Aprile 01, 2020

Fabrizio Consalvi

"Un giorno senza calcio, è un giorno inutile". Partiamo da una delle sue citazioni più famose, per iniziare il racconto di una delle Finali più sorprendenti dell'intera storia della Coppa dei Campioni, ora Champions League. Un capolavoro tattico, il secondo a dir la verità della carriera di Ernst Happel, allenatore austriaco che per primo è riuscito nell'impresa di vincere due trofei continentali con due squadre diverse, di due Nazioni diverse, cosi come primo in assoluto a disputare tre Finali di Coppa dei Campioni con tre squadre diverse, sempre di tre Nazioni diverse, Olanda, Belgio, Germania.

Perchè in fondo parte da li la storia del calcio moderno, senza Happel, non sarebbe esistita l'epopea del calcio olandese e quindi della filosofia che lega il Barcellona per come lo conosciamo oggi. Perchè a Happel, esempio perfetto di allenatore viandante, Mourinho si è ispirato in primis, dalle tecniche di allenamento ai rapporti quasi mai cordiali, con la stampa stessa. Scendendo si può dire che sia il calcio veloce di Guus Hiddink, che di Louis Van Gaal (altri due tecnici viaggiatori) sia stato chiaramente ispirato al suo.

         

 

ERNST HAPPEL E IL CAPOLAVORO AMBURGO

Ado den Haag, Feyenoord (con cui vinse la prima Coppa dei Campioni del calcio olandese nel 1969-70, contro il Celtic favorito alla vigilia), Bruges (condotto in Finale della massima competizione europea), quindi Amburgo. Ed è qui che ci fermiamo, perchè ad Atene nel lontano 1983 è andata in scena una Finale che è il capolavoro tattico di Happel e il punto a cui far riferimento, quando si parla di Juventus e dei "problemi" in Finale di Champions League. Bianconeri con sei Campioni del Mondo in campo (Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli, Rossi), più la fantasia di Michel Platini e Zibigniew Boniek. Contro un avversario sulla carta inferiore, la strada verso il primo titolo europeo per club sembrava in discesa, dieci anni dopo la sconfitta con l'Ajax di Crujiff a Belgrado.

Di contro un tecnico che con le italiane aveva sempre vinto, che aveva fin li conquistato un campionato olandese, tre campionati in Belgio e due trionfi di fila in Germania e che da "sfavorito" ha costruito tutte le sue fortune europee, non avendo mai allenato una grande per definizione, ma sempre una squadra contro, il Feyenoord (con l'Ajax di Michels dall'altro lato), il Bruges e non l'Anderlecht in Belgio, l'Amburgo (non il Bayern il Germania). Chiamato "il tiranno" dai suoi giocatori, costruì la compagine tedesca sui tre nazionali a disposizione, Kaltz, Felix Magath (poi a sua volta tecnico sia di Amburgo che in seguito di Werder Brema, Eintracht Francoforte, Stoccarda, Bayern Monaco e Schalke 04) e centravanti Horst Hrubesch. Con Hartwig squalificato, Happel modificò il suo integralismo tattico schierando in quell'occasione Rolff in marcatura fissa su Platini, con Bastrup e Milewski a sostegno dell'unica punta Hrubesch. Completarono l'undici Wehmeyer, Jakobs, Hieronymus e Groh, mentre tra i pali l'esperto Stein.

 

JUVENTUS - AMBURGO, LA PARTITA

La Juventus durò in pratica meno di dieci minuti, con un occasione in avvio per Platini e un colpo di testa di Bettega deviato da Stein. Ma il colpo da ko dell'Amburgo sarebbe arrivato poco dopo, al 9' quando Magath saltato Bettega ed evitato Tardelli, incrociò la conclusione sul palo opposto, Zoff impotente e 1-0. Da quel momento l'impianto tattico di Happel funzionò in pieno, con Platini praticamente annullato, tolto un taglio pericoloso nella ripresa che portò ad uno scontro in area tra Stein e Platini, con l’arbitro Rainea che lasciò correre. Tardelli fermo tra Wehmeyer e Milewski, gabbia preparata da Happel per togliere velocità. Trapattoni provò invece a cambiare le carte più volte, ma ne l'avanzamento di Platini, ne l'inserimento di Marocchino mutarono le sorti di un match, che era bloccato, fermo, ma nella sostanza perfettamente lineare.

 

L'Amburgo vinse la sua prima Coppa dei Campioni, per completare il ciclo, Trapattoni e la Juventus dovranno aspettare altri due anni (non la Finale dell'Heysel, ma l'Intercontinentale arrivata dopo, diede quella dimensione internazionale che al ciclo trapattoniano ancora mancava), più undici se si arriva alla Finale di Roma del '96 contro l'Ajax. Happel chiuse invece con un capolavoro il suo ciclo europeo, dando una lezione di pragmatismo a chi di solito ne ha fatto la regola. Per chiudere la carriera ci volle invece il ritorno in Austria (non al suo Rapid Vienna, ne tantomeno all'Austria Vienna, ma allo Swarovski Tirol, condotto ovviamente a due trionfi in campionato consecutivi). 

L'ultimo capitolo vero e proprio è la Nazionale austriaca del dopo Mondiali '90 e fino al match contro Israele, lascito immortale a questo straordinario sport.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Un andamento in chiaroscuro per la Fiorentina Primavera di Emiliano Bigica, di ripartenza dopo la Coppa Italia di categoria vinta al termine della stagione con un Vlahovic protagonista allora, cosi come adesso lo è altrettanto con i "grandi". I viola si stanno ripetendo in Primavera TIM Cup, con il titolo che andrà difeso quando si tornerà in campo, nella doppia Finale contro l'Hellas Verona, vera sorpresa della competizione.

Meno convincente è invece l'andamento in campionato, dove la zona play-out è praticamente a 2 passi (Fiorentina appaiata alla Lazio a quota 24 punti, Torino a 22, Pescara più indietro a 15). Solo 27 gol fatti sono il tallone d'achille in questa stagione dei viola Under 19, con il quarto peggior attacco dell'intera categoria. Bene invece la fase difensiva, con i ragazzi di Bigica che fin qui hanno concesso 27 reti agli avversari. Fiorentina che nel corso della stagione ha concesso diversi Primavera prima a Montella, poi al sub-entrante Iachini, vediamo quali, oltre a Vlahovic ormai punto fisso dell'attacco viola. Infine scendiamo di età e arriviamo all'Under 18 prima di Aquilani, poi di Buso dove analizzeremo la connessione con la Primavera, allargando il raggio d'azione.

 

I MIGLIORI GIOCATORI DELLA FIORENTINA PRIMAVERA

FEDERICO BRANCOLINI: Portiere classe 2001. Per lui 16 gare disputate in stagione, tra campionato Primavera, Coppa Italia di caregoria e Supercoppa, con 19 gol subiti e 4 cleen-sheat. In 9 occasioni è stato convocato con i "grandi", senza per ora fare il suo esordio.

TOFOL MONTIEL: Trequartista classe 2000, di nazionalità spagnola. Prima della cessione in prestito dello scorso Gennaio ai portoghesi del Vitoria Setubal, aveva collezionato 8 gare in Primavera, con 2 gol fatti e un assist, più l'esordio in Coppa Italia dello scorso 18 Agoto contro il Monza, dove ha confezionato 2 assist ne 3-1 totali dei viola. Tra i "grandi" ha ottenuto 6 convocazioni, senza esordire in Serie A. Dal trasferimento in Portogallo ha fin qui raccolto 3 presenze in Liga NOS, contro rispettivamente Gil Vicente, Sporting Braga e Portimonense.

CHRISTIAN DALLE MURA: Difensore centrale classe 2002, è il vero "gioiello" della Primavera viola di questa stagione. Il calciatore di Pietrasanta ha fin qui collezionato 16 presenze tra campionato e Primavera TIM Cup, mentre è stato convocato in 5 occasioni tra i "grandi". Stabilmente nelle varie Nazionali giovanili, lo scorso 15 Gennaio è stato impiegato nell'amichevole dell'Italia Under 19 contro la Spagna, prima presenza. Vanta anche 5 presenze in Under 18.

 

GLI EX PRIMAVERA VIOLA

DUSAN VLAHOVIC: L'emblema delle ultime stagioni della Primavera viola insieme a Sottil. Una gara quest'anno per l'attaccante serbo classe '99 nell'Under 19, contro il Pescara lo scorso 23 Ottobre dove ha messo a segno un gol. L'eroe della Coppa Italia Primavera della passata stagione ha fin qui disputato 22 gare in Serie A e 4 in Coppa Italia su 30 convocazioni ottenute, con un bottino di 6 reti (la più importante al Franchi contro l'Inter per l'1-1 finale). 2 i gol in Coppa Italia. Infine una presenza nella Serbia Under 21.

 

LA FIORENTINA UNDER 18 e LA PRIMAVERA VIOLA

TOMMASO LUCI: Portiere classe 2003. Vanta in questa stagione 7 presenze e 15 gol incassati con la viola Under 18. Per lui anche 5 convocazioni in Primavera senza essere mai impiegato.

ROMARIC GUEDEGBE: Terzino sinistro classe 2002, ex giovanili dell'Inter. Vanta un totale di 13 presenze con la Fiorentina Under 18. Una sola convocazione finora in Primavera.

FILIPPO FRISON: Difensore centrale classe 2002. Per lui 13 presenze e un gol nella viola Under 18, mentre ha ottenuto ben 12 chiamate in Primavera, senza però essere mai schierato.

TOMMASO MARINO: Terzino sinistro classe 2002, preso in estate dal Trastevere (Settore Giovanile laziale). Vanta 8 presenze con l'Under 18 dei viola, oltre a 10 convocazioni in Primavera.

ALESSANDRO BIANCO: Centrocampista classe 2002, esempio di connessione Under 18 - Primavera. Per lui prelevato al Pisa in estate, 4 gare in Under 18 viola, con 19 presenze e un gol in Primavera, più 2 gare in Coppa Italia e la Supercoppa. Il 12 Febbraio scorso fa la sua prima presenza con l'Italia Under 18.

VITTORIO AGOSTINELLI: Trequartista classe 2002, ex Roma, all'occorrenza gioca anche come centrocampista centrale. Vanta 9 presenze con la Fiorentina Under 18, più 2 gare e un gol nel campionato Primavera e un match in Coppa Italia di categoria.

ANDREA MILANI: Ala sinistra classe 2002, può giocare anche sulla fascia opposta oppure all'occorrenza da trequartista. Per lui 15 presenze, 5 reti e un assist con la Fiorentina Under 18. Inoltre vanta 7 presenze e un gol in Primavera, rispettivamente contro la Lazio, più una gara e un assist in Coppa Italia e la presenza in Supercoppa.

LUCIO GAETA: Attaccante classe 2002. Finora 12 presenze con la viola Under 18, con cui ha messo a segno 3 reti e 2 assist. Esordio in Primavera avvenuto lo scorso 20 Ottobre, contro il ChievoVerona.

GUGLIELMO MIGNANI: Attaccante classe 2002. Anche per lui 12 presenze con l'Under 18 dei viola, dove ha messo a segno 3 reti. Inoltre 2 sono le presenze in Primavera.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

 

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Un fuoriclasse pigro, un genio bulgaro con un carattere piuttosto forte, un fenomeno che per almeno un quinquennio ha insegnato calcio in Spagna e nel mondo intero. Parliamo di Hristo Stoichkov (Stoičkov in bulgaro), autentica sentenza del Barcellona nei primi anni '90, quello allenato da Crujiff per intenderci, quello di Romario e Guardiola, che vinceva e imparava, antesignano ventanni prima del "tiki-taka" che avrebbe poi cambiato il gioco. Come un filo sottile, che lega Michels a Cruijff per arrivare a Pep.

I primi anni - Stoichkov e il Cska

Trequartista o attaccante, all'occorrenza anche esterno di destra, cosi come giocava nei primi anni al Barca. Stoichkov nasce calcisticamente al Maritsa Plovdiv, di piede mancino viene notato dal Cska Sofia. Dal carattere scontroso e se ne accorgeranno praticamente tutti gli allenatori avuti da qui in avanti e non solo. Basti pensare che nel 1985 nel derby di Finale di Coppa di Bulgaria vinta dal Cska contro i rivali del Levski Sofia, 5-0 il risultato finale dove mette a segno all'andata ben 4 reti, decide nel match di ritorno di indossare la maglia numero 4 invece della "solita" 8 (che sarebbe diventato il suo numero storico), scatenando di fatto una rissa e venendo punito con un anno di squalifica (poi ridotto a 6 mesi, saltando di fatto il Mondiale del 1986 in Messico).

Al Cska Sofia, fù capocannoniere del campionato bulgaro al termine della stagione 1988-89 con 23 gol, mentre la stagione successiva fù ancora meglio, con 38 gol in 30 partite totali, utili a vincere il campionato, la Coppa di Bulgaria e ovviamente la Scarpa d'Oro. Arriva all'attenzione del calcio internazionale nel corso della Semifinale di Coppa delle Coppe dell'anno successivo, dove ne è il capocannoniere con 7 reti e dove viene eliminato dal Barcellona (6-3 il doppio confronto). Notato da Johan Cruijff, nell'estate del 1990 sbarca ed è il caso di dirlo in Catalogna.

 

Stoichkov e il Barcellona - La storia

Inizialmente fa fatica ad ambientarsi, tanto da dover esser seguito in campo e fuori dal compagno Bakero su ordine di Cruijff, dopo una squalifica di 6 mesi comminata dopo la Finale di Coppa del Re contro il Real Madrid, dove Stoichkov dà un pestone al direttore di gara in seguito all'espulsione del tecnico blaugrana. Ma in poco tempo diventa l'idolo dei tifosi culès e uno dei leader della squadra, insieme a Zubizarreta, Guardiola e Romario (l'asse portante), venendo definito l'Ayatollah del Barca, per via del suo gesto di alzare le mani dopo ogni gol.

"Oggi Dio ha confermato di essere bulgaro". E' una delle sue frasi più celebri e forse l'emblema di quel territorio dell'est Europa, che in poco tempo porterà ai piedi del podio nei Mondiali del 1994. Tornando al Barcellona, vince nella sua prima esperienza in Catalogna 4 campionati consecutivi (dal 1990-91 al 1993-94), una Coppa dei Campioni (nella Finale di Wembley del '91 contro la Sampdoria, decisa da Koeman ai supplementari), più 3 Supercoppe di Spagna. Perde invece la Finale del '94 contro il Milan di Capello ad Atene, con Barcellona sconfitto per 4-0, ma al termine di quell'anno riceverà dalla rivista France Football il Pallone d'Oro.

La sua media gol nei primi 4 anni di Barcellona è ragguardevole, con 20 reti in 34 partite messe a segno nel 1992-1993, mentre l'anno successivo ne realizza 25 in 50 partite totali tra tutte le competizioni. Un rapporto da sempre conflittuale ma andatosi deteriorando nel tempo con Johan Crujiff, spinge la dirigenza blaugrana a metterlo sul mercato nell'estate del '95, dove viene acquistato dal Parma per 12 miliardi di lire.

 

Stoichkov - La Bulgaria e il suo Kamata

E' in quegli anni che c'è il meglio di Hristo Stoichkov, tanto da condurre la sua Nazionale a traguardi mai visti prima e che non si sono più ripetuti dopo, nonostante ottimi attaccanti come ad esempio Dimitar Berbatov. Ma quella Bulgaria allenata da Dimitar Penev e con in campo anche Leckov e Balakov, nel Novembre del '93 si permise di far fuori dai successivi Mondiali americani la Francia allenata allora da Platini, battendola al Parco dei Principi per 1-2. Per poi arrivare fino alla Semifinale che tutti ricordiamo per la doppietta di Roberto Baggio, ma dove Stoichkov realizzò un calcio di rigore nel finale. Quella Bulgaria battè Grecia e Argentina nella fase a gironi, la Nigeria ai rigori negli Ottavi di Finale e la Germania in rimonta per 1-2 ai Quarti. Stoichkov fù capocannoniere di quell'edizione dei Mondiali insieme al russo Salenko con 6 gol (3 su calcio di rigore).

Il Kamata (pugnale) bulgaro non si ripetè invece nel '96 dove nell'Europeo pur con un buon cammino nel girone eliminatorio (pari con la Spagna, vittoria con la Romania), venendo sconfitta nella terza gara dalla Francia. Chiudendo di fatto il ciclo d'oro del calcio bulgaro ai Mondiali del '98 proprio in terra transalpina, venendo eliminata in malo modo già al primo turno. Stoichkov può vantare 37 gol realizzati in 83 partite, al terzo posto della classifica dei marcatori della Nazionale, dietro Bonev e Berbatov, venendo insignito per ben 5 volte come Miglior calciatore bulgaro dell'anno.

 

Stoichkov - L'esperienza al Parma

Arrivato in gialloblu nel 1995 s'infortuna subito durante il pre-campionato, legando poco in campo con Inzaghi e Zola, nel 4-3-3 disegnato per il Parma da Nevio Scala. Nonostante ciò segna 5 gol in 23 partite di campionato (con l'Inter la sua miglior partita nell'esperienza italiana), con 2 reti messe a segno in Coppa delle Coppe. Chiude l'esperienza italiana dopo una sola stagione, ma praticamente già dal Marzo di quell'anno la strada verso la cessione è ben indirizzata.

Il ritorno al Barca e il declino

Stoichkov torna quindi al Barcellona dove è perfettamente in tempo per giocare con il "Fenomeno". Ossia Luis Nazario da Lima (Ronaldo), vincendo una Coppa di Spagna, una Supercoppa e una Coppa delle Coppe. Al ritorno in blaugrana viene allenato da un certo Bobby Robson, che quell'anno ha come assistente un giovane Mourinho che gli fa anche da interprete. Chiude definitivamente l'esperienza in Spagna nell'estate del '98, dopo alcune divergenze con Van Gaal (non certo un tipo facile), tornando al Cska Sofia, per poi chiudere la carriera tra Arabia Saudita, Giappone e Stati Uniti d'America, dove vince tra l'altro una Major League Soccer con il DC United.

 

Stoichkov allenatore - La Carriera

Meno fortunata è stata per ora la carriera da tecnico, inizia come assistente al Barcellona nel 2003, ma dopo la brutta esperienza della Bulgaria agli Europei del 2004, viene chiamato a dirigere la sua Nazionale, con risultati piuttosto deludenti. Si trasferisce infine prima al Celta Vigo (che porta alla retrocessione in Segunda Division), poi al Cska Sofia che lascia dopo un solo mese.

Quando il genio e il carattere si mescolano, nascono campioni del genere che provocano una luce d'intensa e breve durata, tale da essere ricordati comunque in eterno. Stoichkov è una rappresentazione perfetta di tutto questo, quando al talento ha unito la costanza di rendimento ne è uscito fuori un fenomeno vero.

 

Fabrizio Consalvi

Un percorso sin qui fatto di alti e bassi, un inizio di stagione promettente e con un percorso di assoluto rispetto in Uefa Youth League, dove la Juventus Primavera di Lamberto Zauli è ancora in corsa, in attesa del recupero degli Ottavi di Finale in casa contro il Real Madrid. Un andamento invece non sempre perfetto in campionato, dove il 4° posto attuale a -4 dall'Inter in 3° posizione, ma con 3 lunghezze di vantaggio sulla Roma, la mettono comunque al riparo in vista del rush-finale per la qualificazione ai play-off (quando ovviamente si riprenderà a giocare). Interrotto invece in Semifinale il percorso in Coppa Italia, eliminata dalla Fiorentina.

Andando invece dentro il mondo Juventus, partendo dalla sua Primavera, non si può che a differenza di quanto fatto con le altre formazioni fin qui analizzate, tenere conto della formazione Under 23 impegnata nel Girone A di Legapro e finalista nella Coppa Italia di categoria e vedere le connessioni fin qui avute. In primis tra la Primavera e la prima squadra di Maurizio Sarri, per poi analizzare a fondo le connessioni tra quest'ultima e la compagine allenata da Fabio Pecchia e completare il discorso andando a vedere quali sono i giocatori dell'Under 19 di Zauli convocati anche in Under 23.

 

Dalla Juventus Primavera alla Juventus Under 23

MANOLO PORTANOVA: Partiamo dal centrocampista classe 2000, autore fin qui di 21 presenze nel Girone A della "vecchia" Serie C, con 3 presenze anche in Coppa dove la Juventus è finalista. In 4 occasioni il figlio d'arte di Daniele Portanova, ex calciatore tra le altre di Napoli, Bologna, Genoa e Siena, è sceso in Under 19, due presenze in Youth League, contro Lokomotiv Mosca e Atletico Madrid, una presenza in campionato con gol contro il Bologna e una presenza in Primavera Tim Cup, anche qui con gol contro la Fiorentina nella Semifinale di ritorno.

ALESSANDRO SIANO: Portiere classe 2001. Fin qui 18 convocazioni in Under 23 senza essere mai impiegato, mentre è stabilmente l'estremo difensore a cui Lamberto Zauli fa affidamento in Uefa Youth League, con 5 presenze e 4 gol subiti, con 2 cleen-sheat. Una presenza e 2 gol subiti nel campionato Primavera, contro il Genoa lo scorso 8 Marzo, prima dell'interruzione.

LUCAS ROSA: Terzino destro classe 2000, all'occorrenza può giocare su tutta la fascia o sul lato opposto, di nazionalità brasiliana prelevato nell'estate del 2018 dal Palmeiras. Per lui 17 presenze nel Girone A di Legapro, 4 presenze in Coppa e una gara anche nel campionato Primavera.

NICOLO' FAGIOLI: Centrocampista centrale o trequartista classe 2001, uno dei "veri" gioielli cresciuti nel Settore Giovanile bianconero. 14 le sue presenze nel campionato Primavera in questa stagione, con 3 gol all'attivo e 2 assist. 5 invece i match in Youth League dove ha messo a segno 2 reti, 2 infine con 2 assist le gare disputate in Coppa Primavera. Per lui anche 8 gare con l'Under 23, di cui 5 nel Girone A di Legapro, con un assist all'attivo. Presenza fissa nella Nazionale Under 19, con 21 presenze e 2 reti.

RADU DRAGUSIN: Difensore centrale classe 2001, di nazionalità romena. Un altro esempio di interconnessione tra Under 23 (dove ha collezionato 4 presenze) e Primavera (dove ha disputato 14 gare in campionato, con 2 gol, più 4 match in Youth League e 3 in Coppa Italia con 1 gol all'attivo).

FILIPPO RANOCCHIA: Centrocampista centrale classe 2001. Stabilmente impiegato in Primavera, dove ha collezionato 22 presenze tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 5 gol e un assist all'attivo. Vanta anche 3 convocazioni in Under 23, senza essere mai stato impiegato.

NAOUIROU AHAMADA: Un altro "gioiello", centrocampista centrale classe 2002, di nazionalità francese, 24 le sue presenze con la Primavera di Zauli, con 2 gol all'attivo tra campionato, Coppa Italia e Youth League. Una convocazione ricevuta da Fabio Pecchia, senza essere entrato in campo. Stabilmente nel giro delle nazionali giovanili blues, con 8 presenze e un gol nella Francia Under 18.

MATTEO ANZOLIN: Terzino sinistro classe 2000, Capitano della Juventus Primavera dove ha collezionato nella stagione in corso 30 presenze in totale, tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 7 assist all'attivo. All'occorrenza può essere impiegato come centrocampista di sinistra oppure anche come difensore centrale. Una convocazione con l'Under 23 di Pecchia. Non utilizzato in questa stagione.

 

Dalla Juventus Under 23 alla convocazione di Maurizio Sarri

LUCA COCCOLO: Terzino sinistro classe '98, per lui 23 presenze tra il Girone A di Serie C e la Coppa Italia di categoria. Può vantare anche 8 convocazioni ricevute da Maurizio Sarri. senza mai però scendere in campo.

SIMONE MURATORE: Il Capitano della Juventus Under 23 di Pecchia. Centrocampista centrale classe '98, all'occorrenza può arretrare anche sulla linea difensiva. Per lui 19 gare disputate, con 18 presenze e 1 gol tra Girone A di Legapro e Coppa Italia di categoria. 3 le convocazioni ricevute da Sarri, con esordio in Champions League nell'ultima gara del Girone D della Juventus a Leverkusen (vittoria per 0-2 dei bianconeri).

WESLEY: Terzino destro brasiliano classe 2000, prelevato lo scorso Gennaio dall'Hellas Verona, che lo aveva preso l'anno precedente dal Flamengo. Per il calciatore 4 gare tra Girone A di Legapro e Coppa Italia Primavera. Anche 3 convocazioni ricevute da Maurizio Sarri, mai utilizzato ma in pianta stabile con i "grandi".

MARCO OLIVIERI: Attaccante classe '99, altro riferimento di interconnessione tra i "grandi" e l'Under 23. Per lui 22 presenze nel Girone A di Legapro in questa stagione,con 4 gol e 3 assist all'attivo, 5 invece le gare disputate in Coppa Italia di categoria. Con 6 convocazioni con la prima squadra, dove finora non ha avuto l'occasione per entrare in campo. Come per Wesley e Muratore stabilmente nel giro della Juventus di Sarri.

PIETRO BERUATTO: Terzino sinistro classe '98, all'occorrenza gioca anche sulla fascia di destra. 22 presenze in totale tra campionato di Legapro e Coppa Italia di categoria, dove ha messo a segno un gol. Per lui anche 2 assist. Una convocazione con i "grandi".

KWANG SONG HAN: Attaccante classe '98, di nazionalità nordcoreana. Prelevato dal Cagliari e ceduto lo scorso Gennaio al Al Duhail. Un totale di 20 presenze e un gol nell'Under 23 bianconera, con una convocazione ricevuta da Maurizio Sarri.

 

Juventus Primavera: in rampa di lancio

PAOLO GOZZI: Difensore centrale classe 2001, in pianta stabile nel giro delle nazionali giovanili. In maglia azzurra con l'Under 19 ha collezionato sin qui 22 presenze. Tornando alla Primavera bianconera 23 match disputati tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con 2 gol all'attivo.

FRANCO TONGYA: Centrocampista classe 2002, all'occorrenza impiegato anche come ala destra o trequartista. 27 le gare in tutto tra campionato Primavera, Coppa Italia e Youth League, con 2 gol all'attivo.

ELIA PETRELLI: Punta centrale classe 2001. Per lui 18 gare totali con la Primavera di Zauli tra campionato, Coppa Italia ed impegni europei, con 7 gol e 3 assist all'attivo. Stabilmente impiegato nella Nazionale Under 19, con 17 gare e 2 reti messe a segno.

PABLO MORENO: Punta centrale classe 2002, ex Barcellona. Impiegato spesso anche come esterno d'attacco, sia di destra che di sinistra. 5 i gol fatti registrare in questa stagione, uno in campionato e ben 4 in Youth League, dove su 3 gare disputate è stato il vero mattatore del percorso bianconero.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Fabrizio Consalvi

 

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Un lavoro in crescendo per l'Inter Primavera di Armando Madonna, dopo le abbuffate degli anni scorsi con alla guida Stefano Vecchi, la società nerazzurra ha intrapreso dalla passata stagione un rinnovamento per quanto riguarda la sua formazione Under 19. La non facile eredità dopo aver vinto 2 Scudetti consecutivi di categoria, più una Coppa Italia e una Supercoppa è stata raccolta con un piano a lungo termine, che già in questa stagione sta dando i suoi frutti. L'Inter terza attuale in campionato (dopo la sosta forzata che tutti stiamo vivendo causa Coronavirus) e con un buon percorso fatto in Uefa Youth League, interrotto dalla rinuncia alla disputa dell'Ottavo di Finale contro il Rennes.

Inter che ha messo in mostra alcuni dei suoi gioielli, con ben sei calciatori chiamati di volta in volta da Antonio Conte con i "grandi", dove l'uomo copertina è senza ombra di dubbio Sebastiano Esposito. Vediamo allora i profili dei ragazzi coinvolti in prima squadra dai nerazzurri, dopo aver fatto lo stesso per quanto riguarda l'Atalanta, la Roma e il Cagliari.

 

I Migliori Giocatori dell'Inter Primavera

 

 

SEBASTIANO ESPOSITO: definirlo ancora un "Primavera" è ormai un esagerazione, ma l'attaccante classe 2002 è il fiore all'occhiello dell'ultimo periodo del Settore Giovanile nerazzurro. Per lui ovviamente solo 3 presenze con l'Under 19 nella stagione in corso, con 3 gol fatti, uno in campionato e due in Youth League. In pianta stabile con i "grandi" è stato chiamato in causa 11 occasioni, su 28 convocazioni ricevute, con 5 gare disputate in Serie A, dove il 21 Dicembre scorso ha messo anche a segno il suo primo gol, contro il Genoa. Può vantare in fine 3 presenze in Champions league, 1 in Europa League e 1 in Coppa Italia.

LUCIEN AGOUME: centrocampista classe 2002 di nazionalità francese. Per lui in Primavera 5 presenze e un gol, messo a segno nell'ultima gara fin qui in calendario, ossia nel 3-3 contro la Roma al Tre Fontane. Prelevato l'estate scorsa dal Sochaux, abbina quantità grazie al suo fisico a giocate importanti, 4 le sue presenze in Youth League con un assist. 13 invece le volte che è stato chiamato con i "grandi" da Antonio Conte, con esordio in Serie A avvenuto il 15 Dicembre 2019, contro la Fiorentina, per lui 6 minuti in tutto.

FILIP STANKOVIC: portiere classe 2002, figlio d'arte del ben più noto Dejan Stankovic, che in Italia ha vinto uno Scudetto, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, più una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea con con la maglia della Lazio, prima di ripetersi in nerazzurro, dove oltre a 5 Scudetti, 5 Coppe Italia e 4 Supercoppe Italiane, ha aggiunto una Champions League e un Mondiale per club. Tornando a Filip Stankovic, per lui in Primavera in questa stagione 18 presenze tra campionato, Youth League e Coppa Italia, con 20 gol al passivo e 8 cleen-sheat. E' stato chiamato in causa da Antonio Conte per 6 volte, mai utilizzato.

LORENZO PIROLA: difensore centrale classe 2002. Per lui ben 16 presenze con la Primavera di Armando Madonna, dove ha aggiunto un assist, più 4 match disputati in Youth League. Chiamato in causa con i "grandi" in 5 occasioni, senza mai entrare in campo.

MATIAS FONSECA: attaccante classe 2001. Altro figlio d'arte dopo Stankovic, qui ovviamente del ben noto Daniel Fonseca, ex attaccante di Cagliari, Roma e Juventus. Matias ha collezionato 24 gare tra Campionato Primavera, Coppa Italia e Youth League, con un bottino di 12 gol realizzati e 3 assist. Due le occasioni in cui è stato convocato da Antonio Conte.

EDOARDO VERGANI: chiudiamo con l'attaccante classe 2001 che vanta 17 presenze in stagione con la Primavera di Armando Madonna, divise tra campionato, Coppa Italia e Youth League, con un bottino di 3 gol e 4 assist. Una convocazione con i "grandi".

 

Proseguiamo dopo aver esaminato i profili dei calciatori Under 19 coinvolti di volta in volta da Antonio Conte, andando a vedere infine quegli elementi che potranno in futuro avere una chance, in due soprattutto aspettano una chiamata.

ETIENNE KINKOUE: difensore centrale, classe 2002, nazionalità francese, prelevato da Troyes. Per lui finora 25 presenze in Primavera, con 18 gare in campionato, 6 in Youth League e una in Coppa Italia, con un gol messo a segno nella competizione europea.

SAMUELE MULATTIERI: il fiore all'occhiello della Primavera nerazzurra in questa stagione, attaccante moderno, in grado di coprire più ruoli in posizione avanzata. Il classe 2000 ha messo fin qui a segno 16 gol su 22 partite totali tra campionato e Coppa.

 Fabrizio Consalvi

Per approfondire: 

GIOVANI TALENTI | SAMUELE MULATTIERI, alla scoperta della stella di Armando Madonna

 

 

FONTE DATI: transfermarkt.it                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

Uno dei talenti più cristallini che la scuola calcistica italiana potesse allevare negli ultimi anni, con un potenziale tecnico nel proprio bagaglio, che ne ha fatto il fulcro delle varie Nazionali da lui frequentate nel corso del tempo. Parliamo di Alessio Riccardi, centrocampista offensivo classe 2001 cresciuto alla Roma e di cui vorrebbe esserne il futuro.

La Carriera di Alessio Riccardi

Per lui parla la lunga trafila fatta in giallorosso, fino alla Primavera di Alberto De Rossi di cui è il leader tecnico. Lascia vedere il suo talento già nell'Under 14 allenata da Mister Valerio D'Andrea, capace di imporsi all'attenzione sia nell'estivo Memorial Nardoni che nell'invernale Memorial Halima Haider (classico appuntamento per categoria Under 14, disputato subito dopo le feste di Natale). Con quella Roma, arriva fino a sfiorare il titolo Under 15 l'anno successivo (battuto in Finale per 1-0 dall'Atalanta di Traorè), per poi due anni dopo siglare 5 gol in 19 gare con l'Under 17 da sotto-età.

Esordio precoce dunque in Primavera, dove Riccardi ha mosso i primi passi l'8 Settembre 2017, contro l'Hellas Verona in trasferta, con vittoria per 1-2. Primo gol in Under 19 e prima doppietta, nella stessa gara, due settimane dopo a Torino, contro la Juventus, altro successo per 1-2 dei giallorossi. Da allora sotto la guida di Alberto De Rossi ha messo a segno 25 gol complessivi su 81 gare totali tra Campionato e Primavera TIM Cup, con 12 assist a corredo. In Youth League invece il bottino è di 5 gol e 2 assist su 12 match disputati.

Può coprire grazie a talento, duttilità e qualità grandi porzioni di campo, venendo utilizzato da centrale (dove ha reso di più, con 8 reti stagionali), trequartista o attaccante esterno a destra (5 le sue reti quando impiegato in questa posizione), come visto nel big-match di sabato scorso in campionato contro l'Inter, dove ha siglato il gol del momentaneo 1-0 dei giallorossi d'inserimento su assist di D'Orazio e dove ha propiziato il 3-2 siglato poi da Bianda, dopo errore di Pirola e Stankovic nei nerazzurri. 13 i gol in totale in quest'annata, in cui a livello realizzativo è letteralmente esploso.

Importante come accennato in precedenza, è anche l'apporto che Alessio Riccardi ha dato nelle varie Nazionali, con 6 presenze e 2 reti con l'Italia Under 15 (esordio con Antonio Rocca Commissario Tecnico), 4 gol in 11 presenze con la successiva Under 16, quindi 4 gol in 14 presenze con l'Under 17 (con cui ha sfiorato il titolo europeo). Infine su 21 presenze, 8 reti in Under 19 dove ormai è presenza fissa.

La scorsa estate al centro delle voci di mercato, che lo volevano alla Juventus. E' rimasto nella sua Roma dove attende il meritato salto definitivo, fino ad ora 2 le convocazioni ricevute da Paulo Fonseca, rispettivamente con Borussia Moenchengladbach in Europa League e con il Milan in Serie A. La prossima stagione sarà quella indicativa.

Serviva più allo United, ma il derby di Manchester regala sempre e comunque il suo fascino ultra centenario. Se per i Red Devils a caccia di un posto in Champions League, questo confronto era per certi versi fondamentale, alla luce della vittoria qualche istante prima del Chelsea sull'Everton, lo era invece in tono minore dall'altra sponda di Manchester, dove il City di Guardiola (e la formazione iniziale ne è la testimonianza), attende invece il ritorno degli Ottavi della "Coppa con le Orecchie" contro il Real Madrid, dopo l'1-2 del Bernabeu dell'andata e con la prossima partecipazione dalla vecchia Coppa dei Campioni, che in fondo non è più legato al destino dei giocatori in campo, ma al ricorso fatto pervenire al Tas di Losanna e alla sentenza, sulla violazione del Fair-Play Finanziario che ne seguirà.

         

Manchester United che comunque, scendeva in campo con un 3-5-2 che si rivelava fondamentale nella prima e decisiva poi parte di gara. Lindelof - Maguire - Shaw era la linea, che proseguiva con i due esterni, chiave di volta del match, sia in fase di pressione che in quella di contenimento. Wan-Bissaka a destra e il giovanissimo Williams a sinistra, con Fred e Matic al centro a fare legna e Bruno Fernandes, diventato in poco tempo il fulcro del gioco dei Red Devils, che ha letteralmente preso in mano. James e Martial le due punte.

Citizens che invece rispondeva con Ederson tra i pali (sciagura nel derby di ieri). Zinchenko e Cancelo ai lati di Otamendi e Fernandinho, linea di centrocampo con Gundogan, Rodri e Bernardo Silva, mentre il tridente era composto da Foden, Aguero e Sterling, con Gabriel Jesus e Sane dalla panchina.

E' il pressing dei Red Devils a mandare in difficoltà il City, nella sua fase più importante, quella d'impostazione. Padroni di casa che giocavano ad un ritmo più alto, fatto salvo il primo quarto d'ora di studio, dove i Citizens costruivano poco o nulla, giro palla lento e prevedibile, mentre United che bussava con James e si ripeteva con Martial, in due opportunità che nascevano dai due lati del campo, con accelerazioni dei due esterni, che tagliavano Zinchenko da un lato e Cancelo dall'altro. Il gol a dir la verità è una giocata singola con errore, punizione con tocco sotto di Bruno Fernandez, tiro non irresistibile di Martial con sfera sotto le mani di Ederson, ma è il ritmo imposto per mezzora abbondante dal Manchester United ad aver aperto la breccia del derby.

La ripresa come prevedibile dava al match il suo copione atteso, City in possesso, United raccolto sulle linee di passaggio e arroccato sempre più dietro, lasciando prima a Martial e James, poi al solo James il compito di tenere alta la sfera, quando possibile per far respirare la retroguardia. City che oltre al gol annullato ad Aguero (unico spunto dell'argentino, apparso spento), sostituito con Gabriel Jesus, con il contemporaneo ingresso di Mahrez per Bernardo Silva, alzando da quel momento in avanti notevolmente il ritmo di gioco e la qualità offensiva.

Troppo tardi, anche se Foden da fuori e soprattutto Sterling, hanno avuto in più occasioni la palla del possibile pari. Solskjaer dal suo canto, con la sostituzione di McTominay per Martial, lasciando ai due i compiti offensivi, provando a sfruttare in velocità le ripartenze. Proprio il primo conclude a rete, dopo altra topica, ancor più clamorosa della prima di Ederson, con 2-0 che chiude i derby stagionali a Manchester, entrambi quelli di Premier targati Red Devils. Il Liverpool fra 2 settimane avrà in programma una festa attesa 30 anni.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

Sei gol e tanto spettacolo tra Roma e Inter, che tornano in campo per la 22° giornata del campionato Primavera TIM. Scontro diretto che non delude le attese, sia dal punto di vista qualitativo che tecnico, 3-3 che alla fine lascia l'amaro in bocca ai giallorossi che a lungo avevano assaporato il gusto di una vittoria pesante, in chiave play-off, ma che da spunti importanti ad entrambe, specialmente per quanto riguarda la fase difensiva, da rivedere in ambo i lati.

Roma di Alberto De Rossi che si schiera con un 4-3-3 con Diawara (in campo per 60 minuti), come fulcro, in grado di schermare e lasciare qualità e iniziativa sui due lati, con il duo Simonetti - Riccardi a destra, che specialmente nella prima parte di gara fa il bello e cattivo tempo, mentre D'Orazio agisce sulla sinistra e da lì nasce il gol dell'1-0. Parodi, Trasciani, Bianda, Semeraro è la linea difensiva, mentre Providence è l'uomo indicato nel dare profondità e velocità in fase di ripartenza. Inter che invece opta per un 3-5-2 che porta si superiorità numerica sui lati in fase offensiva, ma che costringe spesso la retroguardia a scappare all'indietro in caso di palla persa a metà campo e nella prima parte di gara, succede spesso. Kinkoue, Cortinovis, Pirola formano la linea a 3, mentre Persyn e Vezzoni sono i due esterni, Agoume con Schirò e Gianelli ai lati, con Mulattieri alle spalle di Satriano.

          

E' questo il leit-motiv per 45 minuti. Con possesso palla in mano ai nerazzurri di Madonna, ma ritmi e intensità di gara che sono decisamente decisi dai giallorossi, che come detto in precedenza, sfruttano la velocità alle spalle del folto centrocampo nerazzurro, Persyn ha fatica nel rientrare e D'Orazio mette una splendida palla al centro, per Riccardi che arriva da dietro, 1-0. Il risvolto della medaglia dell'Inter è che dal suo lato sinistro, ha spazio Vezzoni (uno dei migliori nei primi 45 per i nerazzurri), ma non appena Diawara e compagni catturano la sfera, la Roma si trova tanto spazio davanti per attaccare e più volte, Simonetti e Riccardi mettono in difficoltà la retroguardia ospite. Inter che dal suo canto trova spazio vero solo nel finale, con Schirò che nell'occasione si infortuna.

La svolta tattica del match arriva comunque nella ripresa ed è esattamente dopo il raddoppio giallorosso, con cross di Riccardi e indecisione fatale tra Stankovic e Pirola, che lasciano a Bianda, la facile conclusione a porta vuota. Il 2-0 subito costringe Armando Madonna al cambio tattico ed è quello giusto, mentre poco prima Mulattieri aveva accorciato le distanze d'infilata. Con l'ingresso di Oristanio in luogo di Kinkoue al 59', il 3-5-2 di partenza viene trasformato, in un più equilibrato 4-4-2, con Persyn adesso più basso e la coppia Oristanio - Satriano, supportata da Mulattieri e Gnonto, con quest'ultimo entrato ad inizio ripresa al posto di Schirò e fondamentale sul lungo periodo nel pari finale dei nerazzurri.

Il cambio di Armando Madonna porta subito i suoi frutti, infatti l'Inter inizia a far girare la sfera molto più rapidamente, trovando con più facilità i due esterni e il 2-2 arriva due minuti dopo la sostituzione, con il tiro di Gianelli deviato. La facilità offensiva dei nerazzurri, porta invece ad una Roma che ha perso poco a poco la solidità portata da Diawara (60 minuti comunque di buon livello al suo rientro, in un match che è un ottimo test), cosi che la retroguardia adesso soffre. Come le due facce di una stessa medaglia, se da un lato i nerazzurri attaccano con più decisione, lasciando anche spazio alle spalle, ed è li che D'Orazio e Simonetti danno vita al gol del 3-2, finalizzato da Bove.

E' però l'ultimo vero sussulto offensivo dei giallorossi, che poi hanno una successiva opportunità con Riccardi in contropiede, mentre l'Inter toglie Satriano per Moretti e Vezzoni per Burgio, ri-equilibrando il 4-4-2, con Persyn e Gnonto che sui lati non lasciano più spazi e aumentano l'iniziativa. Il 3-3 finale siglato da Agoume con un bel destro da poco fuori l'area di rigore, è figlio di 20 minuti finali ad alta intensità da parte di nerazzurri, che colpiscono anche una traversa nel recupero.

Il derby più antico della storia del calcio o almeno sicuramente quello con più storia alle spalle. Parliamo di Manchester United - Manchester City, stracittadina che divide tra Red Devils e Citizens dal lontano 1894, anno in cui furono giocate le prime due sfide di campionato, entrambe vinte dai diavoli rossi (mentre il primo confronto ufficioso è addirittura targato 1881. Da allora la rivalità ha conosciuto anche momenti commoventi, come nel periodo di guerra, in cui con l'Old Trafford distrutto, le gare dello United si giocarono al Maine Road (storica casa del City, prima della costruzione dello stadio odierno) oppure come nel 1958, quando i tifosi del City per solidarietà per il grave incidente aereo in cui persero la vita 23 passeggeri a Monaco di Baviera, tra cui 8 giocatori dello United, iniziarono a tifare per la squadra avversaria.

La storia tornando al calcio giocato ha riservato un posto d'onore per lo United, sempre dominatore e vincente, con ben tre Coppe dei Campioni / Champions League (Best e Mutt Busby, Ferguson e la Finale con il Bayern Monaco, sempre Ferguson e il duo Rooney - Ronaldo, il primo CR7 per intenderci).

Da sempre considerati la metà sfortunata di Manchester, i Citizens si stanno prendendo mano a mano la rivincita in questi anni, fatti di vittorie (ben 3 Premier League), la prima con Mancini, prima dell'arrivo di Pep Guardiola che hanno riformato completamente la mentalità di un club fino ad allora, gemello diverso di una stessa città. Riviviamo allora i Derby di Manchester più belli degli ultimi anni, dalla rovesciata di Rooney all'ultimo confronto disputato lo scorso Dicembre.

MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 4-3 (2009/2010)

Uno degli ultimi derby di Sir Alex per intenderci e sfida da ex per Carlitos Tevez, uno dei pochi ad aver indossato le due maglie, insieme a Peter Schmeichel. In campo nei Red Devils c'era ancora Ryan Giggs e l'ossatura era ancora quella del grande United. Vantaggio siglato da Rooney, pari di Barry, 2-1 United di Fletcher, 2-2 siglato dal gallese Craig Bellamy. Ancora Red Devils avanti con Fletcher al 35', altro pari di Bellamy al 45'. Nel recupero decide l'ex Liverpool Michael Owen.

VIDEO, MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 4-3 (2009/2010)

 

MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 2-1 (2010/2011) - BICYCLE ROONEY

Un gol pazzesco, incredibile, straordinario: è Wayne Rooney a decidere il derby in campionato tra Manchester Utd e Manchester City all'Old Trafford in quella stagione. E lo fa con una rovesciata al volo da applausi a scena aperta, di quelle che entrano direttamente a far parte delle reti più belle nella storia. Il vantaggio dell'allora compagine di Ferguson era stato realizzato da Ryan Giggs, pari di Edin Dzeko, poi la magia di Rooney che rivediamo da tutte le angolazioni.

VIDEO, MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 2-1 - LA ROVESCIATA DI ROONEY

 

MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 1-6 (2011/2012)

Le gerarchie iniziano a mutare nella stagione successiva, quella del primo titolo dopo quasi 40 anni, targato Roberto Mancini all'ultima giornata. Il derby disputato all'Old Trafford, vide un risultato storico. Vantaggio siglato Balotelli (why always me?) e raddoppio dello stesso, poi Aguero e doppietta di Dzeko, nel mezzo sigla anche David Silva. Per lo United a segno Fletcher.

VIDEO. MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 1-6 (2011/2012) - WHY ALWAYS ME?

 

 

MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 1-2 (2016/2017) - MOU vs PEP

Arriviamo agli ultimi anni, il sorpasso è ormai compiuto e il City dimostra la propria superiorità battendo i rivali cittadini all'Old Trafford per 1-2. Vantaggio ospite con De Bruyne, raddoppio di Iheanacho, poi accorcia le distanze Zlatan Ibrahimovic. Premier League che non sorride a nessuno dei due, con il Chelsea di Conte che trionferà al termine della stagione. City comunque avviato a vincerne due di fila negli anni seguenti.

VIDEO, MANCHESTER UNITED - MANCHESTER CITY 1-2 (2016/2017)

 

MANCHESTER CITY - MANCHESTER UNITED 1-2 - (L'ANDATA)

L'ultimo confronto è targato 7 Dicembre 2019. Nella sfida d'andata disputata al City of Manchester Stadium hanno la meglio i Red Devils, 1-2 il finale con gol di Rashford su rigore e Martial. City a segno con Otamendi.

VIDEO, MANCHESTER CITY - MANCHESTER UNITED 1-2 (LA GARA D'ANDATA)

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Fabrizio Consalvi                                             

E' di questi giorni la notizia del probabile arrivo per la prossima di Ralf Rangnick al Milan, il Manager tedesco che prenderà in mano l'intera area sportiva rossonera, con l'addio ormai certo (manca solo l'ufficialità) del duo Zvonimir Boban - Paolo Maldini. Altra successione in un decennio in cui il Diavolo ha visto passare dirigenti e allenatori, ma dove risultati (scorso anno a parte) sono del tutto mancati. Continuità che per gestioni scellerate è venuta meno, ma che soprattutto in questa stagione aveva fatto vedere la prima luce di uscita, con un discorso tecnico chiaro, da Pioli allenatore all'arrivo di Ibra, il duo Boban - Maldini è sempre apparso certo della linea da percorrere.

Ora un nuovo salto nel buio, con l'attuale attuale Head of Sport and development soccer del gruppo Red Bull, ed ex allenatore-manager del Lipsia ora guidato da Nagelsmann (2° in Bundesliga e vittorioso nell'andata degli Ottavi di Champions per 0-1 sul Tottenham a Londra). Vediamo allora gli ultimi dieci anni di storia rossonera, con l'ausilio anche di diversi filmati video, per ripercorrere di volta in volta, tutti gli avvicendamenti tecnici e societari in queste travagliate stagioni rossonere. Con ben 9 allenatori diversi, 3 Presidenti succeduti (Berlusconi, Yonghong Li e Scaroni) e vari dirigenti (dall'ultimo Galliani al duo Boban - Maldini). Lasciamo volutamente il racconto di questa stagione, ovviamente ancora in corso.

STAGIONE 2010/2011 - L'ULTIMO SCUDETTO

Partiamo dall'ultimo vero trionfo rossonero, lo Scudetto di Massimiliano Allegri, appena arrivato dal Cagliari e capace a Zlatan Ibrahimovic ed al gruppo storico di vincere il 18° Scudetto nella storia rossonera, trionfo che arrivò in quel di Roma, nella trasferta contro i giallorossi. Quella fù anche la stagione della cessione dell'addio di Ronaldinho a gennaio, cosi come dei gol di Nocerino. Milan che schierava ancora Gattuso, Pirlo, Seedorf, Nesta, Thiago Silva e Zambrotta solo per citarne alcuni.

VIDEO, ROMA - MILAN 2-3 - 18° SCUDETTO ROSSONERO

 

STAGIONE 2011/2012 - SUPERCOPPA e SCUDETTO MANCATO

L'ultimo vero anno con un Milan protagonista fù il successivo, quello per intenderci del famoso gol di Muntari nello scontro diretto di San Siro contro la Juventus. Fù la stagione del mancato arrivo di Carlitos Tevez a gennaio, con un Boateng ancora protagonista e con una squadra, quella di Massimiliano Allegri capace di spingersi fino ai Quarti di Finale di Champions League. Milan che ad inizio stagione conquisto ai danni dell'Inter, la Supercoppa Italiana.

VIDEO, MILAN - JUVENTUS 1-1 (Nocerino, Matri)

 

STAGIONE 2012/2013 - I PRIMI ADDII

Annata del tutto diversa quella successiva, con le cessioni di Ibra e Thiago Silva al Paris Saint Germain, l'addio di Nesta, Gattuso, Seedorf e Inzaghi, fondamentali nel gruppo storico ancelottiano dei rossoneri. Pato va via a gennaio, quando arriva Balotelli. Diavolo che viene eliminato dalla vecchia Coppa dei Campioni, in doppia sfida dal Barcellona. Quarta eliminazione negli Ottavi di Finale di Champions League subita nelle ultime cinque partecipazioni. Milan capace sempre con Allegri di qualificarsi ai preliminari della successiva Champions, chiudendo al 3° posto in campionato.

VIDEO, CHAMPIONS LEAGUE 2012/2013: MILAN - BARCELLONA 2-0

 

STAGIONE 2013/2014 - IL DUO BARBARA BERLUSCONI - ADRIANO GALLIANI

Iniziano qui fondamentalmente i primi ri-assetti societari, prima all'interno della vecchia proprietà di Silvio Berlusconi, poi come abbiamo visto successivamente, con la cessione della società stessa. A dicembre del 2013 arriva la suddivisione tra Barbara Berlusconi con formalmente compiti di funzioni/direzioni aziendali, mentre a Galliani viene affidata tutta l'attività tecnico-sportiva. In campo arriva l'esonero dopo il ko per 4-3 con il Sassuolo di Massimiliano Allegri (che aveva portato i rossoneri comunque alla seconda fase della Champions League), sostituito da Clarence Seedorf. Milan che verrà eliminato agli Ottavi di Finale della "Coppa dei Campioni", mentre chiudendo all'8° posto in campionato resterà fuori dopo 15 anni dalle successive competizioni europee.

 

STAGIONE 2014/2015 - L'ANNO DI FILIPPO INZAGHI

Arrivato dopo l'esperienza nel settore giovanile rossonero, prima alla guida degli Allievi Nazionali, poi della Primavera. Protagonisti in campo sono Menez, Poli e Bonaventura. Milan che chiuderà però al 10° posto in campionato, restando abbondantemente fuori dalle competizioni europee dell'anno successivo. Per la prima volta dopo sessanta anni, Milan e Inter rimangono fuori contemporaneamente dalle competizioni europee.

 

STAGIONE 2015/2016 - SINISA e BROCCHI

Nuovo allenatore anche per l'annata successiva, con Sinisa Mihajlovic che arriva in rossonero, mentre dal mercato estivo arrivano Luis Adriano, Bacca, Romagnoli e il ritorno di Balotelli. I risultati sportivi però non cambiano, con l'8° posto con cui il Diavolo chiude il girone di andata, preludio all'esonero del tecnico avvenuto il 12 Aprile 2016, dopo il ko per 1-2 con la Juventus. A Mihajlovic che nel frattempo ha lanciato da titolare un'allora sedicenne Donnarumma, subentra Brocchi con Milan che cambia il quinto allenatore negli ultimi sei anni (dopo Leonardo, Allegri, Seedorf e Inzaghi). In campionato si classifica al 7° posto, mentre giunge in Finale di Coppa Italia dove viene battuto dalla Juventus.

 

STAGIONE 2016/2017 - L'ADDIO DI BERLUSCONI e L'ULTIMO VERO TROFEO

Il 5 Agosto 2016 il Presidente Onorario dei rossoneri Silvio Berlusconi approva il contratto preliminare con David Han Li, rappresentante di una cordata di investitori cinesi capeggiata da Li Yonghong, con cui cede l'intera partecipazione, detenuta da Fininvest nel Milan, cambio che è divenuto effettivo il 14 Aprile 2017. Inizia con questo fondamentale passo la stagione 2016/2017, in cui viene chiamato in panchina Vincenzo Montella. Il protagonista in campo è Suso, con Bonaventura, Honda e nella seconda parte di stagione Deulofeu. Milan che si classificherà 6° in campionato, qualificandosi in Europa League, mentre vincerà a Doha contro la Juventus, la Supercoppa Italiana. Ultimo trofeo dell'era Berlusconi, il 29° per l'esattezza.

VIDEO, SUPERCOPPA ITALIANA: JUVENTUS - MILAN 4-5 dcr)

 

STAGIONE 2017/2018 - IL DUO FASSONE - MIRABELLI

Confermato Montella in panchina (dopo quattro anni in cui il Milan aveva iniziato la stagione con un tecnico diverso), i rossoneri diventano i protagonisti del mercato estivo, con l'ingaggio di numerosi acquisti, tra cui Leonardo Bonucci dalla Juventus. Il Diavolo chiude la stagione al 6° posto (centrando comunque nuovamente l'accesso all'Europa League). I pessimi risultati portano prima all'addio del preparatore atletico Emanuele Marra, poi all'esonero effettivo di Vincenzo Montella, dopo il pari interno con il Torino. Arriva Gennaro Gattuso, che sale dalla Primavera debuttando a Benevento. I rossoneri chiudono il campionato con 64 punti (uno in più della stagione precedente), ben 44 quelli conquistati dopo che l'approdo in panchina di Gattuso. In Europa League arriva l'eliminazione agli Ottavi di Finale contro l'Arsenal. Mentre in Coppa Italia la Finale di Roma viene vinta dalla Juventus per 4-0.

 

STAGIONE 2018/2019 - SCARONI, LEONARDO - MALDINI, LE SANZIONI UEFA (FPF)

il 27 Giugno 2018 la camera giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario per Club esclude il Milan dalle competizioni UEFA per un anno per la violazione delle norme del Fair Play Finanziario, mentre il 20 luglio successivo, il TAS di Losanna, accoglie "parzialmente" il ricorso, riammettendo i rossoneri alla fase a gironi dell'Europa League dove poi verranno eliminati.

Situazione finanziaria che condiziona la stagione rossonera, con l'assunzione del controllo del club della Elliott Management Corporation (10 Luglio 2018), per inadempimento delle obbligazioni verso il fondo americano, vengono sollevati dagli incarichi sia Li Yonghong, che il duo Fassone - Mirabelli, mentre tornano LeonardoPaolo Maldini, quest'ultimo come Direttore Sviluppo Strategico Area Sport. Infine Ivan Gazidis ex Chief Executive dell'Arsenal, viene nominato nuovo Amministratore Delegato.

In estate arriva Gonzalo Higuain, che dopo aver deluso le attese lascia a Gennaio (destinazione Chelsea), mentre al Milan arriva Pjatek, operazioni portate a termine da Leonardo. Restando in tema di calcio giocato si classifica al 5° posto in campionato (miglior risultato degli ultimi 6 anni (dal 3° posto del 2012/2013, mentre in Coppa Italia arriva fino in Semifinale dove viene sconfitta dalla Lazio (poi vincitrice del trofeo). Infine nella Supercoppa disputata a Doha, viene battuta dalla Juventus con gol decisivo di Ronaldo.

VIDEO SUPERCOPPA ITALIANA 2018/2019, JUVENTUS - MILAN 1-0

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Fabrizio Consalvi

 

 

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