-0), con una rasoiata sul primo palo. Ad Atene nella Finale contro il Liverpool il vero protagonista è stato Inzaghi, ma la Champions League vinta e il titolo di capocannoniere della competizione gli varranno a fine 2007 il Pallone d'Oro e il Fifa World Player, ultimo in ordine cronologico a vincere il trofeo prima del duopolio senza uscita Cristiano Ronaldo - Leo Messi (interrotto dal solo Modric nella scorsa stagione). Al debutto nel campionato 2007-2008, sul campo del Genoa, realizza una doppietta contribuendo al 3-0 finale, mentre cinque giorni più tardi, in occasione della Supercoppa Europea contro il Siviglia, sigla il definitivo 3-1. Infine vince con i suoi compagni il Mondiale per Club (la vecchia Intercontinentale), nella Finale contro il Boca Juniors, andando a anche a segno.

                                                                                                 Kakà bacia il Pallone d'Oro

 

Nel febbraio 2008 rinnova il proprio contratto con la società milanese, portando la scadenza al 2013, mentre ha segnato la sua seconda tripletta in campionato, terza con il Milan contro la Reggina, siglando ben 15 reti e contribuendo in maniera decisiva alla qualificazione dei rossoneri alla successiva Champions. In Europa sigla invece 2 gol su 8 partite, con Milan eliminato agli ottavi dall'Arsenal. Eguaglierà il suo record di gol stagionali (19) tra tutte le competizioni nel derby con l'Inter. Il lungo addio ai rossoneri era in realtà iniziato a Gennaio 2009, con la super offerta del Manchester City tra i 100 e i 120 Milioni, con il giocatore che rifiutò, con la famosa scena della maglia sventolata dalla finestra. La stagione lo portò comunque a realizzare il suo record di gol in Serie A, ben 16 con ultima marcatura contro la Fiorentina, ma l'addio era nell'aria e il Real Madrid trovò l'accordo con il Milan per 67,2 Milioni di euro.

 

Kakà, il Real Madrid e l'eclissi di un campione

Se al Milan aveva trovato la crescita e la definitiva consacrazione, inserito in una società che allora era un modello in un gruppo dai valori ben definiti, ben diversa è la questione al Real Madrid. Le merengues sono un club che per tradizione non coccola i suoi campioni, ma in un certo senso se ne serve, tenendo fede alla grandezza del Real (da Di Stefano a Raul, fino a Cristiano Ronaldo, senza eccezioni). Dove il fuoriclasse deve fare da solo. Il primo anno è condizionato dalla pubalgia, con prestazioni che ovviamente ne risentono. Firma il suo gol in blancos il 23 Settembre 2009 contro il Villarreal su calcio di rigore, mentre la prima doppietta arriverà nel match di ritorno con lo stesso avversario. Mette a segno un totale di 8 gol in Liga più uno in Champions, mentre la stagione successiva inizia con un intervento al ginocchio sinistro che lo costringe allo stop per 4 mesi. Chiude l'anno con 7 gol su 14 partite e la Coppa del Re, mentre la Liga è ancora del Barcellona.

Poco spazio, cosi come nella successiva stagione 2010-2011, con l'arrivo di Josè Mourinho segna comunque 5 gol in 27 partite, vincendo la sua prima Liga (secondo titolo nazionale dopo la Serie A vinta nel 2004), mentre in Champions i gol sono 3 su 8 partite (con Real eliminato dal Bayern ai rigori, con errore dal dischetto di Kakà, oltre che di Ronaldo e Sergio Ramos e bavaresi successivi Campioni, in Finale contro il Dortmund). Chiude la sua esperienza a Madrid nella stagione successiva, dove realizza le stesse medie dell'anno precedente, con 5 gol in 27 gare di Liga.

Il ritorno al Milan e gli ultimi anni

Torna in rossonero firmando un contratto di due anni, ma il Milan non è più lo stesso che aveva lasciato e lui non contribuisce in maniera significativa. Raggiunge comunque la ragguardevole cifra dei 100 gol in maglia rossonera nel 3-0 contro l'Atalanta, mentre trimbra la centesima presenza con il ChievoVerona siglando anche una doppietta. Chiude la stagione con 9 reti in 37 partite, l'ultima ad alto livello. Rescissione consensuale con i rossoneri che arriva il 30 Giugno 2014, firmando per l'Orlando City in Major League Soccer, con un periodo in prestito al suo San Paolo. In totale ha disputato 331 partite con la maglia del Milan, siglando 109 gol e 86 assist. Negli Stati Uniti d'America andrà a segno 24 volte su 75 partite, con 19 assist all'attivo. Decidendo di ritirarsi definitivamente il 17 Dicembre 2017.

Con il Brasile ha disputato ben 3 edizioni dei Mondiali, vincendo in Corea-Giappone nel 2002 e siglando il suo primo gol nella competizione iridata in Germania ai Mondiali 2006, nella prima partita dei verdeoro contro la Croazia. Chiuderà la sua esperienza con la maglia del Brasile con un Mondiale vinto e due Confederations Cup. Siglando 29 reti su 92 presenze con la Selecao.

Una delle vere sorprese della stagione in corso, anche se bloccata a causa del Coronavirus, è l'Hellas Verona di Juric e con esso la Primavera allenata da Nicola Corrent, finalista della Coppa Italia con la Fiorentina, dopo aver eliminato in semifinale in doppia sfida la Roma di Alberto De Rossi, dopo Frosinone e Cagliari rispettivamente nei Quarti e negli Ottavi di Finale. Prima volta per una squadra, che attualmente milita in Primavera 2, con quarta posizione attuale a quota 33 punti, in piena corsa per i play-off promozione, con Udinese e Spal.

I gialloblu sin dalla compagine di Juric presentano un età media piuttosto bassa (26,1) con solo tre elementi sopra i trent'anni, vale a dire il difensore Salvatore Bocchetti, il playmaker Miguel Veloso e ovviamente Giampaolo Pazzini. Diversi sono invece gli Under 21 messi in mostra oppure lanciati durante il corso della stagione, da Kumbulla (vero e proprio prodotto del vivaio gialloblu) e già preso dal Napoli a Claude Adjapong, preso dal Sassuolo, per finire con Andrea Danzi e soprattutto Eddie Salcedo arrivato in gialloblu via Inter. Vediamo però quali dei "Primavera" di Corrent, sono stati utilizzati nel corso di quest'annata e quali potranno essere utili nel momento in cui si dovesse riprendere l'attività, con uno sguardo attento anche sul futuro.

I migliori giocatori dell'Hellas Verona

LUCAS FELIPPE: Centrocampista centrale, classe 2000 di nazionalità brasiliana. Può ricoprire all'occorrenza anche il ruolo di centrocampista di sinistra oppure anche trequartista. In stagione con l'Under 19 di Corrent, ha disputato 15 gare, tra campionato e Coppa Italia con un bottino di 8 reti totali (3 in Primavera TIM Cup). Infine 4 le volte in cui è stato convocato da Juric senza però essere mai utilizzato.

BOGDAN JOCIC: Trequartista classe 2001, di nazionalità serba, prelevato la scorsa estate dalla Stella Rossa di Belgrado, dove aveva già fatto l'esordio in campionato con i "grandi", 3 gare corredate da un assist. Nella stagione attuale con la Primavera di Corrent, è stato utilizzato 20 volte tra campionato e Coppa Italia, con 3 gol all'attivo e 3 assist. Due infine le convocazioni ottenute da Juric, rispettivamente contro Bologna e Lecce. Presente nelle varie Nazionali giovanili serbe, con 2 presenze e un gol in Under 18 e 5 presenze in Under 19.

 

BERNARDO CALABRESE: Difensore centrale classe 2002, per lui ben 23 presenze nella Primavera di Nicola Corrent (il più utilizzato), con un gol fatto in Coppa Italia e 2 assist, suddivisi tra campionato e Coppa Primavera.

DESTINY UDOGIE: terzino sinistro classe 2002 e nazionale Under 19. In totale 15 match disputati con 3 gol all'attivo e 4 assist. Cresciuto nel Settore Giovanile dell'Hellas Verona, vanta anche 4 presenze nell'Italia Under 18 e altrettante nell'Italia Under 19.

MATTIA TURRA: Centrocampista centrale classe 2002, in stagione ben 20 gare disputate con l'Under 19 di Nicola Corrent, con 5 presenze in Coppa Italia, con 2 gol all'attivo e un assist.

PRECIOUS AMAYAH: Ala destra classe 2000, ben 24 le volte che è stato chiamato in causa da Nicola Corrent, con 4 gol all'attivo esattamente distribuiti tra campionato e Coppa Italia. Come Calabrese e Turra, fa parte degli indispensabili del tecnico dell'Under 19 gialloblu.

ADAMA SANE: Attaccante, classe 2000, senegalese di nazionalità, prelevato dalla Juventus a Gennaio 2018. In questa stagione in maglia gialloblu ha messo a segno 18 gol su 22 gare disputate, tra campionato (dove ha una media di un gol a partita, 15 su 16 gare) e Coppa Italia, corredati da 10 assist.

 

MATTIA FLORIO: Attaccante, classe 2003, protagonista spesso con l'Hellas Verona Under 17 dove ha realizzato 6 reti nell'attuale stagione, ma convocato in ben 4 occasioni da Nicola Corrent in Primavera, dove ha fatto il suo esordio nel match di Coppa Italia a Pordenone. Da tenere d'occhio nel prossimo futuro.

PHILIP YEBOAH ANKRAH: Punta centrale classe 2002, di nazionalità ghanese. Protagonista nelle giovanili gialloblu dov'è cresciuto, vanta nell'attuale stagione 22 match disputati tra campionato e Coppa Italia, con ben 8 gol messi a segno e 4 assist all'attivo.

NUNZIO BRANDI: Centrocampista classe 2001, all'occorrenza può ricoprire il ruolo di difensore centrale. Uno dei più utilizzati dal tecnico Nicola Corrent, con le sue 22 gare all'attivo tra campionato e Coppa Italia, con un gol fatto proprio in tale competizione e 3 assist.

 

                                                                                                                                                                                                               

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

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Un talento puro, capace di interpretare a meraviglia quasi tutte le posizioni offensive. Parliamo di Gianmarco Cangiano, attaccante esterno ora in forza al Bologna, dove se ce ne fosse bisogno, ha trovato probabilmente il suo definitivo trampolino di lancio. Nato esterno d'attacco come detto pocanzi, può esprimere le sue doti anche da trequartista o sul lato opposto. Nato a Napoli (figlio d'arte), ma cresciuto calcisticamente alla Roma, dove con i classe 2001 formava un reparto d'attacco di assoluto spessore già dall'Under 14, con Bamba sull'altro lato e Barbarossa centrale, il tutto rifinito da Alessio Riccardi. Non poche sono state le gare dove i giallorossi hanno fatto letteralmente impressione, specialmente nei vari tornei di categoria, contro Paris Saint Germain ad esempio e Barcellona (quello allora di Bernabè Garcia, oggi in forza al Manchester City di Guardiola e Txiki Beguiristain per intenderci).

LA CARRIERA DI GIANMARCO CANGIANO

In giallorosso raggiunge la Finale del campionato Under 15 Serie A e B sotto la guida di Valerio D'Andrea, match poi perso per 1-0 con l'Atalanta ormai quattro stagioni orsono, con gol decisivo di Traore. Cangiano si toglie però il gusto della rivincita due anni più tardi, dove con l'Under 17 sigla un totale di 7 gol in 20 partite totali, tra regular-season e Fase Finale, conclusa con la vittoria tricolore sui bergamaschi per 3-2.

L'esordio in Primavera arriva la stagione successiva ed è datato 15 Settembre 2018, in un Roma - Sassuolo, mentre nella settimana seguente mette a segno la prima tripletta in categoria contro il Milan in trasferta. Una conclusione di destro a giro chiusa all'angolino basso, una girata di sinistro dopo inserimento in area di rigore e una stoccata sotto porta dopo aver tagliato l'area di rigore. Il Milan sembra essere nella passata stagione una delle sue vittime preferite, con tripletta ripetuta anche nel match di ritorno, mentre sigla un gol all'esordio in Uefa Youth League a Madrid, contro il Real, con giallorossi sconfitti per 3-1. Due le convocazioni ottenute tra i "grandi", rispettivamente contro la Spal e il Milan, entrambi i match disputati all'Olimpico.

GIANMARCO CANGIANO AL BOLOGNA

In estate arriva il trasferimento al Bologna e con i felsinei allenati da Emanuele Troise completa il percorso di maturazione, siglando nella stagione per ora interrotta, ben 8 gol su 18 gare disputate, corredando il tutto con ben 5 assist, dimostrando inoltre una innata ormai capacità di adattamento, con un gol schierato da punta centrale, ben 4 ovviamente da esterno d'attacco a sinistra, 2 a destra e uno da trequartista. Tre finora le convocazioni ottenute da Sinisa Mihajlovic, due lo scorso Novembre contro Inter e Sassuolo e una recente, il 22 Febbraio in Bologna - Udinese, senza però essere entrato in campo. Sicuri che l'esordio arriverà presto, anche nel corso di questa stagione, se si dovesse concludere. Con la garanzia di un tecnico come Sinisa, che non ha di certo remore nel lanciare in Serie A i giovani (vedi Donnarumma ad esempio). Cangiano in fondo è ancora un Under 19.

Presente nelle varie Nazionali giovanili azzurre, vanta 5 presenze nell'Italia Under 18 con un gol contro i pari-età della Grecia. Sei invece le convocazioni ottenute con l'Under 19 azzurra, esordio avvenuto lo scorso 14 Agosto 2019 contro la Slovenia, con Commissario Tecnico Alberto Bollini.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Da Plizzari a Diogo Costa, da Carnesecchi a Maarten Vandevoort. Sono tutti nella top 10 dei portieri Under 21, stilata secondo rendimento e valutazione. Dall'attuale estremo difensore del Livorno (di proprietà del Milan) e con un ormai piena esperienza tra Serie B e i due Mondiali Under 20 disputati, passiamo al giovanissimo portiere belga che con il Genk vanta già un campionato e una Supercoppa vinta nel suo paese, più l'esordio in Champions League avvenuto lo scorso dicembre contro il Napoli. Presenti, troviamo anche il francese Meslier, il portoghese Diogo Costa e un certo Gabriel Brazao, brasiliano di proprietà dell'Inter.

TOP UNDER 21 - PORTIERI

ALESSANDRO PLIZZARI: Classe 2000 che vanta già un enorme esperienza, con 34 gare complessive in Serie B, prima alla Ternana, poi al Livorno sempre ovviamente in prestito dal Milan, dov'è cresciuto calcisticamente. Nella stagione in corso sono 15 le gare disputate in maglia amaranto, con 29 gol subiti e 2 cleen-sheat. Come per Carnesecchi, sempre presente nelle varie Nazionali azzurre, con 14 presenze in Under 19, 9 in Under 20 dove ha disputato sia il Mondiale del 2017 arrivando terzo con l'Italia di Evani, sia più recente Mondiale svoltosi in Polonia (quarto posto dopo la finalina persa con l'Ecuador). Il contratto con il Milan scade nel 2023.

 

ILIAN MESLIER: Francese, classe 2000, di proprietà dell'Fc Lorient ma girato in prestito per questa stagione al Leeds United (Championship inglese) di Marcelo Bielsa. Tre le gare disputate in Inghilterra, 2 in campionato, una in FA Cup, con un gol subito e due cleen-sheat. Nella scorsa annata in Francia, 30 gare tra Ligue 2 e Coppa di Lega, con 32 gol subiti, mentre 11 volte ha mantenuto la porta inviolata. Stabilmente presente nelle varie Nazionali blues, attualmente presente nella Francia Under 21.

DIOGO COSTA: Classe '99, compirà 21 anni il prossimo 19 Settembre, portoghese e attuale secondo portiere del Porto. Per lui in stagione già 12 le gare disputate con 6 gol subiti e ben 7 cleen-sheat. Sempre presente nelle varie Nazionali lusitane con 19 presenze in Under 19, 10 in Under 20 e già 5 in Under 21. Contratto in scadenza, 2022.

RADOSLAW MAJECKI: Classe '99, di nazionalità polacca, milita nel Legia Varsavia, ma è di proprietà del Monaco. In Polonia ha già vinto un campionato, disputando nella passata stagione 26 gare complessive, tra campionato e Coppa, con 31 gol subiti e 11 cleen-sheat. Nel corso di questa stagione, prima dello stop aveva disputato 34 gare, comprese 8 nelle qualificazioni all'Europa League, con 27 gol subiti, 16 invece le volte in cui è riuscito a mantenere la porta inviolata. Presente nelle varie Nazionali della Polonia.

MARCO CARNESECCHI: Classe 2000, di proprietà dell'Atalanta ma in prestito al Trapani, con cui in questa stagione ha disputato 24 partite, comprensive di 45 gol subiti e 2 cleen-sheat. Campione d'Italia lo scorso anno con la Primavera bergamasca allenata da Massimo Brambilla, dove non è sceso in campo nella Fase Finale complice la convocazione ai Mondiali Under 20. Sempre presente ovviamente nelle varie Nazionali, con ben 14 presenze in Under 19, 3 le gare disputate con l'Under 20 allora di Nicolato e già 5 presenze in Under 21, esordio datato 6 Settembre 2019, in Italia - Moldavia 4-0.

 

GABRIEL BRAZAO: Classe 2000, di proprietà dell'Inter, via Parma che l'ha prelevato dal Cruzeiro nel Gennaio 2019. Attualmente è in prestito all'Albacete in Spagna. Promettente estremo difensore brasiliano, con la Nazionale Under 17 verdeoro ha vinto una Copa America di categoria. In questa stagione ha disputato 4 gare in tutto in terra spagnola, tra La Liga2 e la Coppa del Re, con 3 gol subiti e un cleen-sheat. Vanta 2 presenze nel Brasile Under 20.

MAARTEN VANDEVOORDT: Estremo difensore belga classe 2002, di proprietà del KRC Genk, dove seppur giovanissimo è il secondo portiere. In questa stagione vanta 12 presenze totali, tra campionato belga e Coppa Nazionale, più Uefa Youth League e l'esordio nell'ultima gara del Girone E contro il Napoli al San Paolo, 4-0 per i partenopei. Con il Genk ha vinto già uno Scudetto e una Supercoppa, mentre il suo percorso nella Nazionale belga arriva all'Under 19 con cui ha disputato 6 gare. Contratto in scadenza nel 2023.

 

KJELL SCHERPEN: Classe 2000 di nazionalità olandese, l'Ajax l'ha prelevato la scorsa estate dall'Emmen per 1.5 Milioni. 14 le gare disputate in stagione (nell'Eredivisie B, ossia Under 23 olandese), con 18 gol subiti e 5 cleen-sheat, sempre 14 invece le convocazioni ottenute da Ten-Haag, tecnico dei lancieri. Nella passata stagione all'Emmen ha disputato 35 gare (34 in Eredivisie e una in Coppa d'Olanda), con 72 gol subiti e 4 cleen-sheat. Ha fatto l'esordio nell'Olanda Under 21 di Van de Looi il 31 Maggio 2019, nel 5-1 degli orange contro il Messico.

DOMINIK KOTARSKI: Classe 2000 sempre di proprietà dell'Ajax, ma di nazionalità croata. I lancieri l'hanno prelevato nel Gennaio 2018 dalla Dinamo Zagabria con cui disputava la Uefa Youth League. E' l'alterego di Scherpen con cui si divide la porta dell'Ajax Under 23, per lui in stagione 13 gare disputate, 22 gol subiti e 3 cleen-sheat, 18 invece le convocazioni ottenute da Ten-Haag. Sempre presente nelle varie giovanili Nazionali, con 12 presenze nella Croazia Under 17, ben 7 in Under 19 e l'esordio in Under 20 arrivato lo scorso 6 Settembre 2019.

BERKE OZER: Classe 2000 di nazionalità turca, prelevato in prestito dal Westerlo ma di proprietà del Fenerbache. Nell'attuale stagione ha disputato 22 gare nel campionato Under 22 belga, con 23 gol subiti e 6 cleen-sheat. Presente nelle varie giovanili Nazionali, con 7 presenze nella Turchia Under 19.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Fabrizio Consalvi

Due Champions League con due squadre diverse, due Europa League con due squadre diverse, campionati vinti in Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna. Parliamo ovviamente di Jose Felix Mourinho, attuale allenatore del Tottenham e uno dei migliori tecnici in circolazione. Andiamo indietro nel tempo però, ripercorrendo le tappe della sua prima vera avventura, quella che gli ha permesso di arrivare immediatamente al grande calcio, di imporsi all'attenzione internazionale e di approdare al Chelsea di Abramovich. Parliamo del Porto, che in due anni fece il double europeo, Coppa Uefa prima - Champions League poi, dentro una stagione tutta particolare, con l'Europeo del 2004 finito in mano alla Grecia di Otto Rehhagel.

CELTIC GLASGOW - PORTO 2-3, LA COPPA UEFA

La prima grande perla di Jose Mourinho al Porto, oltre al campionato portoghese e alla Coppa Nazionale vinta nello stesso anno, fù la Coppa Uefa 2002/2003 (si chiamava ancora cosi), perchè è da quel punto che nacque la base di fondo su cui il tecnico diede poi vita alla stagione successiva. Una squadra prettamente portoghese, con due sole eccezioni, nel russo ex Roma Alenichev, rivitalizzato letteralmente dall'allenatore lusitano e da Derlei, attaccante brasiliano. Il modulo era com'è ovvio che sia il 4-3-3 che sarebbe diventato poi il suo marchio di fabbrica, 10 uomini dietro la linea della palla e ripartenze rapide. Vitor Baia in porta (un istituzione all'epoca in Portogallo). Linea a quattro formata da Paulo Ferreira e Nuno Valente ai lati, con Jorge Costa e Ricardo Carvalho, che segui il tecnico anche al Chelsea, dove formò un'ottima coppia difensiva con John Terry. Alenichev e Maniche le due mezzali, con Costinha play-maker. Le due punte erano Nuno Capucho e Derlei, dietro un certo Deco, altro elemento fondamentale nella costruzione del tecnico portoghese, portato al Chelsea come Carvalho e cercato nella sua prima estate all'Inter.

Il cammino verso la Finale di Siviglia diede al Porto il Polonia Varsavia prima e l'Austria Vienna poi, mentre dai sedicesimi gli avversari furono i francesi del Lens, poi agli Ottavi il Denizlisport e ai Quarti il Panathinaikos. In Semifinale il Porto eliminò la Lazio di Mancini (prima sfida tra i due). In quel di Siviglia dall'altro lato c'era invece il Celtic Glasgow di Larsson (una vera e propria macchina da gol all'epoca). Vantaggio portoghese con Derlei prima dell'intervallo, pari di Larsson ad inizio ripresa, 1-2 Porto con Alenichev, 2-2 ancora di Larsson, servirono i tempi supplementari e il gol decisivo ancora di Derlei. I lusitani tornarono a vincere un trofeo continentale dopo la Coppa dei Campioni 1986-1987, giocando una partita che è definita da Mourinho come "un grande esempio per quanti amano il calcio".

PORTO CAMPIONE D'EUROPA 2003-2004

Fù la stagione delle sorprese nel pieno senso della parola. La compagine di Mourinho aggiunse al suo arsenale Pedro Mendes (mezzala) e l'attaccante brasiliano Carlos Alberto, con Alenichev dalla panchina, cosi come Benni McCarthy, punta sudafricana. Il percorso del Porto ai gironi fù brillante, nonostante fosse inserito con Real Madrid e Olimpique Marsiglia. Pari all'esordio in casa del Partizan Belgrado e ko con le merengues in casa (1-3). Da li una serie di tre vittorie di fila e il pari a Madrid (1-1), che diede la qualificazione agli Ottavi di Finale, vera e propria svolta della stagione sia per il Porto, che forse dell'intera carriera per Jose Mourinho.

IL MANCHESTER UNITED - MOURINHO e LA CORSA

Fù la prima grande impresa all'Old Trafford, con qualificazione acciuffata all'ultimo istante, con la famosa ormai corsa del tecnico portoghese verso i suoi giocatori. All'andata era terminata 2-1 per il Porto e il ritorno contro Sir Alex Ferguson (che sarebbe diventato successivamente un grande amico-avversario) fù una gara ormai storica. United in vantaggio con Paul Scholes al 32' del primo tempo, pari e gol qualificazione di Costinha al 90'.

VIDEO, CHAMPIONS 2003-04: MANCHESTER UTD - PORTO 1-1

 

IL PORTO e LA CAVALCATA VERSO LA FINALE

Agli Ottavi si persero per strada Juventus e Bayern Monaco, eliminate rispettivamente da Deportivo La Coruna e Real Madrid. Il meglio di quell'edizione della Champions stava però per arrivare, perchè ai Quarti di Finale il super-Depor fece addirittura meglio. Da sempre squadra ostica per le italiane, rimontò il Milan di Carlo Ancelotti (quello di Maldini, Nesta, Pirlo, Gattuso, Kaka appena arrivato, Sheva, Inzaghi, Seedorf) dal 4-1 subito all'andata a Milano, con un sonoro 4-0 a La Coruna. Il Real non fece di certo meglio, venendo eliminato dal Monaco del momentaneo ex Morientes (era in prestito), mentre il Chelsea allora di Ranieri (l'ultimo anno in blues), fece fuori nel derby londinese l'Arsenal. Il Porto di Mourinho superando il Lione (2-0 in casa, 2-2 in Francia) si apri una strada in discesa verso la Finale di Gelsenkirchen. Nel penultimo atto arrivò proprio il Deportivo La Coruna, liquidato dopo lo 0-0 in Spagna, con il minimo sforzo ad Oporto.

PORTO - MONACO 3-0, MOU SUL TETTO D'EUROPA

L'ultimo atto fù anche il lascito su quella che sarebbe stata la sua carriera dopo quella Finale. Dall'altro lato il Monaco di Didier Deschamps allenatore, in certo Giuly, poi al Barcellona e anche al Milan e un giovane Evra. In porta c'era Flavio Roma, dalla panchina anche un esordiente Adebayor, che in quella Finale non mise piede in campo. Monaco che eliminò quello che di li a poco darebbe diventato il suo "futuro" Chelsea (storia che con altre squadre si ripeterà). Il Porto scese in campo con il suo classico undici, passando in vantaggio al 39' con Carlos Alberto, mentre nella ripresa fecero il resto Deco e Alenichev.

La conclusione con Mourinho che si toglie la medaglia è entrato di diritto nelle pagine di storia di questo sport, cosi come le successive dichiarazioni (alla presentazione da tecnico del Chelsea). "Please don't call me arrogant, but I'm European champion and I think I'm a special one", senza bisogno di traduzione, oppure: "Non sono preoccupato dalla pressione. Se avessi voluto un lavoro facile, lavorando con la grande protezione di quello che avevo già fatto, sarei rimasto al Porto – una bella sedia blu, una Uefa Champions League, Dio, e dopo Dio, io".

VIDEO, FINALE CHAMPIONS LEAGUE 2003-04: PORTO - MONACO 3-0

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Un tuttocampista dal futuro praticamente assicurato. Il vero gioiello del Settore Giovanile della Juventus, cresciuto sin dal 2015 tra le fila delle varie categorie dei bianconeri. Nicolò Fagioli sta arrivando al momento della verità, che presumibilmente coinciderà con la fine di questa stagione e l'inizio della prossima, al termine quindi del percorso in Primavera e con già abbastanza gare alle spalle con la Juventus Under 23. Massimiliano Allegri ex tecnico della Vecchia Signora, stravedeva per lui, per la semplicità di calcio e di visione di gioco che ha saputo far evolvere anno dopo anno e un calciatore cosi, da quelle parti viene lasciato crescere passo dopo passo.

LA CARRIERA DI NICOLO' FAGIOLI

Arriva in bianconero nel 2015, prelevato dalla Cremonese. Inizialmente gioca in posizione più avanzata, da trequartista sia nell'Under 14 che nella successiva Under 15, dove si mette in luce anche come realizzatore. Straordinaria ad esempio la stagione in Under 17 culminato con la Semifinale persa contro l'Atalanta), dove ha messo a segno 13 reti in 25 gare disputate, mentre nel frattempo da sotto-età aveva già fatto il suo esordio nell'allora Primavera di Alessandro Dal Canto con 7 presenze tra campionato, Viareggio Cup e soprattutto Uefa Youth League. E' la scorsa stagione che ne ha consacrato le doti, prima con il ritiro estivo con i "grandi", poi con 6 gol e 8 assist in 19 presenze totali, messi a segno con la Primavera passata agli ordini di Francesco Baldini.

Infine, in questi anni è stato un punto fermo delle varie Nazionali giovanili, rilanciate dalla. Il fantasista emiliano con l'Under 17 ha sfiorato il titolo europeo di categoria nel 2018, chiudendo con 14 presenze e 3 gol. Saltando di fatto l'Under 18 ha fatto il suo esordio con l'Italia Under 19 il 7 Settembre 2018, nella sconfitta per 0-1 con i pari-età del Portogallo, ma da allora ha collezionato 21 presenze, con un bottino di 2 reti.

E' questa come dicevamo la stagione della consacrazione, punto fisso della Primavera di Lamberto Zauli, con 5 gol messi a segno su 21 gare totali, tra campionato, Coppa Italia e Uefa Youth League, dove ha aggiunto 2 assist. Buono anche lo score con l'Under 23 di Fabio Pecchia, dove con 8 presenze (5 nel Girone A di Legapro, con un assist contro il Siena e 3 in Coppa Italia di categoria, dove la Juventus è in Finale).

Destro naturale, nel frattempo ha arretrato il suo raggio d'azione, fungendo soprattutto da play-maker basso davanti la difesa e aggiungendo al suo bagaglio, l'importante capacità di saper giocare su più ruoli del centrocampo, con specializzazione ovviamente dietro le due punte. Inserito dal giornale d'oltremanica "The Guardian" nella lista dei migliori talenti classe 2001, insieme a Salcedo e Pellegri, per quanto riguarda gli "italiani". Splendido il suo gol di destro a giro contro l'Empoli in quel di Vinovo, nella passata stagione, oppure con stessa manovra, la rete siglata a Genova. Emblematica per concludere, la rete realizzata quest'anno in casa contro il ChievoVerona, dal recupero palla al rientro sul destro, per arrivare alla finalizzazione. 

In questa stagione, la sua maturità tecnico-tattica è difatti cresciuta ancora, tanto da portarlo a giocare diverse volte a centrocampo, dove può ricoprire un po’ tutti i ruoli. Centrocampista centrale con compiti di sviluppo del gioco, interno di un centrocampo a due e infine può agire da mezzala di qualità e regia.

"Un giorno senza calcio, è un giorno inutile". Partiamo da una delle sue citazioni più famose, per iniziare il racconto di una delle Finali più sorprendenti dell'intera storia della Coppa dei Campioni, ora Champions League. Un capolavoro tattico, il secondo a dir la verità della carriera di Ernst Happel, allenatore austriaco che per primo è riuscito nell'impresa di vincere due trofei continentali con due squadre diverse, di due Nazioni diverse, cosi come primo in assoluto a disputare tre Finali di Coppa dei Campioni con tre squadre diverse, sempre di tre Nazioni diverse, Olanda, Belgio, Germania.

Perchè in fondo parte da li la storia del calcio moderno, senza Happel, non sarebbe esistita l'epopea del calcio olandese e quindi della filosofia che lega il Barcellona per come lo conosciamo oggi. Perchè a Happel, esempio perfetto di allenatore viandante, Mourinho si è ispirato in primis, dalle tecniche di allenamento ai rapporti quasi mai cordiali, con la stampa stessa. Scendendo si può dire che sia il calcio veloce di Guus Hiddink, che di Louis Van Gaal (altri due tecnici viaggiatori) sia stato chiaramente ispirato al suo.

         

 

ERNST HAPPEL E IL CAPOLAVORO AMBURGO

Ado den Haag, Feyenoord (con cui vinse la prima Coppa dei Campioni del calcio olandese nel 1969-70, contro il Celtic favorito alla vigilia), Bruges (condotto in Finale della massima competizione europea), quindi Amburgo. Ed è qui che ci fermiamo, perchè ad Atene nel lontano 1983 è andata in scena una Finale che è il capolavoro tattico di Happel e il punto a cui far riferimento, quando si parla di Juventus e dei "problemi" in Finale di Champions League. Bianconeri con sei Campioni del Mondo in campo (Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli, Rossi), più la fantasia di Michel Platini e Zibigniew Boniek. Contro un avversario sulla carta inferiore, la strada verso il primo titolo europeo per club sembrava in discesa, dieci anni dopo la sconfitta con l'Ajax di Crujiff a Belgrado.

Di contro un tecnico che con le italiane aveva sempre vinto, che aveva fin li conquistato un campionato olandese, tre campionati in Belgio e due trionfi di fila in Germania e che da "sfavorito" ha costruito tutte le sue fortune europee, non avendo mai allenato una grande per definizione, ma sempre una squadra contro, il Feyenoord (con l'Ajax di Michels dall'altro lato), il Bruges e non l'Anderlecht in Belgio, l'Amburgo (non il Bayern il Germania). Chiamato "il tiranno" dai suoi giocatori, costruì la compagine tedesca sui tre nazionali a disposizione, Kaltz, Felix Magath (poi a sua volta tecnico sia di Amburgo che in seguito di Werder Brema, Eintracht Francoforte, Stoccarda, Bayern Monaco e Schalke 04) e centravanti Horst Hrubesch. Con Hartwig squalificato, Happel modificò il suo integralismo tattico schierando in quell'occasione Rolff in marcatura fissa su Platini, con Bastrup e Milewski a sostegno dell'unica punta Hrubesch. Completarono l'undici Wehmeyer, Jakobs, Hieronymus e Groh, mentre tra i pali l'esperto Stein.

 

JUVENTUS - AMBURGO, LA PARTITA

La Juventus durò in pratica meno di dieci minuti, con un occasione in avvio per Platini e un colpo di testa di Bettega deviato da Stein. Ma il colpo da ko dell'Amburgo sarebbe arrivato poco dopo, al 9' quando Magath saltato Bettega ed evitato Tardelli, incrociò la conclusione sul palo opposto, Zoff impotente e 1-0. Da quel momento l'impianto tattico di Happel funzionò in pieno, con Platini praticamente annullato, tolto un taglio pericoloso nella ripresa che portò ad uno scontro in area tra Stein e Platini, con l’arbitro Rainea che lasciò correre. Tardelli fermo tra Wehmeyer e Milewski, gabbia preparata da Happel per togliere velocità. Trapattoni provò invece a cambiare le carte più volte, ma ne l'avanzamento di Platini, ne l'inserimento di Marocchino mutarono le sorti di un match, che era bloccato, fermo, ma nella sostanza perfettamente lineare.

 

L'Amburgo vinse la sua prima Coppa dei Campioni, per completare il ciclo, Trapattoni e la Juventus dovranno aspettare altri due anni (non la Finale dell'Heysel, ma l'Intercontinentale arrivata dopo, diede quella dimensione internazionale che al ciclo trapattoniano ancora mancava), più undici se si arriva alla Finale di Roma del '96 contro l'Ajax. Happel chiuse invece con un capolavoro il suo ciclo europeo, dando una lezione di pragmatismo a chi di solito ne ha fatto la regola. Per chiudere la carriera ci volle invece il ritorno in Austria (non al suo Rapid Vienna, ne tantomeno all'Austria Vienna, ma allo Swarovski Tirol, condotto ovviamente a due trionfi in campionato consecutivi). 

L'ultimo capitolo vero e proprio è la Nazionale austriaca del dopo Mondiali '90 e fino al match contro Israele, lascito immortale a questo straordinario sport.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Un andamento in chiaroscuro per la Fiorentina Primavera di Emiliano Bigica, di ripartenza dopo la Coppa Italia di categoria vinta al termine della stagione con un Vlahovic protagonista allora, cosi come adesso lo è altrettanto con i "grandi". I viola si stanno ripetendo in Primavera TIM Cup, con il titolo che andrà difeso quando si tornerà in campo, nella doppia Finale contro l'Hellas Verona, vera sorpresa della competizione.

Meno convincente è invece l'andamento in campionato, dove la zona play-out è praticamente a 2 passi (Fiorentina appaiata alla Lazio a quota 24 punti, Torino a 22, Pescara più indietro a 15). Solo 27 gol fatti sono il tallone d'achille in questa stagione dei viola Under 19, con il quarto peggior attacco dell'intera categoria. Bene invece la fase difensiva, con i ragazzi di Bigica che fin qui hanno concesso 27 reti agli avversari. Fiorentina che nel corso della stagione ha concesso diversi Primavera prima a Montella, poi al sub-entrante Iachini, vediamo quali, oltre a Vlahovic ormai punto fisso dell'attacco viola. Infine scendiamo di età e arriviamo all'Under 18 prima di Aquilani, poi di Buso dove analizzeremo la connessione con la Primavera, allargando il raggio d'azione.

 

I MIGLIORI GIOCATORI DELLA FIORENTINA PRIMAVERA

FEDERICO BRANCOLINI: Portiere classe 2001. Per lui 16 gare disputate in stagione, tra campionato Primavera, Coppa Italia di caregoria e Supercoppa, con 19 gol subiti e 4 cleen-sheat. In 9 occasioni è stato convocato con i "grandi", senza per ora fare il suo esordio.

TOFOL MONTIEL: Trequartista classe 2000, di nazionalità spagnola. Prima della cessione in prestito dello scorso Gennaio ai portoghesi del Vitoria Setubal, aveva collezionato 8 gare in Primavera, con 2 gol fatti e un assist, più l'esordio in Coppa Italia dello scorso 18 Agoto contro il Monza, dove ha confezionato 2 assist ne 3-1 totali dei viola. Tra i "grandi" ha ottenuto 6 convocazioni, senza esordire in Serie A. Dal trasferimento in Portogallo ha fin qui raccolto 3 presenze in Liga NOS, contro rispettivamente Gil Vicente, Sporting Braga e Portimonense.

CHRISTIAN DALLE MURA: Difensore centrale classe 2002, è il vero "gioiello" della Primavera viola di questa stagione. Il calciatore di Pietrasanta ha fin qui collezionato 16 presenze tra campionato e Primavera TIM Cup, mentre è stato convocato in 5 occasioni tra i "grandi". Stabilmente nelle varie Nazionali giovanili, lo scorso 15 Gennaio è stato impiegato nell'amichevole dell'Italia Under 19 contro la Spagna, prima presenza. Vanta anche 5 presenze in Under 18.

 

GLI EX PRIMAVERA VIOLA

DUSAN VLAHOVIC: L'emblema delle ultime stagioni della Primavera viola insieme a Sottil. Una gara quest'anno per l'attaccante serbo classe '99 nell'Under 19, contro il Pescara lo scorso 23 Ottobre dove ha messo a segno un gol. L'eroe della Coppa Italia Primavera della passata stagione ha fin qui disputato 22 gare in Serie A e 4 in Coppa Italia su 30 convocazioni ottenute, con un bottino di 6 reti (la più importante al Franchi contro l'Inter per l'1-1 finale). 2 i gol in Coppa Italia. Infine una presenza nella Serbia Under 21.

 

LA FIORENTINA UNDER 18 e LA PRIMAVERA VIOLA

TOMMASO LUCI: Portiere classe 2003. Vanta in questa stagione 7 presenze e 15 gol incassati con la viola Under 18. Per lui anche 5 convocazioni in Primavera senza essere mai impiegato.

ROMARIC GUEDEGBE: Terzino sinistro classe 2002, ex giovanili dell'Inter. Vanta un totale di 13 presenze con la Fiorentina Under 18. Una sola convocazione finora in Primavera.

FILIPPO FRISON: Difensore centrale classe 2002. Per lui 13 presenze e un gol nella viola Under 18, mentre ha ottenuto ben 12 chiamate in Primavera, senza però essere mai schierato.

TOMMASO MARINO: Terzino sinistro classe 2002, preso in estate dal Trastevere (Settore Giovanile laziale). Vanta 8 presenze con l'Under 18 dei viola, oltre a 10 convocazioni in Primavera.

ALESSANDRO BIANCO: Centrocampista classe 2002, esempio di connessione Under 18 - Primavera. Per lui prelevato al Pisa in estate, 4 gare in Under 18 viola, con 19 presenze e un gol in Primavera, più 2 gare in Coppa Italia e la Supercoppa. Il 12 Febbraio scorso fa la sua prima presenza con l'Italia Under 18.

VITTORIO AGOSTINELLI: Trequartista classe 2002, ex Roma, all'occorrenza gioca anche come centrocampista centrale. Vanta 9 presenze con la Fiorentina Under 18, più 2 gare e un gol nel campionato Primavera e un match in Coppa Italia di categoria.

ANDREA MILANI: Ala sinistra classe 2002, può giocare anche sulla fascia opposta oppure all'occorrenza da trequartista. Per lui 15 presenze, 5 reti e un assist con la Fiorentina Under 18. Inoltre vanta 7 presenze e un gol in Primavera, rispettivamente contro la Lazio, più una gara e un assist in Coppa Italia e la presenza in Supercoppa.

LUCIO GAETA: Attaccante classe 2002. Finora 12 presenze con la viola Under 18, con cui ha messo a segno 3 reti e 2 assist. Esordio in Primavera avvenuto lo scorso 20 Ottobre, contro il ChievoVerona.

GUGLIELMO MIGNANI: Attaccante classe 2002. Anche per lui 12 presenze con l'Under 18 dei viola, dove ha messo a segno 3 reti. Inoltre 2 sono le presenze in Primavera.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

 

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Un fuoriclasse pigro, un genio bulgaro con un carattere piuttosto forte, un fenomeno che per almeno un quinquennio ha insegnato calcio in Spagna e nel mondo intero. Parliamo di Hristo Stoichkov (Stoičkov in bulgaro), autentica sentenza del Barcellona nei primi anni '90, quello allenato da Crujiff per intenderci, quello di Romario e Guardiola, che vinceva e imparava, antesignano ventanni prima del "tiki-taka" che avrebbe poi cambiato il gioco. Come un filo sottile, che lega Michels a Cruijff per arrivare a Pep.

I primi anni - Stoichkov e il Cska

Trequartista o attaccante, all'occorrenza anche esterno di destra, cosi come giocava nei primi anni al Barca. Stoichkov nasce calcisticamente al Maritsa Plovdiv, di piede mancino viene notato dal Cska Sofia. Dal carattere scontroso e se ne accorgeranno praticamente tutti gli allenatori avuti da qui in avanti e non solo. Basti pensare che nel 1985 nel derby di Finale di Coppa di Bulgaria vinta dal Cska contro i rivali del Levski Sofia, 5-0 il risultato finale dove mette a segno all'andata ben 4 reti, decide nel match di ritorno di indossare la maglia numero 4 invece della "solita" 8 (che sarebbe diventato il suo numero storico), scatenando di fatto una rissa e venendo punito con un anno di squalifica (poi ridotto a 6 mesi, saltando di fatto il Mondiale del 1986 in Messico).

Al Cska Sofia, fù capocannoniere del campionato bulgaro al termine della stagione 1988-89 con 23 gol, mentre la stagione successiva fù ancora meglio, con 38 gol in 30 partite totali, utili a vincere il campionato, la Coppa di Bulgaria e ovviamente la Scarpa d'Oro. Arriva all'attenzione del calcio internazionale nel corso della Semifinale di Coppa delle Coppe dell'anno successivo, dove ne è il capocannoniere con 7 reti e dove viene eliminato dal Barcellona (6-3 il doppio confronto). Notato da Johan Cruijff, nell'estate del 1990 sbarca ed è il caso di dirlo in Catalogna.

 

Stoichkov e il Barcellona - La storia

Inizialmente fa fatica ad ambientarsi, tanto da dover esser seguito in campo e fuori dal compagno Bakero su ordine di Cruijff, dopo una squalifica di 6 mesi comminata dopo la Finale di Coppa del Re contro il Real Madrid, dove Stoichkov dà un pestone al direttore di gara in seguito all'espulsione del tecnico blaugrana. Ma in poco tempo diventa l'idolo dei tifosi culès e uno dei leader della squadra, insieme a Zubizarreta, Guardiola e Romario (l'asse portante), venendo definito l'Ayatollah del Barca, per via del suo gesto di alzare le mani dopo ogni gol.

"Oggi Dio ha confermato di essere bulgaro". E' una delle sue frasi più celebri e forse l'emblema di quel territorio dell'est Europa, che in poco tempo porterà ai piedi del podio nei Mondiali del 1994. Tornando al Barcellona, vince nella sua prima esperienza in Catalogna 4 campionati consecutivi (dal 1990-91 al 1993-94), una Coppa dei Campioni (nella Finale di Wembley del '91 contro la Sampdoria, decisa da Koeman ai supplementari), più 3 Supercoppe di Spagna. Perde invece la Finale del '94 contro il Milan di Capello ad Atene, con Barcellona sconfitto per 4-0, ma al termine di quell'anno riceverà dalla rivista France Football il Pallone d'Oro.

La sua media gol nei primi 4 anni di Barcellona è ragguardevole, con 20 reti in 34 partite messe a segno nel 1992-1993, mentre l'anno successivo ne realizza 25 in 50 partite totali tra tutte le competizioni. Un rapporto da sempre conflittuale ma andatosi deteriorando nel tempo con Johan Crujiff, spinge la dirigenza blaugrana a metterlo sul mercato nell'estate del '95, dove viene acquistato dal Parma per 12 miliardi di lire.

 

Stoichkov - La Bulgaria e il suo Kamata

E' in quegli anni che c'è il meglio di Hristo Stoichkov, tanto da condurre la sua Nazionale a traguardi mai visti prima e che non si sono più ripetuti dopo, nonostante ottimi attaccanti come ad esempio Dimitar Berbatov. Ma quella Bulgaria allenata da Dimitar Penev e con in campo anche Leckov e Balakov, nel Novembre del '93 si permise di far fuori dai successivi Mondiali americani la Francia allenata allora da Platini, battendola al Parco dei Principi per 1-2. Per poi arrivare fino alla Semifinale che tutti ricordiamo per la doppietta di Roberto Baggio, ma dove Stoichkov realizzò un calcio di rigore nel finale. Quella Bulgaria battè Grecia e Argentina nella fase a gironi, la Nigeria ai rigori negli Ottavi di Finale e la Germania in rimonta per 1-2 ai Quarti. Stoichkov fù capocannoniere di quell'edizione dei Mondiali insieme al russo Salenko con 6 gol (3 su calcio di rigore).

Il Kamata (pugnale) bulgaro non si ripetè invece nel '96 dove nell'Europeo pur con un buon cammino nel girone eliminatorio (pari con la Spagna, vittoria con la Romania), venendo sconfitta nella terza gara dalla Francia. Chiudendo di fatto il ciclo d'oro del calcio bulgaro ai Mondiali del '98 proprio in terra transalpina, venendo eliminata in malo modo già al primo turno. Stoichkov può vantare 37 gol realizzati in 83 partite, al terzo posto della classifica dei marcatori della Nazionale, dietro Bonev e Berbatov, venendo insignito per ben 5 volte come Miglior calciatore bulgaro dell'anno.

 

Stoichkov - L'esperienza al Parma

Arrivato in gialloblu nel 1995 s'infortuna subito durante il pre-campionato, legando poco in campo con Inzaghi e Zola, nel 4-3-3 disegnato per il Parma da Nevio Scala. Nonostante ciò segna 5 gol in 23 partite di campionato (con l'Inter la sua miglior partita nell'esperienza italiana), con 2 reti messe a segno in Coppa delle Coppe. Chiude l'esperienza italiana dopo una sola stagione, ma praticamente già dal Marzo di quell'anno la strada verso la cessione è ben indirizzata.

Il ritorno al Barca e il declino

Stoichkov torna quindi al Barcellona dove è perfettamente in tempo per giocare con il "Fenomeno". Ossia Luis Nazario da Lima (Ronaldo), vincendo una Coppa di Spagna, una Supercoppa e una Coppa delle Coppe. Al ritorno in blaugrana viene allenato da un certo Bobby Robson, che quell'anno ha come assistente un giovane Mourinho che gli fa anche da interprete. Chiude definitivamente l'esperienza in Spagna nell'estate del '98, dopo alcune divergenze con Van Gaal (non certo un tipo facile), tornando al Cska Sofia, per poi chiudere la carriera tra Arabia Saudita, Giappone e Stati Uniti d'America, dove vince tra l'altro una Major League Soccer con il DC United.

 

Stoichkov allenatore - La Carriera

Meno fortunata è stata per ora la carriera da tecnico, inizia come assistente al Barcellona nel 2003, ma dopo la brutta esperienza della Bulgaria agli Europei del 2004, viene chiamato a dirigere la sua Nazionale, con risultati piuttosto deludenti. Si trasferisce infine prima al Celta Vigo (che porta alla retrocessione in Segunda Division), poi al Cska Sofia che lascia dopo un solo mese.

Quando il genio e il carattere si mescolano, nascono campioni del genere che provocano una luce d'intensa e breve durata, tale da essere ricordati comunque in eterno. Stoichkov è una rappresentazione perfetta di tutto questo, quando al talento ha unito la costanza di rendimento ne è uscito fuori un fenomeno vero.

 

Fabrizio Consalvi

Un percorso sin qui fatto di alti e bassi, un inizio di stagione promettente e con un percorso di assoluto rispetto in Uefa Youth League, dove la Juventus Primavera di Lamberto Zauli è ancora in corsa, in attesa del recupero degli Ottavi di Finale in casa contro il Real Madrid. Un andamento invece non sempre perfetto in campionato, dove il 4° posto attuale a -4 dall'Inter in 3° posizione, ma con 3 lunghezze di vantaggio sulla Roma, la mettono comunque al riparo in vista del rush-finale per la qualificazione ai play-off (quando ovviamente si riprenderà a giocare). Interrotto invece in Semifinale il percorso in Coppa Italia, eliminata dalla Fiorentina.

Andando invece dentro il mondo Juventus, partendo dalla sua Primavera, non si può che a differenza di quanto fatto con le altre formazioni fin qui analizzate, tenere conto della formazione Under 23 impegnata nel Girone A di Legapro e finalista nella Coppa Italia di categoria e vedere le connessioni fin qui avute. In primis tra la Primavera e la prima squadra di Maurizio Sarri, per poi analizzare a fondo le connessioni tra quest'ultima e la compagine allenata da Fabio Pecchia e completare il discorso andando a vedere quali sono i giocatori dell'Under 19 di Zauli convocati anche in Under 23.

 

Dalla Juventus Primavera alla Juventus Under 23

MANOLO PORTANOVA: Partiamo dal centrocampista classe 2000, autore fin qui di 21 presenze nel Girone A della "vecchia" Serie C, con 3 presenze anche in Coppa dove la Juventus è finalista. In 4 occasioni il figlio d'arte di Daniele Portanova, ex calciatore tra le altre di Napoli, Bologna, Genoa e Siena, è sceso in Under 19, due presenze in Youth League, contro Lokomotiv Mosca e Atletico Madrid, una presenza in campionato con gol contro il Bologna e una presenza in Primavera Tim Cup, anche qui con gol contro la Fiorentina nella Semifinale di ritorno.

ALESSANDRO SIANO: Portiere classe 2001. Fin qui 18 convocazioni in Under 23 senza essere mai impiegato, mentre è stabilmente l'estremo difensore a cui Lamberto Zauli fa affidamento in Uefa Youth League, con 5 presenze e 4 gol subiti, con 2 cleen-sheat. Una presenza e 2 gol subiti nel campionato Primavera, contro il Genoa lo scorso 8 Marzo, prima dell'interruzione.

LUCAS ROSA: Terzino destro classe 2000, all'occorrenza può giocare su tutta la fascia o sul lato opposto, di nazionalità brasiliana prelevato nell'estate del 2018 dal Palmeiras. Per lui 17 presenze nel Girone A di Legapro, 4 presenze in Coppa e una gara anche nel campionato Primavera.

NICOLO' FAGIOLI: Centrocampista centrale o trequartista classe 2001, uno dei "veri" gioielli cresciuti nel Settore Giovanile bianconero. 14 le sue presenze nel campionato Primavera in questa stagione, con 3 gol all'attivo e 2 assist. 5 invece i match in Youth League dove ha messo a segno 2 reti, 2 infine con 2 assist le gare disputate in Coppa Primavera. Per lui anche 8 gare con l'Under 23, di cui 5 nel Girone A di Legapro, con un assist all'attivo. Presenza fissa nella Nazionale Under 19, con 21 presenze e 2 reti.

RADU DRAGUSIN: Difensore centrale classe 2001, di nazionalità romena. Un altro esempio di interconnessione tra Under 23 (dove ha collezionato 4 presenze) e Primavera (dove ha disputato 14 gare in campionato, con 2 gol, più 4 match in Youth League e 3 in Coppa Italia con 1 gol all'attivo).

FILIPPO RANOCCHIA: Centrocampista centrale classe 2001. Stabilmente impiegato in Primavera, dove ha collezionato 22 presenze tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 5 gol e un assist all'attivo. Vanta anche 3 convocazioni in Under 23, senza essere mai stato impiegato.

NAOUIROU AHAMADA: Un altro "gioiello", centrocampista centrale classe 2002, di nazionalità francese, 24 le sue presenze con la Primavera di Zauli, con 2 gol all'attivo tra campionato, Coppa Italia e Youth League. Una convocazione ricevuta da Fabio Pecchia, senza essere entrato in campo. Stabilmente nel giro delle nazionali giovanili blues, con 8 presenze e un gol nella Francia Under 18.

MATTEO ANZOLIN: Terzino sinistro classe 2000, Capitano della Juventus Primavera dove ha collezionato nella stagione in corso 30 presenze in totale, tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 7 assist all'attivo. All'occorrenza può essere impiegato come centrocampista di sinistra oppure anche come difensore centrale. Una convocazione con l'Under 23 di Pecchia. Non utilizzato in questa stagione.

 

Dalla Juventus Under 23 alla convocazione di Maurizio Sarri

LUCA COCCOLO: Terzino sinistro classe '98, per lui 23 presenze tra il Girone A di Serie C e la Coppa Italia di categoria. Può vantare anche 8 convocazioni ricevute da Maurizio Sarri. senza mai però scendere in campo.

SIMONE MURATORE: Il Capitano della Juventus Under 23 di Pecchia. Centrocampista centrale classe '98, all'occorrenza può arretrare anche sulla linea difensiva. Per lui 19 gare disputate, con 18 presenze e 1 gol tra Girone A di Legapro e Coppa Italia di categoria. 3 le convocazioni ricevute da Sarri, con esordio in Champions League nell'ultima gara del Girone D della Juventus a Leverkusen (vittoria per 0-2 dei bianconeri).

WESLEY: Terzino destro brasiliano classe 2000, prelevato lo scorso Gennaio dall'Hellas Verona, che lo aveva preso l'anno precedente dal Flamengo. Per il calciatore 4 gare tra Girone A di Legapro e Coppa Italia Primavera. Anche 3 convocazioni ricevute da Maurizio Sarri, mai utilizzato ma in pianta stabile con i "grandi".

MARCO OLIVIERI: Attaccante classe '99, altro riferimento di interconnessione tra i "grandi" e l'Under 23. Per lui 22 presenze nel Girone A di Legapro in questa stagione,con 4 gol e 3 assist all'attivo, 5 invece le gare disputate in Coppa Italia di categoria. Con 6 convocazioni con la prima squadra, dove finora non ha avuto l'occasione per entrare in campo. Come per Wesley e Muratore stabilmente nel giro della Juventus di Sarri.

PIETRO BERUATTO: Terzino sinistro classe '98, all'occorrenza gioca anche sulla fascia di destra. 22 presenze in totale tra campionato di Legapro e Coppa Italia di categoria, dove ha messo a segno un gol. Per lui anche 2 assist. Una convocazione con i "grandi".

KWANG SONG HAN: Attaccante classe '98, di nazionalità nordcoreana. Prelevato dal Cagliari e ceduto lo scorso Gennaio al Al Duhail. Un totale di 20 presenze e un gol nell'Under 23 bianconera, con una convocazione ricevuta da Maurizio Sarri.

 

Juventus Primavera: in rampa di lancio

PAOLO GOZZI: Difensore centrale classe 2001, in pianta stabile nel giro delle nazionali giovanili. In maglia azzurra con l'Under 19 ha collezionato sin qui 22 presenze. Tornando alla Primavera bianconera 23 match disputati tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 2 gol all'attivo.

FRANCO TONGYA: Centrocampista classe 2002, all'occorrenza impiegato anche come ala destra o trequartista. 27 le gare in tutto tra campionato Primavera, Coppa Italia e Youth League, con 2 gol all'attivo.

ELIA PETRELLI: Punta centrale classe 2001. Per lui 18 gare totali con la Primavera di Zauli tra campionato, Coppa Italia ed impegni europei, con 7 gol e 3 assist all'attivo. Stabilmente impiegato nella Nazionale Under 19, con 17 gare e 2 reti messe a segno.

PABLO MORENO: Punta centrale classe 2002, ex Barcellona. Impiegato spesso anche come esterno d'attacco, sia di destra che di sinistra. 5 i gol fatti registrare in questa stagione, uno in campionato e ben 4 in Youth League, dove su 3 gare disputate è stato il vero mattatore del percorso bianconero.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Fabrizio Consalvi

 

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