Febbraio 25, 2020

Alessandro Grandoni

Un pareggio che ha fatto discutere, per molte cose, che premia da una parte la preparazione alla partita di Stefano Pioli, tecnico spesso sottovalutato, e dall’altra la reazione della squadra di Iachini, in dieci uomini, con il tecnico bravo a farsi e dare coraggio, forse un po’ tardi rispetto a quanto ci aspettavamo.

Fiorentina contro Milan è senza dubbio la partita più interessante della giornata, per questioni storiche e per esigenze di classifica, con i rossoneri che devono necessariamente continuare a marciare forte per poter coltivare il sogno europeo.

Iachini presenta i suoi con l’ormai consueto 3-5-2, davanti a Dragowski c’è Pezzella centrale, con Milenkovic a destra e Caceres a sinistra, sugli esterni di centrocampo, ma in realtà più che altro di difesa, ci sono Lirola da una parte e Dalbert dall’altra, con Pulgar in protezione davanti alla difesa e Castrovilli e Duncan ai lati. In avanti Chiesa in appoggio a Vlahovic, preferito a Cutrone come terminale offensivo.

Il Milan risponde con un 4-2-3-1 con Donnarumma in porta, in difesa Conti e Hernandez sono gli esterni con la coppia Romagnoli – Gabbia al centro, Bennacer e Kessie sono i centrali davanti alla difesa con Castillejo, Calhanoglu e Rebic alle spalle di Ibra.

 

PRIMO TEMPO PERFETTO DEL MILAN, E NON E' UNA NOVITA'

Fin da subito è chiaro il copione del match, il Milan fa la partita, la Fiorentina aspetta, forse anche troppo. I rossoneri partono forte, pressano alto con Rebic, Ibra e Castillejo in costante pressing sui tre centrali viola, la Fiorentina fatica infatti ad uscire palla al piede dalla difesa e quando lo fa, imbeccando gli avanti, il Milan è bravissimo e concentrato a stringere le marcature difendendo in avanti e non concedendo quasi nulla ai padroni di casa. Pioli, in questo, è un maestro, come dimostrano anche le splendide partite, soprattutto nei primi tempi, con Juve e Inter, finchè i suoi sono concentrati e sul pezzo il Milan riesce a non far giocare nessuno.

Iachini, dall’altra parte, prepara il match in maniera decisamente troppo guardinga. E’ vero che rispetto a Montella il suo credo, applicato a questa squadra, è più attendista e volto a sfruttare le ripartenze di Chiesa e Vlahovic, ma in una gara del genere era lecito attendersi qualcosina in più. Lo slavo, in fase di non possesso, si francobolla a Bennacer ma il Milan è bravo a giocare ed eludere il pressing viola anche perché, quest’ultimo, quasi mai è cosi organizzato da non lasciar spazio di manovra. Dopo una prima mezzora in cui la Fiorentina fatica, Iachini decide anche di invertire le posizioni di Castrovilli e Duncan vicino a Pulgar, ma la mossa non porta i risultati sperati. Dalla parte opposta il Milan, perfetto in fase di non possesso, lamenta ancora qualche carenza quando il gioco lo deve costruire.

Castillejo e Rebic, infatti, non trovano sempre lo spazio libero per fare male, la Fiorentina difende praticamente sempre a cinque dietro, e manca quel giocatore in grado di inventare un copione diverso. Il trequartista, alla fine, lo fa Ibra che però quando viene fuori dall’area è decisamente meno pericoloso, oltre che poco preciso. Il gol che mette a segno meriterebbe, per la bellezza, di essere convalidato, ma al di là della rete che si costruisce da solo, fa poco e niente. Il Milan si affida spesso al lancio lungo a cercare la sponda dello svedese in area ma la Fiorentina è brava e l’ha preparata bene, limitando al massimo la sua pericolosità.

Nella ripresa la sale di tono almeno dal punto di vista dello spettacolo, il Milan ha il merito, perché in fondo ci ha sempre creduto, di sbloccarla con l’ormai solito Rebic, gli spazi si aprono ed al 62’ l’espulsione di Dalbert per fallo su Ibra sembra spianare la strada ai rossoneri. Qui, però, la partita cambia.  

LA FIORENTINA INIZIA A GIOCARSELA

Quella che prima era una gara dove il Milan pressava alto, compatto e attento, ora deve necessariamente diventare una partita con i rossoneri che gestiscono, amministrano e sfruttano gli spazi che, inevitabilmente, i viola devono lasciare. Ed invece no. I rossoneri perdono Donnarumma per infortunio, ma poco male perché Begovic non lo farà certo rimpiangere, Iachini di contro decide di tentare il tutto per tutto. In dieci opta per un 3-4-2 altamente offensivo, con Chiesa e il neo entrato Igor sugli esterni di centrocampo e la coppia Vlahovic e Cutrone in avanti.

Il Milan, fino a quel momento praticamente perfetto, evidenzia tutti i suoi limiti di tenuta, soprattutto mentale. La squadra fatica a gestire la palla, non aiutata anche dagli avanti con lo stesso Ibra che difficilmente riesce a farsi dare palla addosso per proteggere e far respirare. La squadra inizia a perdere fiducia e le prime occasioni viola non fanno altro che far tornare alla mente i secondi tempi spesso deficitari dei rossoneri.

Il gol, è vero, arriva su calcio di rigore inesistente, ma è altrettanto vero che prima di quello e anche dopo il Milan rischia e concede davvero troppo, per una squadra che è in superiorità numerica.

La formazione di Pioli, paradossalmente, subisce poi le più pericolose iniziative avversarie in fase di ripartenza, concedendo davvero troppo mostrando scarso equilibrio. La squadra si allunga, quando attacca non riesce più a essere poi concentrata e attenta in fase di riconquista, la Fiorentina riesce quasi sempre a questo punto a trovare giocatori liberi tra le linee ed in velocità Chiesa e Vlahovic hanno davvero pochi rivali.

Il pareggio, alla fine, ci può stare. Iachini, da parte sua, ha mostrato forse un po’ troppo timore reverenziale nei confronti di una squadra che poteva anche essere attaccata, come ha dimostrato l’ultima parte di gara. Dalla parte opposta Pioli può essere contento della crescita generale della sua squadra, ora sicuramente più attenta e ordinata, ma i limiti di una formazione così giovane e con poche certezze rimangono, come dimostra il secondo tempo quando, in superiorità numerica ed in vantaggio, il Milan perde la bussola.  

Fiorentina – Milan finisce uno a uno e, Var a parte, è un risultato che rispecchia quanto visto in campo.

Alessandro Grandoni

 

Dopo lo stop con la Lazio, serve la reazione. L’Inter di Antonio Conte, addolcita la pillola con la vittoria in Europa League, si trova ad un bivio importante del suo campionato. La gara con la Samp è decisiva per proseguire nella corsa scudetto, un’eventuale battuta d’arresto potrebbe infatti rendere molto meno decisiva la super sfida del 1 Marzo contro la Juventus. Di fronte una squadra, la Sampdoria, che ha palesato evidenti limiti in questo campionato, ma che ha sempre quei due giocatori come Quagliarella e Gabbiadini, che possono sempre tirare fuori dal cilindro il colpo a sorpresa, ed in più c’è Ranieri, che qualche asso nella manica lo tiene sempre per queste occasioni.

Ma Inter – Samp non è solo la sfida di oggi, è soprattutto una sfida che fa tornare al passato, dall’Inter dei record allo scudetto doriano, dai colpi di Mancini che fanno innamorare Moratti fino alle manette di Mourinho.

E’ il 6 Novembre del 1988 quando Nicola Berti decide il match con un gol in apertura, dopo una cavalcata di Matthaus che Pagliuca fatica a trattenere. E’ ancora un calcio romantico, quello delle interviste prepartita di Zenga e Vialli che si promettono inviti a cena, dell’Inter del Trap che non sa ancora di poter diventare l’Inter dei record, di una Sampdoria che fa le prove generali per una gara che, due anni più tardi, regalerà di fatto lo scudetto ai doriani.

 

Inter - Sampdoria 1-0

Inter: Zenga, Bergomi, Brehme, Matteoli (74’ G. Baresi), R. Ferri, Mandorlini, Bianchi, Berti, Diaz (80’ Morello), Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Galvani, Verdelli. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, A. Carboni (62’ S. Pellegrini), Pari, Vierchowod, Salsano, Victor, C. Bonomi (71’ Pradella), Vialli, Dossena, R. Mancini. A disposizione: Bistazzoni, Affuso. Allenatore: Pezzotti

Rete: 1’ Berti

 Arbitro: Baldas di Trieste

 

L’anno successivo è ancora l’Inter ad avere la meglio, è la stagione prima dei Mondiali del ’90 e Matthaus vuol far vedere di che pasta è fatto regolando i blucerchiati per due a zero con una doppietta. La Samp deve fare a meno di Vialli, infortunato, e cede il passo dicendo in pratica addio ai sogni scudetto.

 

Inter - Sampdoria 2-0

Inter: Zenga, G. Baresi, Brehme, Matteoli (78’ Cucchi), Bergomi, Verdelli, Bianchi (73’ S. Rossini), Berti, Klinsmann, Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Di Già, Morello. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, A. Carboni, Pari, Vierchowod, Lanna, Invernizzi (68’ Salsano), Katanec (89’ Victor), A. Lombardo, R. Mancini, Dossena. A disposizione: Nuciari, Breda. Allenatore: Pezzotti; Direttore Tecnico: Boskov

Reti: 31’ e 41’ Matthaus

Arbitro: D’ Elia di Salerno

 

La gara della svolta, in casa Samp, arriva l’anno seguente. E’ il 5 Maggio del 1991, i doriani arrivano da primi della classe, l’Inter prova il tutto per tutto e va anche in gol con Klinsmann ma l’arbitro annulla per fuorigioco, la gara è nervosa, Bergomi e Mancini sono espulsi, Pagliuca mette in campo la prestazione perfetta, poi ci pensano Dossena e Vialli, nella ripresa, a siglare le reti decisive dopo che l’Inter, con Matthaus, sbaglia un rigore con la parata di super Pagliuca.

 

 

Inter - Sampdoria 0-2

Inter: Zenga, Bergomi, Brehme, Stringara (68’ Pizzi), R. Ferri, A. Paganin, Bianchi, Berti, Klinsmann, Matthaus, Serena. A disposizione: Malgioglio, Mandorlini, G. Baresi, Iorio. Allenatore: Trapattoni

Sampdoria: Pagliuca, Mannini, Invernizzi, Pari, Vierchowod, L. Pellegrini, Lombardo, Cerezo, Vialli (90’ Lanna), R. Mancini, Dossena (87’ Bonetti). A disposizione: Nuciari, Mikhaijlichenko, Branca. Allenatore: Pezzotti; Direttore Tecnico: Boskov

Reti: 60’ Dossena, 76’ Vialli

Arbitro: D'Elia di Salerno

 

Nel 1996, a Dicembre, un altro colpo della Samp a Milano. E’ la formazione di Montella e Mancini quella che passa con uno spettacolare 4-3. In panchina nei nerazzurri c’è Sir Roy Hodgson, Branca mette a segno una doppietta ma non basta, perché dalla parte opposta Mihajlovic disegna traiettorie incredibili su calcio piazzato, Montella capitalizza, Ince e Djorkaeff mettono grinta e classe, ma nella ripresa in sette minuti la Samp ribalta tutto con Roberto Mancini a siglare il 4-3 con Sven Goran Eriksson in panchina, prima dell’approdo di entrambi alla Lazio nell’estate successiva.

 

 

Inter - Sampdoria 3-4

Inter: Pagliuca, Angloma, Festa, Fresi, Bergomi, Sforza (69’ Winter), Ince, Berti, Djorkaeff, Ganz (76’ Pistone), Branca. Allenatore: Ardemagni - Hodgson

Sampdoria: Ferron, Sacchetti, Mannini, Mihajlovic, Pesaresi, Karembeu (75’ Carpatelli), Franceschetti, Veron, Invernizzi (49’ Salsano), Montella (90’ Evani), R. Mancini. Allenatore: Spinosi - Eriksson

Reti: 7’ Montella, 11’ Branca, 42’ Berti, 46’ Branca, 57’ Montella, 85’ Franceschetti, 90’ R. Mancini Arbitro: Trentalange di Torino

 

L’ultimo Inter – Samp che vogliamo citare è quello del 2009-10. Non vince nessuno, ma la partita passa comunque alla storia. L’Inter capolista di Mourinho riceve la Samp di Del Neri, al 31’ viene espulso Samuel per doppia ammonizione, passano sette minuti ed arriva un’altra espulsione, di Cordoba, sempre per un doppio giallo. Mourinho va su tutte le furie e mima il celebre gesto delle manette. La sua Inter soffre, lui lascia in campo tutti gli attaccanti ed alla fine porta a casa un pareggio che si rivelerà fondamentale per l’economia di quel campionato, vinto a Siena all’ultima giornata.

 

 

Inter - Sampdoria 0 - 0

Inter: Julio Cesar, Maicon, Cordoba, Samuel, J. Zanetti, Stankovic, Cambiasso, Muntari (35' pt Lucio), Sneijder (36' st Thiago Motta), Milito (26' st Pandev), Eto'o A disposizione: Toldo, Quaresma, Krhin, Mariga Allenatore: José Mourinho

Sampdoria: Storari, Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler, Semioli (39' st Padalino), Palombo, Poli (34' st Tissone), Guberti (11' st Mannini), Pazzini, Pozzi A disposizione: Guardalben, Accardi, Rossi, Scepovic Allenatore: Luigi Del Neri Arbitro: Paolo Tagliavento (sezione arbitrale di Terni) Ammoniti: 23' pt Pozzi, 28' pt Samuel, 33' e 38' pt Cordoba, 35' pt Pazzini, 10' st Eto'o, 18' st Lucchini. Espulsi: 31' pt Samuel, 38' pt Cordoba, 29' st Pazzini. Recupero: pt 2', st 4'. Spettatori: 53.806

 

Domenica, chiaramente, sarà un’altra partita, altri protagonisti, ma questo Inter – Samp, in fondo, non è mai una partita come le altre.

Alessandro Grandoni

Gasperini e quel capolavoro “quasi perfetto”. L’Atalanta batte il Valencia nell’andata degli Ottavi di Finale di Champions League con un punteggio, 4-1, che può far pensare decisamente positivo in vista del ritorno fra 15 giorni. Un’Atalanta spigliata, conscia della propria forza, forse per la prima volta in questa Champions.

La squadra nerazzurra non aveva iniziato con questo piglio la massima competizione europea, ma l’undici visto ieri sera ha confermato tutto quello che, ormai da qualche anno, si dice dei bergamaschi. Tatticamente la partita era indubbiamente interessante, per la diversa tipologia di approccio, di gioco e di idee delle due squadre.

Gasperini non tradisce il suo credo e schiera i suoi con un 3-5 2 molto mobile. Il problema nel riscaldamento di Djimsiti complica un po’ i piani con Caldara (per il Milan non era buono?) che torna titolare al centro della difesa, con Toloi sul centro destra e Palomino sul centro sinistra. Hateboer e Gosens presidiano come di consueti gli esterni, mentre al centro De Roon e Freuler fanno schermo davanti alla difesa, con Pasalic più libero ed in appoggio alla coppia formata da Ilicic e il Papu, con Zapata in panchina.

Una squadra che non vuole dare punti di riferimento al Valencia, alle prese soprattutto in difesa con seri problemi di formazione. Più scolastica l’impronta del giovane Celades, un 4-4-2 con Wass e Gaya esterni di difesa, l’inedita coppia centrale formata da Mangala e Diakhaby che sostituiscono Gabriel Paulista (due turni di stop per squalifica, non ci sarà neanche al ritorno) e Garay (rottura del crociato a inizio febbraio, stagione finita). A centrocampo Kondogbia è il recupera palloni centrale con Parejo destinato all’impostazione, Ferran e Soler fanno gli esterni di centrocampo con la coppia Maxi e Guedes in avanti.

 

INIZIA LA GARA, L’ATALANTA C’E’

Fin da inizio partita la squadra di Gasperini mette in campo tutte le sue qualità e caratteristiche. Costruzione dal basso, grande spinta sugli esterni, pressing a tutto campo con tecnica e fantasia in avanti. Il Valencia, di contro, prova a infastidire l’Atalanta andando a pressare i tre centrali atalantini in fase di uscita dalla difesa palla al piede, il pressing non è però organizzato e spesso Toloi e Palomino riescono facilmente ad eludere questa tattica. Dall’altra parte il Valencia rinuncia fin da subito a impostare, affidandosi anche in caso di rimessa del portiere, al classico lancio lungo a cercare la testa di un compagno.

La mossa del Gasp di mettere in avanti Ilicic e il Papu sortisce subito i suoi effetti. Mangala e Diakhaby non hanno un punto di riferimento centrale da marcare, come poteva essere Zapata, e vengono spesso risucchiati dall’arretramento dei due attaccanti dell’Atalanta. Si crea lo spazio ed è lì che vanno ad infilarsi i centrocampisti atalantini, con Pasalic che in apertura sbaglia un gol quasi fatto che sarebbe stata la perfetta realizzazione del piano del tecnico atalantino.

L’organizzazione difensiva del Valencia vacilla, l’Atalanta ha delle certezze in più, ed il primo gol mette in luce tutte le amnesie degli ospiti che si limitano a controllare, a distanza, Gomez permettendogli di fare palla al piede quasi venti metri ed entrare in area, da li e senza la possibilità di essere contrastato, per il Papu è quasi un gioco da ragazzi pescare il “quinto” Hateboer che chiude sul secondo palo e mette dentro.

LA REAZIONE VALENCIANA

Dopo il gol subito, però, il Valencia passa al contrattacco. Guedes e Soler iniziano a macinare e mettono in difficoltà la difesa atalantina in evidente difficoltà vista la diversa composizione del trio. Caldara, che disputa in generale una gara sufficiente, in qualche occasione perde contatto con gli avversari e da qui scaturiscono almeno un paio di azioni pericolose della formazione di Celades.

Nel finale del primo tempo, ci pensa Ilicic a sistemare le cose con un colpo da campione, perché la tattica è importante, la strategia, la psicologia, ma poi le partite le decidono, quasi sempre, i grandi giocatori, con lo slavo che trova un angolo incredibile con il destro.

ATALANTA PERFETTA, O QUASI

Nella ripresa ci si aspetta un cambio di passo del Valencia, che tarda ad arrivare. Parejo, che pur prova a predicare nel deserto, si limita a giocate scolastiche che non impensieriscono la difesa atalantina schierata. I problemi, per la squadra di Gasp, arrivano paradossalmente quando è proprio l’Atalanta ad avere il possesso del pallone. Sia nel primo che nel secondo tempo, infatti, i bergamaschi concedono troppe palle perse in uscita dalla propria difesa. La presenza di Caldara al posto di Djimsiti influisce, ma anche la tecnica dei difensori bergamaschi fa la sua parte perché, se un punto debole questa Atalanta ce l’ha, è proprio questo (come aveva evidenziato anche l’errore di Palomino contro la Roma in campionato).

I nerazzurri soffrono, e rischiano più del dovuto ma in avanti sono micidiali, complice anche una difesa, quella spagnola, a tratti imbarazzante. Freuler con un colpo da maestro trova l’angolo del 3-0, praticamente indisturbato, Hateboer in velocità elude il fuorigioco valenciano per il 4-0. Sembra la partita perfetta, ma in fondo questo Valencia almeno un gol se lo è meritato.

Quello che cambia un po’ le carte è l’ingresso di Cheryshev, attaccante non sempre prolifico sotto misura, che prima mette i brividi a Gollini e poi sigla a sorpresa il punto del 4-1, quello della flebile speranza spagnola nel ritorno. Gasperini intuisce che qualcosa si è inceppato, e con un cambio che può sembrar paradossale, inserisce Zapata, un attaccante, per Caldara, un difensore. Ma non è matto il Gasp, perché De Roon va a fare il centrale con Pasalic che scala a centrocampo, i nerazzurri guadagnano un minimo di affidabilità in più, si ricompattano e portano a casa una vittoria fantastica.

Una gara che ha messo in luce, davvero, tutti i pregi e i piccoli difetti del meccanismo di Gasperini. Un’Atalanta padrona del campo anche in Champions come in campionato, organizzata, che gioca a calcio, che lascia spazio in avanti alla fantasia dei suoi fuoriclasse, con un tecnico pronto a intervenire e correggere in corsa le piccole imperfezioni. I limiti, perché ci devono pur essere, sono nella fase difensiva. Anche in Europa, così come in campionato, l’Atalanta in casa concede tanto (non sono un caso le 19 reti subite in casa in Serie A in 12 partite), un aspetto che nel doppio confronto va sicuramente migliorato. L’altro problema, evidenziato ieri ma presente anche nel corso della stagione, è la qualità non sempre eccelsa in fase di impostazione della squadra.

Il gol del Valencia non è arrivato per questo motivo, ma la stragrande maggioranza delle occasioni della formazione ospite sono partite da palloni persi da portiere e difensori in fase di uscita. Se le avversarie dell’Atalanta possono sperare è proprio in questo aspetto, perché la difesa atalantina tiene quando tutta la squadra è compatta e quando la concentrazione è al massimo, ma come questa si abbassa la qualità non ottimale degli interpreti paga dazio.

SI PUO’ PUNTARE ANCORA ALLA PERFEZIONE?

Al ritorno, probabilmente, quanto fatto ieri basterà e avanzerà, perché se è vero che l’Atalanta subisce, è difficile pensare che al Maestalla non arriva neanche un gol in fase offensiva, ma nella prospettiva dei Quarti e di un finale di campionato ancora da giocare, è forse questo l’unico aspetto su cui il tecnico può continuare ancora a migliorare il suo giocattolo perfetto, sempre che questo sia possibile, visto l’altissimo livello al quale Gasperini ha portato i suoi.

Alessandro Grandoni

Una terribile outsider. La Lazio di Simone Inzaghi, con il successo sull’Inter, si è guadagnata i galloni dell’anti Juve, almeno per il momento. Quella che fino a poco tempo fa sembrava una splendida sorpresa, magari momentanea, giornata dopo giornata ha iniziato ad assumere un contorno diverso. Due vittorie su due contro la Juventus, il successo sull’Inter, il record di vittorie consecutive in campionato e quello di imbattibilità che hanno strapazzato la Lazio cragnottiana di Eriksson hanno contribuito a generare il mito di questa squadra.

Una formazione partita in sordina, tra lo scetticismo generale, perché in quel primo tempo di Lazio – Atalanta erano in tanti pronti a dare il benservito a Simone Inzaghi, un tecnico giovane capace di portare a Roma tre trofei in tre anni (e non è che la storia biancoceleste ne sia cosi piena). L’eliminazione in Europa League, la storia della panchina corta, quella di una società sempre particolare, tutto svanito alla luce del cammino di Immobile e compagni da novembre ad oggi.

Ma un outsider come lo è la Lazio, può arrivare fino in fondo?

E’ questo il grande dilemma, quello che iniziano a domandarsi anche i più scettici che ora vedono la Lazio per quello che è, una splendida realtà. Sognare è bello, ma negli ultimi trent’anni il calcio italiano ha vissuto davvero poche sorprese.

Se andiamo indietro con il tempo, sicuramente possiamo citare la stessa Lazio del 1974, il Torino di Pulici e Graziani (1975-76) e il Verona di Bagnoli (1984-85). Nei tempi moderni l’esempio più recente è quello rappresentato dalla Sampdoria di Mancini e Vialli, che con la Lazio di Immobile vanta non poche analogie.

Torniamo con la mente al 1991, quando nella sfida casalinga contro il Lecce i doriani trionfano per la prima e unica volta nella loro storia.

 

1991: SAMPDORIA - LECCE 3-0 (partita scudetto)

Fu un anno particolare quello, la stagione dopo i Mondiali del 1990 in Italia, ma di certo quella Samp non partiva per vincere lo scudetto. C’erano squadre del calibro del Milan di Sacchi fresco vincitore della Coppa dei Campioni in finale con il Benfica, la Juventus che vantava la coppia offensiva formata da Baggio e Schillaci, l’Inter del trio tedesco appena laureatosi campione del Mondo e il Napoli scudettato di Maradona. Tra tutte queste contendenti certamente quella Sampdoria non appariva tra le favorite.

Come la formazione di Simone Inzaghi quella Sampdoria aveva iniziato a prendere confidenza con la vittoria in Coppa Italia, quando i blucerchiati tra il 1988 e il 1989 avevano portato a casa due trofei, salvo poi uscire sconfitti in entrambe le SuperCoppe, prima contro il Milan e poi contro l’Inter. Una squadra che con gli anni aveva iniziato ad acquisire fiducia nei propri mezzi, con molti gregari e alcune stelle. Vialli, Mancini e Cerezo illuminavano quella squadra dove c’erano certezze come Vierchowood, Dossena, Pari, Pellegrini e Mannini e profili emergenti come Pagliuca, Lombardo e Branca, oltre ai nuovi Katanec e Mychajlyčenko.

 

IL CAMMINO SCUDETTO DELLA SAMP 1990-91

Una squadra partita in sordina, che giornata dopo giornata ha preso gusto nel vincere e nel puntare in alto. Come la Lazio, in fondo, nessuno ci credeva fino alla fine ma la compagine di Boskov riuscì a trionfare mettendo un tassello unico nella sua storia. Le coincidenze, in fondo, non finiscono qui perché quella squadra non fu rivoluzionata nell’estate precedente, ma la società del compianto Mantovani andò a inserire i pezzi giusti nel posto giusto, con il sovietico Mychajlyčenko. a centrocampo (oltre a Katanec), ma soprattutto con Attilio Lombardo come ala destra e questo fu il vero crack di quel campionato. La Lazio, dal canto suo, ha tenuto tutti e ha puntato su un peperino sulla fascia di nome Lazzari. Pochi ritocchi, al posto giusto, e spazio alla qualità degli interpreti. Non era certo una Sampdoria super organizzata e schematizzata quella in grado di vincere quel campionato, ma una squadra forte in difesa, attenta, che davanti si affidava all’estro dei suoi campioni, un po’ quello che fa la Lazio di oggi dove la qualità e la fantasia di Luis Alberto, Milinkovic e Correa sono al servizio di Immobile a all’occorrenza Caicedo.

Se tante sono le analogie, è altrettanto vero che si parla di trent’anni fa indietro nel tempo. Da lì in avanti il nostro campionato ha conosciuto davvero poche sorprese. Tredici volte ha vinto la Juventus, 7 il Milan e 5 l’Inter, con Lazio e Roma ad interrompere questa egemonia del Nord a cavallo degli anni 2000.

Le romane, però, quando hanno vinto, tutto erano tranne che delle outsider. La Lazio del 2000, dopo lo scudetto perso all’ultima giornata l’anno precedente, era la candidata numero uno per il titolo insieme a Milan e Juventus, mentre la Roma dell’anno seguente era una squadra forte, con un Capello al secondo anno in panchina, con un Totti in ascesa e gli arrivi in estate di Samuel, Emerson e Batistuta, tre giocatori in grado di cambiare ogni squadra.

In questa egemonia, però, due eccezioni possono comunque essere ricordate e citate, perché non sempre le potenze del Nord hanno vinto partendo nel novero delle favorite. Quel Milan che soffiò il titolo alla Lazio nel 1999 tutto si può dire tranne che partisse con i favori del pronostico, riuscendo a recuperare sette punti ai biancocelesti nelle ultime giornate con Zaccheroni in panchina.

 

LO SCUDETTO DEL MILAN 1998-99

L’altra eccezione riguarda la Juventus del 2011-12, il primo titolo del dopo Calciopoli con Antonio Conte in panchina che vince a sorpresa con una coppia offensiva formata da Matri e Vucinic, non certo i migliori attaccanti in circolazione in quel momento.

 

LO SCUDETTO DELLA JUVENTUS 2011-12

Se la favola biancoceleste è più simile, per storia e analogie, a quella doriana del ’91, è altrettanto vero che rispetto a quello ora si gioca un altro calcio, fatto di turnover, infortuni e tatticismi, più simile quindi a quello che ha visto vincere Zaccheroni e Conte.

Trionfare non sarà certo agevole, anche negli altri campionati non sono molti i casi di squadre non partite per vincere e poi trovatesi a festeggiare come il Leicester di Ranieri o il primo Atletico Madrid di Diego Simeone, ma è certo che questa Lazio, a questo punto della stagione, non può far altro che crederci.

Il calendario non sorride ai biancocelesti, che nelle prossime quattordici giornate dovranno sfidare in trasferta Atalanta, Juventus e Napoli (all’ultima giornata), la rosa è certamente più ristretta rispetto a Juve e Inter, ma la Lazio ha dalla sua la carta del gioco, dell’entusiasmo, della leggerezza del non dover vincere a tutti i costi avendo, di fatto, già raggiunto il suo obiettivo stagionale (+17 punti sul quinto posto e Champions assicurata), e della mancanza di impegni extra, essendo fuori dalle due coppe nazionali.

Sognare non costa nulla, con la banda di Simone Inzaghi che potrebbe tornare a mettere quel pizzico di imprevedibilità in più ad un campionato che, negli ultimi trent’anni, ha vissuto davvero poche sorprese.

Alessandro Grandoni

Da oggi non saremo più gli stessi. Dopo mesi di valutazioni, idee, sensazioni, abbiamo deciso di cambiare la nostra tipologia di sito internet dedicato al calcio italiano. Dal 2013 ad oggi ci siamo occupati, quasi esclusivamente, di calcio giovanile, raccontando le gesta di Giovanissimi, Allievi e Primavera. Come tutti, però, ad un certo punto sentiamo l’esigenza di fare un passo in avanti, di metterci veramente alla prova.

Scrivere di calcio giovanile, in fondo, non è cosi difficile, nel senso che non hai a che fare con tanta concorrenza, ti confronti e ti sfidi per lo più con ragazzi che stanno iniziando questo mestiere, con progetti che spesso e volentieri terminano ancora prima di iniziare. Spesso sei solo ad occuparti di alcuni campionati, squadre e giocatori, ed è logico che sei seguito.

Negli ultimi mesi spesso abbiamo pensato di cambiare, ma non sempre al pensiero si è accompagnata l’azione. Il calcio giovanile è un po’ la nostra “zona di confort”, sappiamo come si fa, sappiamo cosa cercano le persone, siamo tra i pochi soggetti a farlo. Ma è arrivato il momento di confrontarci con qualcosa di più grande. Per questo motivo, da oggi, Calcio Nazionale non sarà più un sito di solo calcio giovanile, con news, risultati ecc… ma un portale di cultura calcistica.

Cosa intendiamo con cultura calcistica? Un sito, giornalistico, che tratterà il calcio italiano, estero e giovanile con soli articoli di approfondimento, senza più brevi news o risultati che servono, in sostanza, solo per fare qualche visita in più.

Non sarà semplice, perché vorrà dire cambiare totalmente il nostro approccio, vorrà dire studiare e approfondire anche per fare un singolo articolo, ma riteniamo di voler lavorare sulla qualità, e non sulla quantità. Ci occuperemo di Serie A, Serie B, dei temi che proporranno i campionati stranieri, daremo sempre uno sguardo importante ai giovani, dedicando a questi alcuni articoli di approfondimento (sul nostro canale Youtube, comunque,  potrete sempre trovare highlights di Primavera e campionati giovanili che si mescoleranno a video riguardanti i “grandi”).

E’ una scommessa, ma in fondo è arrivato il momento di provarci, di non andare più sul sicuro ma di rischiare per voler dare il nostro contributo ad uno sport che amiamo e che vogliamo raccontare sempre a modo nostro.

Speriamo che quelli che ci hanno seguito in questi anni di “solo settore giovanile”, continuino a farlo anche quando andremo a trattare il calcio dei più grandi. Ora ci sentiamo pronti, domani sarà il nostro nuovo inizio, dovremo crescere, sbaglieremo, e lavoreremo per migliorarci giorno dopo giorno per farci trovare pronti per un giornalismo di Serie A…

Alessandro Grandoni

Ecco la SuperClassifica delle società di Settore Giovanile Professionistiche che prende in considerazione i punti conquistati nei Campionati Primavera (1 e 2), Under 17, Under 16 e Under 15 relativamente alle formazioni di Serie A e B.  (per il Campionato Primavera 2, essendo una serie B, i punti conquistati sono divisi per due, l'Under 18 non è presa in considerazione essendo solo nove le formazioni iscritte). 

Resta al primo posto l'Atalanta che si conferma leader nel settore giovanile grazie alle ottime performance con Primavera, Under 17 e Under 16. In scia la Roma e subito dietro l'Inter, con Juventus e Napoli che completano la Top Five. Al sesto posto il Genoa, una delle sorprese di questo inizio di stagione, seguita dal Milan. Cagliari, Bologna e Spal, splendide realtà di settore giovanile, occupano l'ottava, la nona e la decima posizione con la Lazio subito a ridosso. Tra le grandi in ritardo la Samp (14°), il Torino (15°) e la Fiorentina (18°).  

 

LEGGENDA:

Punti conquistati in Primavera 1, Under 17, Under 16 e Under 15  PIENI

Punti conquistati in Primavera 2 (SUDDIVISI PER DUE) 

 

  SOCIETA' TOTALE PRIMAVERA UNDER 17 UNDER 16 UNDER 15
             
1 ATALANTA 166 45 54 44 23
2 ROMA 155 30 43 46 36
3 INTER 153 34 44 35 40
4 JUVENTUS 147 31 48 41 27
5 NAPOLI 129 12 41 36 40
6 GENOA 124 25 24 35 40
7 MILAN 121 22 25 37 37
8 CAGLIARI 120 39 23 25 33
9 BOLOGNA 119 22 28 39 30
10 SPAL 109 16 28 41 24
11 LAZIO 107 23 20 32 32
12 PESCARA 106 15 30 26 35
13 HELLAS VERONA 102,5 14,5 35 26 27
14 SAMPDORIA 101 26 19 22 34
15 TORINO 100 22 24 15 39
16 FROSINONE 97 11 26 20 40
17 EMPOLI 94 23 28 28 15
18 FIORENTINA 94 18 23 31 22
19 SASSUOLO 88 23 27 22 16
20 PARMA 87 9 27 26 25
21 PERUGIA 84 10 23 36 15
22 BENEVENTO 82,5 8,5 26 26 22
23 UDINESE 78,5 15,5 25 14 24
24 BRESCIA 73,5 9,5 20 19 25
25 ASCOLI 68 20 23 10 15
26 SPEZIA 66 9 23 14 20
27 CHIEVO VERONA 65 11 17 18 19
28 JUVE STABIA 64 7 15 19 23
29 LECCE 62,5 12,5 6 20 24
30 COSENZA 59 11 22 12 14
31 SALERNITANA 58,5 9,5 14 9 26
32 TRAPANI 57,5 15,5 12 23 7
33 CROTONE 55,5 10,5 25 13 7
34 PORDENONE 54 11 12 17 14
35 CREMONESE 53 6 20 18 9
36 VENEZIA 53 8 13 9 23
37 VIRTUS ENTELLA 50,5 8,5 16 17 9
38 CITTADELLA 44 7 6 13 18
39 PISA 43 5 12 14 12
40 LIVORNO 39 13 8 5 13

 



  

Sono on line i Risultati e i Marcatori della 18° Giornata del Campionato Under 15 A e B. 

 

UNDER 15 SERIE A-B - 18° GIORNATA

 

GIRONE A

 

JUVENTUS - LAZIO 2-1

MARCATORI: 28′pt Brasili (La), 10′st Anghelè (Ju), 16′st Vacca (Ju)

 

LIVORNO - TORINO 1-2

MARCATORI: 8’pt Tendoubi (Li), 9’st Broccanello (To), 15’s Ceica (To)

 

GENOA - VIRTUS ENTELLA 4-0

MARCATORI: 8'pt Fini (Ge), 9'st Casagrande (Ge), 19'st Alloisio (Ge), 24'st Casagrande (Ge)

 

EMPOLI - SPEZIA 3-2

MARCATORI: 2'pt Benvenuto (Sp), 34'pt Viviani (Em), 4'st Seghi (Em), 24'st Garzia (Sp), 40'st Bocci (Em)

 

PARMA - SAMPDORIA 0-1

MARCATORI: 35'st Leone (Sa)

 

SASSUOLO - PISA 3-1

MARCATORE: 4′pt D'Ambrosio (Sa), 14'pt Rindi (Pi), 15′pt D'Ambrosio (Sa), 8’st D’Ambrosio (Sa)

 

Riposa: FIORENTINA

 

GIRONE B

MILAN - BRESCIA 1-1

MARCATORI: 8'st Zeroli (Mi), 28'st Kasa (Br)

 


SPAL - CHIEVOVERONA 3-1

MARCATORI: 8'pt Deme (Sp), 17'pt Franzoni (Rig.) (Ch), 18'pt Angeletti (Sp), 35'pt Deme (Sp)

 

CAGLIARI - UDINESE 2-2

MARCATORI: 1'pt Medeot (Ud), 4'pt Vinciguerra (Ca), 29'st Russo (Ud), 35'st Vinciguerra (Ca)

 

PORDENONE - VENEZIA 2-2

MARCATORI: 30′pt Venier (Aut.) (Ve), 20′st Vianello (Po), 27′st Lucich (Ve), 32′st Liberati (Po)

 

HELLAS VERONA - BOLOGNA 5-1

MARCATORI: 7'pt D'Agostino (Hv), 24'pt D'Agostino (Hv), 32'pt Gasparato (Hv), 15'st Omeregie (Bo), 18'st Valenti (Hv), 38'st Formichetti (Hv)

 

INTER - CREMONESE 0-0

 

CITTADELLA - ATALANTA 3-2

MARCATORI: 24'pt Fiogbe (Rig.) (At), 27'pt Vavassori (At), 27'st Ciniltani (Ci), 31'st Munteanu (Ci), 39'st Yabre (Rig.) (Ci)

 

GIRONE C

ROMA - LECCE 3-0

MARCATORI: 4'pt De Angelis (Rm), 20'pt Tarantino (Rm), 24'pt Bolzan (Rig.) (Rm).

 

PESCARA - CROTONE 1-2

MARCATORI: 10'st Valente (Cr), 16'st D'Aprile (Cr), 30'st Postiglione (Pe)

 

PERUGIA - NAPOLI 0-2

MARCATORI: 32’pt Vilardi (Na), 24’st Carbone (Na).

 

ASCOLI - FROSINONE 0-2

MARCATORI: 8'st Zettera (Fr), 13'st Cipolla (Fr)

 

SALERNITANA - JUVE STABIA 1-0

MARCATORI: 30′pt Mastrocinque (Sa)

 

BENEVENTO - COSENZA 1-2

MARCATORI: 4'st Celestino (Co), 8'st Celestino (Co), 22'st Mazzucchiello (Be)

 

Riposa: TRAPANI

Sono on line i Risultati e i Marcatori della 18° Giornata del Campionato Under 16 A e B. 

 

UNDER 16 SERIE A-B - 18° GIORNATA

 

GIRONE A

JUVENTUS - LAZIO 2-0

MARCATORI: 25′pt Galante (Ju), 19′st Turco (Rig.) (Ju)

 

LIVORNO - TORINO 0-1

MARCATORI: 40’st Toma (To)

 

GENOA - VIRTUS ENTELLA 3-1

MARCATORI: 40'pt Mele (Ge), 45'st Tassotti (Aut.) (Ge), 35'st Costa (Rig.) (Ve), 37'st Accornero (Ge)

 

EMPOLI - SPEZIA 2-1

MARCATORI: 24'pt Donati (Sp) 40'pt Cappelli (Em), 25'st Menga (Em)

 

PARMA - SAMPDORIA 2-0

MARCATORI: 11'pt Ribaudo (Pa), 23'pt Antognoni (Pa)

 

SASSUOLO - PISA 0-0

 

Riposa: FIORENTINA

 

GIRONE B

PORDENONE - VENEZIA 1-0

MARCATORI: 17′pt Movio (Po)

 

INTER - CREMONESE 1-2

MARCATORI: 18'pt Russo (Cr), 7'st Curatolo (In), 28'st Anelli (Cr)

 

HELLAS VERONA - BOLOGNA 4-5

MARCATORI: 3'pt Cazzadori (Hv), 12'pt Cazzadori (Hv), 19'pt Dentale (Hv), 25'pt Dentale (Hv), 5'st Raimondo (Bo), 6'st Anatriello (Bo), 11'st Raimondo (Bo), 18'st Anatriello (Bo), 28'st Casadei (Bo).

 

CAGLIARI - UDINESE 0-1

MARCATORI: 25'pt Iljazi (Ud)

 

MILAN - BRESCIA 1-0

MARCATORI: 7'st Gala (Mi)

 

SPAL - CHIEVOVERONA 1-1

MARCATORI: 7'pt Bertini (Ch), 20's Catanzaro (Sp)

 

CITTADELLA - ATALANTA 2-4

MARCATORI: 9'pt Omar (At), 5'st Ndour (At), 19'st Badon (Ci), 25'st Omar (At), 36'st Stabile (At), 41'st Thioune (Ci)

 

GIRONE C

ROMA - LECCE 7-0

MARCATORI: 8'pt Pagano (Rm), 20'pt Pisilli (Rm), 40'pt Lilli (Rm), 5'st Padula (Rm), 28'st Cherubini (Rm), 37'st Simone (Rm), 40'st Cherubini (Rm).

 

PESCARA - CROTONE 2-0

MARCATORI: 28'pt Bomba (Pe), 39'st Capaldo (Pe)

 

ASCOLI - FROSINONE 1-4

MARCATORI: 16'st Calvani (Fr), 21'st Maura (Fr), 28'st Cialone (Fr), 36'st Selvini (Fr), 42'st S. Manari (As).

 

SALERNITANA - JUVE STABIA 0-3

MARCATORI: 19′pt Vitale (Js), 9′st Esposito (Js), 43′st Pimienta (Js)

 

BENEVENTO - COSENZA 6-2

MARCATORI: 12'pt Maccari (Co), 21'pt Marsiglia (Be), 23'pt Maiese (Be), 22'st Malva (Be), 24'st Malva (Be, 27'st Prisco (Be, 37'st Parrotta (Co, 41'st Valentino (Be)

 

PERUGIA - NAPOLI 2-2

MARCATORI: 6’pt Pesce (Na), 18’pt Buzzi (Pe), 32’st Buzzi (Pe), 35’st Frulio (Na).

 

Riposa: TRAPANI

 

 

Sono on line i Risultati e i Marcatori della 18° Giornata del Campionato Under 17 A e B. 

 

UNDER 17 SERIE A-B - 18° GIORNATA

GIRONE A

SAMPDORIA - EMPOLI 0-0

 

SPEZIA - FIORENTINA 1-1

MARCATORI: 32'st Senè (Fi), 34'st Mariotti (Sp)

 

PARMA - GENOA 0-1

MARCATORI: 17'pt Bolcano (Ge)

 

LIVORNO - JUVENTUS 0-4

MARCATORI: 35′pt Cerri (Ju), 18′st Omic (Rig.) (Ju), 32′st Mauro (Ju), 36′st Hasa (Ju)

 

PISA - SASSUOLO 2-2

MARCATORI: 33'pt Sibilio (Rig.) (Pi), 38'pt Romiti (Pi), 45'pt Pieragnolo (Sa), 45'st Arcopinto (Sa)

 

TORINO - VIRTUS ENTELLA 0-0

 

Riposa: LAZIO

 

GIRONE B

CITTADELLA - BRESCIA 2-4

MARCATORI: 2'pt Trezza (Br), 30ppt Mor (Br), 11'st Bertoni (Br), 17'st Donà (Ci), 25'st Del Barba (Br), 33'st Thioune (Rig.) (Ci)

 

CHIEVOVERONA - ATALANTA 0-4

MARCATORI: 1'st Falleni (At), 8'st Rosa (At), 28'st Rosa (At), 50'st Polloni (At)

 

UDINESE - HELLAS VERONA 2-1

MARCATORI: 11'st Garbero (Ud), 22'st Zuliani (Ud), 43'st Bernardi (Hv)

 

CAGLIARI - MILAN 1-4

MARCATORI: 7'pt El Hilali (Mi), 14'pt El Hilali (Mi), 15'pt El Hilali (Mi), 3'st Schirru (Rig.) (Ca), 10'st Oberatin (Mi)

 

BOLOGNA - PORDENONE 5-0

MARCATORI: 10′pt Paananen (Bo), 31′pt Bakos (Bo), 41′pt Sigurpalsson (Bo), 3′st Bakos (Bo), 25′st Arnofoli (Bo)

 

INTER - SPAL 1-0

MARCATORI: 8'pt Casadei (Rig.) (In)

 

CREMONESE - VENEZIA 3-1

MARCATORI: Lauciello (Cr), Rosà (Cr), Rosà (Cr), Scalercio (Ve)

 

GIRONE C

BENEVENTO - PERUGIA 1-0

MARCATORI: 36’st Citarella (Be).

 

NAPOLI - TRAPANI 4-0

MARCATORI: 46'pt D'Agostino (Na), 2'st Vergara (Na), 9'st Vergara (Na), 44'st Acampa (Na)

 

FROSINONE - ASCOLI 2-2

MARCATORI: 28'pt Peres (Fr), 35'pt Pescicolo (Rig.) (As), 40'pt Assalve (As), 20'st Panariello (Aut.) (Fr)

 

JUVE STABIA - COSENZA 0-1

MARCATORI: 43'pt Bonofiglio (Co)

 

ROMA - CROTONE 1-1

MARCATORI: 32'pt Frustaglia (Cr), 44'st Ludovici (Rm)

 

 

LECCE - SALERNITANA 0-0

 

Riposa: PESCARA

Sono on line i Risultati e i Marcatori della 15° Giornata del campionato Under 18 A e B. 

 

ROMA - MILAN 1-0

MARCATORI: 10'st Milanese (Rm)

 

FIORENTINA - TORINO 5-0

MARCATORI: 20’pt Milani (Rig.) (Fi), 24’pt Neri (Fi), 8’st Spedalieri (Fi), 12’st Spadalieri (Fi), 30’st Furina (Fi)

 

SAMPDORIA - SASSUOLO 1-0

MARCATORI: 29'st Bellucci (Sm)

 

GENOA - ATALANTA 2-4

MARCATORI: 2'st Carrà (At), 6'st Diakhate (Rig.) (Ge), 13'st Sidibe (At), 32'st Diakhate (Ge), 38'st Sidibe (At), 47'st Manfredi (At)
 

RIPOSA: INTER

 

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